Con i primi freddi tornano consigli e leggende su come proteggere l’auto. Ecco quali controlli servono davvero prima delle gelate, gli obblighi eventualmente previsti e cosa evitare
Le prime mattine con il vetro ghiacciato e la batteria che fatica a partire arrivano sempre all’improvviso, e con loro tornano consigli veri, mezze verità e leggende da bar. Prepararsi serve, ma non tutto quello che si legge o si sente dire funziona: alcuni gesti proteggono davvero l’auto, altri non servono, e qualcuno può perfino fare danni. Ecco che cosa controllare prima delle gelate, che cosa prevede l’obbligo delle gomme invernali che scatta il 15 novembre 2026 e quali abitudini del mattino conviene abbandonare.
Il primo da fare è la batteria. È la componente più sollecitata in inverno e conviene controllarne stato e carica già in autunno; la durata media è di 5-6 anni, quindi una batteria vecchia è la prima candidata a lasciarvi a piedi. L’Automobile Club d’Italia (ACI) la chiama il “nemico numero uno” del gelo e consiglia, se l’auto dorme all’aperto, di usare un caricabatterie da presa domestica e di tenere a bordo cavi di buona qualità. Il freddo indebolisce la batteria soprattutto se è anziana, e vanno verificati sia la capacità di mantenere la carica sia la potenza di avviamento.
Secondo punto: i liquidi. Il liquido di raffreddamento dovrebbe contenere almeno il 50% di antigelo, una miscela che protegge fino a circa -25 °C, mentre la quantità giusta dipende dalla zona e dal libretto. Per il lavavetri conviene usare un prodotto invernale, che contiene già antigelo, invece di riempire con acqua. Poi vanno controllati i tergicristalli, da cambiare se lasciano righe e aloni, le guarnizioni di porte e finestrini, che se usurate fanno entrare aria fredda e umidità, le luci e il funzionamento del climatizzatore, utile per sbrinare e togliere l’appannamento.
Infine la pressione delle gomme, che con il freddo cala di circa 0,2 bar: per esempio, 2 bar a 20 °C scendono a 1,8 bar a 0 °C. Controllarla spesso è quindi più utile che cercare trucchi. Un dettaglio: se si gonfia in un ambiente riscaldato, l’ACI suggerisce di aggiungere 0,2 bar al valore indicato dal costruttore, perché la gomma si raffredderà all’aperto.
L’obbligo vale dal 15 novembre 2026 al 15 aprile 2027 sulle strade interessate dalle ordinanze, con calendari diversi in alcune zone: Valle d’Aosta e aree montane possono anticipare al 15 ottobre. Le alternative sono le catene a bordo, le calze da neve omologate secondo la norma UNI EN 16662-1:2020 oppure le gomme quattro stagioni con marcatura M+S, che soddisfano l’obbligo ma, scrivono le guide, hanno prestazioni intermedie nelle condizioni estreme. Le M+S sono accettate dalle ordinanze, ma non eguagliano le gomme con il simbolo del fiocco di neve, il 3PMSF, certificato dai test su neve e ghiaccio.
Il cambio non va però legato al calendario. Conviene montarle quando la temperatura media scende stabilmente sotto i 7 °C, perché la mescola delle estive si indurisce. Il battistrada minimo di legge è 1,6 mm, ma per neve e ghiaccio ne servono almeno 4 mm: una gomma invernale consumata, quindi, rende molto meno di quanto si pensi. Chi vuole montare gomme con indice di velocità più basso di quello del libretto può farlo fino al livello Q (160 km/h), con l’etichetta nell’abitacolo, ma deve tornare all’indice corretto alla fine dell’ordinanza.
Le sanzioni per chi circola senza la dotazione dove è obbligatoria sono amministrative. Secondo le guide consultate vanno da 41 a 173 euro nei centri abitati, da 84 a 344 euro fuori città e da 80 a 318 euro in autostrada, con possibile fermo del veicolo finché non si regolarizza; altre fonti indicano un massimo di 338 euro, quindi gli importi vanno verificati sul Codice della strada. Per un indice di velocità più basso fuori periodo la sanzione può arrivare a 1.731 euro, con ritiro della carta di circolazione.
Il primo mito è quello del motore da scaldare da fermi. Secondo i dati dell’ADAC, il club automobilistico tedesco, è un’abitudine inadatta alle auto moderne e può addirittura danneggiare il motore, perché l’olio si scalda più lentamente del liquido di raffreddamento. A -10 °C, dopo 4 minuti di motore acceso, l’olio era arrivato solo a -7 °C e l’aria dell’abitacolo a 13 °C, con circa 0,1 litri di benzina consumati. Meglio aspettare pochi secondi, partire e guidare con gradualità, evitando alti regimi finché il motore non si scalda. Alcune guide sostengono che lasciare il motore acceso da fermi sia vietato dall’articolo 157 del Codice della strada: è un’affermazione da verificare sul testo della norma.
Il secondo mito riguarda le gomme: sgonfiarle per avere più grip sulla neve non è un trucco valido: la pressione non va abbassata per aumentare l’aderenza. Il terzo è pensare che le quattro stagioni siano equivalenti alle invernali: sono una via di mezzo, indicata soprattutto per inverni miti o uso urbano. Il quarto riguarda i trucchi virali per sbrinare il parabrezza: sale e antigelo sul vetro la sera prima sono da evitare. Il sale può lasciare granelli sotto le spazzole e corrodere parti metalliche non verniciate, mentre l’antigelo sparso sul vetro sgocciola e lascia grasso sui tergicristalli, riducendo la visibilità.
Sul vetro gelato l’errore più pericoloso è l’acqua calda o bollente. È il modo più rapido per fratturare un parabrezza, perché provoca uno shock termico, e lo stesso vale per il getto di aria calda al massimo sul vetro ancora gelato. L’ACI sconsiglia anche i raschietti in metallo, da sostituire con uno in plastica, e indica come alternative uno spray sbrinatore o una miscela di acqua e aceto. Va ricordato anche che una piccola scheggia lasciata da un sassolino può allargarsi con le vibrazioni e gli sbalzi di temperatura: se il parabrezza è già segnato, conviene farlo riparare prima dell’inverno, quando il gelo la trasforma più facilmente in una crepa che costringe a sostituire il vetro. Chi può, eviti il problema coprendo il parabrezza la sera, con un telo apposito o con un foglio fissato dai tergicristalli e dalle porte.
Anche la pulizia aiuta: conviene lavare il parabrezza dentro e fuori con detergente e panno in microfibra, e controllare filtro dell’aria e guarnizioni. Poi c’è il kit da tenere a bordo, utile non solo per la neve: raschiaghiaccio, cavi o avviatore, torcia, guanti caldi e impermeabili, kit di pronto soccorso e dispositivi di sicurezza, cioè triangolo, giubbotto e piccolo estintore. Se si usano catene, vanno pulite dal sale dopo ogni utilizzo. Per la carrozzeria, l’ACI suggerisce una copertura quando l’auto resta ferma a lungo, con finestra trasparente per la targa, mentre i tappetini in gomma sono più facili da lavare di quelli in tessuto bagnati dalla neve.
In sintesi, ai primi freddi servono pochi gesti: batteria controllata, antigelo e lavavetri invernali, tergicristalli nuovi, pressione verificata e gomme adatte. Il resto, dal motore scaldato per minuti all’acqua calda sul vetro, è meglio lasciarlo ai falsi miti.
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...