Restyling, design innovativo e nuove soluzioni tecniche distinguono la Omoda 5 2026 tra interni tecnologici, motorizzazione Super Hybrid e dettagli che fanno riflettere su pregi e punti deboli.
Ho avuto modo di effettuare una prova approfondita sull'ultima evoluzione di uno dei SUV più discussi tra i crossover compatti: la nuova Omoda 5 con restyling 2026. In questa versione, che mantiene la struttura del modello d'esordio ma introduce una serie di dettagli mirati, la percezione di maturità cresce sensibilmente. Parliamo di una vettura che, in poco più di dodici mesi di presenza sul mercato italiano, ha sorpreso per il suo ritmo di crescita: la richiesta è imponente e la sua capacità di farsi amare va oltre la suggestione dei numeri. L'aggiornamento che ho testato porta con sé una ricerca stilistica più marcata, una maggiore attenzione agli interni e una motorizzazione Super Hybrid che rivoluziona l'efficienza senza rinunciare al piacere di guida.
La curiosità intorno a questo modello deriva anche dalle promesse elevate, da una dotazione che alza l'asticella e da un prezzo che, specie nei lanci promozionali, mette in tensione la concorrenza europea. Oggi Omoda 5 si gioca la carta del restyling intelligente, pensato per rendere l'auto sempre più adatta alle esigenze di chi cerca un crossover evoluto ma non troppo costoso. Mi sono concentrato nel valutare, con spirito critico, i reali punti di forza della versione aggiornata e qualche zona d'ombra che, pur mitigata, persiste rispetto alla precedente generazione.
Il primo impatto di questo SUV lascia poco spazio ai dubbi: Omoda 5, dopo il facelift, sa come farsi notare, senza esagerazioni né derive eccessivamente vistose. Il lavoro svolto sul frontale è quanto mai evidente: ora la griglia anteriore integra volutamente i gruppi ottici, creando un effetto tridimensionale che dona carattere e un'inaspettata impronta futuristica. Il fascione inferiore e le prese d'aria laterali accentuano il piglio sportivo, senza distorcere le linee pulite che, a mio avviso, rimangono tra le più equilibrate di categoria.
Le proporzioni, meno di 4,5 metri di lunghezza, circa 1,80 di larghezza e 1,58 di altezza, la inseriscono in piena regola tra le concorrenti del segmento C, ma lo fanno con un appeal più personale. Il tetto dalla discesa pronunciata verso la coda crea una silhouette quasi coupé, elemento distintivo che si ritrova anche nel posteriore, dove spiccano il nuovo logo e gruppi ottici sdoppiati.
Durante la guida in città e sui percorsi extraurbani, la presenza scenica è garantita. I cerchi da 18 danno slancio, anche se qualcuno potrebbe considerarli piccoli rispetto a certe tendenze attuali; tuttavia, contribuiscono al comfort di marcia. Meno convincente, la scelta degli scarichi finti resta uno degli ultimi vezzi stilistici che avrei preferito vedere superato.
Salendo a bordo, la sensazione è di trovarsi davanti a una vettura progettata con un occhio di riguardo verso chi cerca comfort e tecnologia ma senza voler per questo affrontare spese eccessive. L'impatto è notevole, grazie a una plancia che fonde materiali soft-touch, inserti effetto legno e dettagli in pelle con impunture a vista. Elemento distintivo resta il pannello panoramico che unisce strumentazione e infotainment: una soluzione che porto all'attenzione per la sua coerenza estetica e funzionale, dato che tutto è orientato verso il guidatore e facilmente accessibile.
Il tunnel centrale, massiccio ma ben integrato, offre vanità di alto livello: portabicchieri doppi, base di ricarica wireless ventilata per smartphone e zone imbottite dove poggiare il ginocchio. Il comfort superiore si riflette anche nei piccoli dettagli: vetri doppi per migliorare l'isolamento, alette parasole che si allungano con specchio a chiusura magnetica, tetto apribile (non troppo grande, ma efficace per illuminare l'abitacolo).
Tuttavia, non mancano limiti strutturali: il tetto panoramico e la scelta di una seduta rialzata riducono di qualche centimetro lo spazio in altezza, problema che si fa sentire soprattutto per chi supera il metro e ottanta. La qualità percepita complessiva supera le aspettative per la fascia di prezzo, ma qualche elemento in plastica rigida rimane nelle zone meno in vista.
Uno dei punti a favore più netti di Omoda 5 restyling è la tecnologia digitale a bordo. Trovo particolarmente funzionale la scelta di un doppio display da 12,3 pollici che unisce cruscotto digitale e infotainment in un unico grande pannello fluido. L'interfaccia, basata su sistema operativo Android, si è dimostrata reattiva e intuitiva in tutte le mie prove, con la possibilità di gestire Apple CarPlay e Android Auto direttamente in modalità wireless e senza ritardi percepibili.
Nell'allestimento Premium che ho testato, spiccano anche dettagli come l'impianto audio Sony a 8 altoparlanti, il climatizzatore bi-zona e un sistema di ricarica wireless da 50W ventilato. Pochi tasti fisici sul tunnel centrale, che comunque richiamano le funzioni più usate, assicurano che l'esperienza di guida rimanga concentrata sulla strada e non sulla gestione delle impostazioni del veicolo.
In termini di abitabilità l'esperienza è quasi sempre soddisfacente. I sedili anteriori, avvolgenti e ben profilati, sono dotati di poggiatesta integrati che accentuano l'idea di comfort premium. Per chi guida, l'ergonomia è curata, con sedili riscaldati e ventilati (nella versione Premium) e una posizione di guida rialzata che favorisce la percezione dello spazio– sebbene, come già accennato, la presenza del tetto apribile impatti negativamente sull'altezza disponibile.
Per i guidatori sopra il metro e ottanta, potrebbe essere necessario regolare il sedile molto indietro e leggermente reclinato. Un consiglio personale: nella versione base, senza tetto apribile, lo spazio sopra la testa migliora sensibilmente. Dietro lo spazio è buono, con bocchette di aerazione dedicate e porte USB-C; il bagagliaio da 442 litri (che arriva a oltre 1.100 abbattendo i sedili) la rende anche un'alleata concreta per il tempo libero e le esigenze familiari.
Il cuore della prova di questa Omoda 5 è sicuramente la motorizzazione Super Hybrid, una full hybrid che non necessita di ricarica esterna ma promette un'autonomia combinata di oltre 900 km e consumi ridotti. Sotto il cofano ho trovato, e messo alla prova, un sistema che vede il 1.5 turbo benzina a ciclo Miller (143 CV circa) affiancato da due motori elettrici, uno dei quali dedicato esclusivamente alla trazione.
La potenza massima combinata arriva, secondo dati dichiarati e confermati dalla mia esperienza su strada, a 224 CV con una coppia vibrante in partenza e una risposta particolarmente pronta, soprattutto in modalità 100% elettrica alle basse velocità. La trasmissione a rapporto fisso (monomarcia) si rivela una soluzione azzeccata per l'uso urbano: niente effetto scooter nelle accelerate, silenziosità e fluidità costanti.
Il sistema Super Hybrid lavora in maniera intelligente alternando funzionamento in serie (il motore termico si attiva solo per generare corrente) e modalità parallela (con contributo di tutti i motori nelle accelerazioni). All'atto pratico, il passaggio tra motore elettrico e termico è quasi impercettibile.
Non sempre capita di salire su un'ibrida e rimanere colpiti dall'equilibrio tra comfort e piacere di guida. Omoda 5 dimostra di avere raggiunto una maturità tecnica fino a pochi anni fa impensabile per un SUV di origine cinese. Lavoro lodevole delle sospensioni: MacPherson davanti e Multilink dietro conciliano un assetto ben ammortizzato, che riesce ad assorbire ottimamente buche e imperfezioni dell'asfalto, anche grazie ai cerchi da 18 con pneumatici dalla spalla generosa.
In città la vettura privilegia la marcia elettrica, e l'insonorizzazione, soprattutto alle basse e medie velocità, permette di viaggiare senza alcun affaticamento acustico. Il rollio e il beccheggio sono limitati e, anzi, contribuiscono a una migliore tenuta nelle curve, massimizzando il piacere per chi cerca una dinamica rassicurante. Lo sterzo rivela una risposta software personalizzabile nella pesantezza, benché rimanga sempre filtrato rispetto agli input diretti dell'asfalto. In ogni caso, riesce a essere sufficientemente preciso e prevedibile, migliorando la sicurezza percepita.
La frenata rigenerativa consente diversi livelli di impostazione, ma avrei gradito una calibrazione meno discontinua, specie nel livello più e meno accentuato. Il comfort è la parola chiave, con una sensazione di leggerezza che resta dominante anche nei lunghi trasferimenti.
Parlando di consumi reali: ho riscontrato una media tra 20 e 24 km/l in ambito urbano, scendendo a 16-18 km/l nelle tratte extraurbane e autostradali. Dati ampiamente in linea o addirittura superiori rispetto ai competitor diretti e che si traducono in un'autonomia generosa. Da sottolineare che questi valori possono variare in base allo stile di guida, ma nel mio caso la cifra dichiarata dalla casa non è sembrata affatto ottimistica.
La strategia del marchio Omoda punta tutto su un'offerta chiara e diretta: le versioni disponibili sono poche ma ben equipaggiate. Anche nella configurazione d'ingresso Pure, la dotazione di serie garantisce una copertura tecnologica molto ampia: cerchi in lega, fari full LED, doppio display panoramico, clima bi-zona, Apple CarPlay e Android Auto wireless, ricarica wireless, sensori anteriori e posteriori, retrocamera e un pacchetto ADAS tra i più completi della categoria. Dal punto di vista della sicurezza, elencherei:
Il rapporto qualità-prezzo è difficile da battere: con listini promozionali inferiori ai 30.000 euro per la versione Premium, l'equipaggiamento e la cura costruttiva rappresentano un valore aggiunto evidente rispetto a molti marchi consolidati in Europa.
Stefano Gallo (nato nel 1978 a Torino) è un esperto di automotive con oltre 20 anni di esperienza nel settore, riconosciuto per la sua competenza tecnica e la capacità di analizzare in modo chiaro e approfondito le evoluzioni del mondo dell’auto.
Laureato in Ingegneria Meccanica con specializzazione in veicoli a motore presso il Politecnico di Torino, Stefano ha iniziato la sua carrie...