L’edizione 2026 del World Economic Forum di Davos si è svolta in un clima segnato da forti tensioni tra le due sponde dell’Atlantico. *L’agenda geopolitica globale* è stata dominata dalle istanze di sicurezza legate al caso Groenlandia, dal confronto serrato tra Unione europea e Stati Uniti su dazi e politica commerciale, fino alle pressioni militari e diplomatiche scatenate dalla crisi artica. Al centro di questo scenario, l’Europa si è ritrovata a gestire un rapporto sempre più complesso con Washington, tra minacce tariffarie, accordi sospesi e la necessità di preservare tanto l’integrità quanto la coesione del progetto comunitario.*
*Le parole di Christine Lagarde*, presidente della Banca centrale europea, e le posizioni della Commissione guidata da Ursula von der Leyen hanno rilanciato il dibattito sull’autonomia strategica dell’UE, evidenziando come il confronto con la presidenza Trump sia passato da scontro diplomatico diretto e “chiamate a svegliarsi” a riflessioni più pragmatiche su come garantire la stabilità e il futuro di un’Europa fra tempeste economiche e geopolitiche.
Le dichiarazioni di Christine Lagarde: dal ‘piano B’ alla resilienza europea
Lagarde interviene a Davos proponendo un cambio di paradigma nel modo in cui l’UE progetta la sua posizione sullo scacchiere internazionale. La presidente della BCE ha sottolineato che, di fronte a un’incertezza crescente derivante dai rapporti con Washington, non basta più confidare su “intese storiche dettate dall’abitudine”: serve piuttosto un piano alternativo istituzionalizzato, che sia pronto a entrare in funzione qualora la relazione transatlantica dovesse subire stagnazioni o crisi improvvise.
Nel suo intervento, Lagarde evidenzia la necessità per l’Europa di lavorare su scenari paralleli e resilienza istituzionale, evitando narrative catastrofiste e puntando invece su una forte diversificazione delle scelte politiche ed economiche. Secondo la leader dell’Eurotower, il “piano B” non rappresenta una minaccia di rottura, ma uno strumento di rafforzamento: un insieme di soluzioni programmabili, capaci di attivarsi di fronte a shock esterni, come nuove dispute commerciali, l’inasprirsi dei dazi o decisioni unilaterali degli alleati.
La resilienza europea, nel pensiero di Lagarde, passa da:
- coinvolgimento strutturato delle istituzioni comunitarie e dei governi
- coordinamento del sistema delle banche centrali, per separare i “segnali autentici” dai rumori geopolitici di sottofondo
- preparazione di protocolli di risposta rapida a crisi finanziarie o strategiche
Tutto questo mentre si evita di cedere a reazioni emotive, puntando ad accrescere l’autorevolezza europea agli occhi dei mercati e degli attori internazionali, nella convinzione che
l’esperienza e la competenza delle leadership comunitarie danno solidità al percorso europeo.
Dipendenza, autonomia strategica e vulnerabilità dell’Ue nei confronti degli Stati Uniti
L’analisi della presidente della BCE si focalizza sulle vulnerabilità ereditate da decenni di globalizzazione e presenza prevalente degli USA come partner economico, tecnologico ed energetico. Dipendenza dagli Stati Uniti significa per Bruxelles esporsi a rischi potenziali in diversi ambiti:
- catene di valore fortemente concentrate, che possono essere interrotte da blocchi commerciali o crisi internazionali
- tecnologie chiave e dati strategici controllati da attori extracomunitari
- materie prime ed energia provenienti principalmente da pochi fornitori, spesso soggetti a sanzioni incrociate o instabilità geopolitica
*Il principio di "autonomia strategica"* non equivale a chiusura autarchica, ma a un equilibrio più
flessibile delle interdipendenze, dove il rafforzamento delle capacità interne serve a ridurre il rischio di essere paralizzati dalle decisioni di Washington. Viene quindi ribadita la necessità di costruire
filiere ridondanti, sviluppare scorte strategiche e rilanciare investimenti per favorire l’approvvigionamento europeo nelle tecnologie emergenti.
Fra i temi più discussi nei consessi istituzionali si registrano:
- l’urgenza di ridurre la dipendenza dai Paesi esterni all’Alleanza Atlantica, come evidenziato dal Capo di Stato Maggiore italiano Luciano Portolano a Bruxelles
- il rischio che nuove dispute, come quella sui dazi e sulla Groenlandia, si traducano in danni per imprese e consumatori europei
In questo senso le istituzioni UE stanno lavorando a un nuovo bilanciamento, per evitare che crisi regionali o scelte precipitate degli USA possano intaccare la sostenibilità e la competitività europea.
Come l’Unione europea sta concretamente valutando scenari alternativi agli accordi con gli Usa
Alla luce delle tensioni su dazi, Groenlandia e questioni energetiche, i leader europei hanno iniziato a discutere attivamente di soluzioni alternative. Negli ultimi summit – sia a Bruxelles che a Davos – si è consolidata una posizione di unità pragmatica, sintetizzata nei pilastri di “fermezza, apertura, preparazione e unità” che guidano oggi la politica comunitaria verso gli Stati Uniti.
- La Commissione europea ha predisposto piani di sospensione e reintroduzione rapida dei controdazi, mantenendo aperta la porta al dialogo ma pronta a misure difensive qualora le trattative commerciali con Washington degenerassero.
- La strategia per l’Artico annunciata da Bruxelles è progettata come risposta multilivello, nella quale industria difensiva, sicurezza energetica e innovazione svolgono ruoli chiave, sempre nell’ambito delle alleanze atlantiche ma con crescente peso europeo autonomo.
- Nel settore finanziario, la discussione sui piani di prestito congiunto per sostenere Kiev, nonostante le riluttanze di alcuni stati membri, rappresenta un esempio di percorso parallelo agli schemi tradizionali sostenuti dagli USA.
È emersa inoltre l’intenzione di consolidare e rafforzare le alleanze con altre economie avanzate, come il Canada e il Giappone, per costruire una rete più ampia di cooperazione internazionale. Questi scenari, discussi apertamente anche da Ursula von der Leyen e dai maggiori leader UE, mostrano un’istituzione
determinata a evitare la subordinazione sistemica e a dotarsi di strumenti efficaci per affrontare crisi future con una maggiore autonomia operativa.
Mercato interno, innovazione e produttività: le chiavi del piano B secondo Lagarde e von der Leyen
Le strategie di resilienza e crescita interna, secondo Lagarde e von der Leyen, si articolano attraverso tre direttrici essenziali:
- Un mercato unico rafforzato e più integrato: lavorare a una struttura societaria europea semplificata (Eu Inc.), consentendo alle imprese di operare facilmente in tutti gli Stati membri. Questo riduce attriti e rafforza la competitività produttiva.
- Innovazione e digitalizzazione: investimenti mirati nei settori high tech e nelle filiere a maggior valore aggiunto permettono di affrancarsi dalla dipendenza tecnologica ed energica. Gli strumenti europei, dal Next Generation EU agli aiuti per la transizione green e digitale, sono citati da von der Leyen come esempi di pronta attuazione.
- Sviluppo delle competenze e produttività: rilanciare la produttività grazie a riforme su istruzione, ricerca e formazione. Germania e Italia, in accordo al recente Forum imprenditoriale italo-tedesco, hanno ribadito la necessità di mettere in rete le PMI per rafforzare il tessuto manifatturiero europeo.
Questi punti vengono spesso messi in relazione – proprio da Lagarde e von der Leyen – con la capacità di reggere ad
eventuali shock esterni o guerre economiche, permettendo all’Unione di non essere ostaggio delle tensioni con gli USA o con altri partner globali.
Quale equilibrio tra autonomia europea e cooperazione transatlantica?
Il dibattito tra autonomia e cooperazione vede emergere due principali direttrici nelle riflessioni di leader e rappresentanti istituzionali europei:
- Da un lato, la ricerca di un’autonomia più marcata in settori considerati strategici – dalla difesa all’energia, dai chip alle materie prime – sia per motivi di sicurezza sia per preservare margini di manovra contro politiche unilaterali statunitensi.
- Dall’altro, il riconoscimento che il legame transatlantico resta di primaria importanza nella diplomazia e nella difesa comune, come sottolineato in più occasioni da Tajani, Meloni e Merz. Italia e Germania sono in prima linea per una competizione economica più robusta, ma non predicano la rottura con Washington.
La sintesi che emerge è quella di un equilibrio pragmatico: rafforzare l’indipendenza europea senza perdere i vantaggi derivanti dalla collaborazione transatlantica, mantenendo aperti tutti i canali di dialogo pur difendendo gli interessi comuni con fermezza e rapidità.
In questa cornice, la strategia comunitaria tende a evitare sia il rischio di vassallizzazione che quello di isolamento, proponendo invece una cooperazione selettiva in cui ogni partnership è valutata in base ai vantaggi concreti derivanti per cittadini, imprese e sicurezza collettiva.
Prospettive e limiti delle opzioni alternative dell’Ue fra pragmatismo e realismo
Le riflessioni maturate durante il vertice 2026 a Davos mostrano che l’Unione europea è a un bivio: non può più limitarsi a una diplomazia dell’attesa, né affidarsi esclusivamente alla buona fede degli alleati storici. L’esperienza recente ha rafforzato l’urgenza di essere preparati a gestire situazioni inaspettate, dotando Bruxelles di opzioni di risposta tempestive, credibili e realistiche. Il piano B – nella sua accezione operativa e programmata – rappresenta la volontà di coniugare autonomia e cooperazione, evitando sia l’estrema dipendenza che l’autoreferenzialità fine a sé stessa.
*I limiti di queste strategie* stanno nella complessità della governance europea, nelle divergenze fra stati membri e nelle persistenti difficoltà a produrre una voce comune coerente. Ciononostante, il quadro emerso conferma una maggiore determinazione verso l’unità e al superamento delle fragilità strutturali. La capacità di apprendere dagli shock esterni e dalle minacce di Trump – convertendo la pressione esterna in accelerazione di processi decisionali interni – è il vero valore aggiunto su cui l’Europa è chiamata a investire nei prossimi mesi e anni.