Le generazioni si sfidano tra ricchezza, eredità e cambiamenti sociali: dal dominio dei Baby Boomer al futuro di Millennials e Gen Z, tra opportunità digitali, squilibri e nuovi paradigmi.
Negli ultimi anni, si sta assistendo a un evento di portata storica per il sistema economico globale: il trasferimento di ricchezze intergenerazionale più ampio mai registrato. In tutto il mondo, ingenti patrimoni stanno passando dagli anziani alle nuove generazioni, trasformando gli equilibri sociali ed economici di diversi Paesi. Secondo le stime, nei soli Paesi ricchi verranno trasferiti circa 6 trilioni di dollari annualmente per via ereditaria, fenomeno che ridefinirà non solo la distribuzione della ricchezza ma anche i modelli di consumo, investimento e mobilità sociale.
All'origine di questa ondata di successioni vi sono diversi fattori: una popolazione sempre più longeva, la crescita dei patrimoni accumulati tra gli anni '60 e 2000, il boom immobiliare e finanziario vissuto soprattutto dai nati nelle decadi del dopoguerra. Questo grande passaggio di proprietà scatena interrogativi profondi su quale sarà, tra Millennials e Generazione Z, il gruppo destinato a consolidare la posizione di generazione più ricca. Gli esperti si dividono non soltanto sulle opportunità reali, ma anche sulla capacità di queste nuove generazioni di gestire le immense eredità che riceveranno.
Chi sono oggi i veri detentori della ricchezza globale? Tutti gli indicatori puntano, senza esitazione, verso la generazione dei Baby Boomer (nati tra il 1946 e il 1964 e dunque con un'età tra 62 e 80 anni). Secondo alcune delle analisi economiche più attendibili, essi possiedono la metà della ricchezza nazionale negli Stati Uniti e una quota parimenti dominante in Europa. Il motivo della loro forza finanziaria è duplice: da un lato l'aver vissuto il miracolo economico del dopoguerra, l'espansione della classe media e i frutti di una crescita sostenuta; dall'altro, una politica immobiliare e finanziaria favorevole che ha accompagnato l'accumulazione di patrimoni di generazione in generazione.
In un periodo caratterizzato da costi immobiliari in rapida ascesa e un accesso al credito meno diffuso rispetto al passato, il valore degli immobili posseduti si è moltiplicato, consolidando ulteriormente il vantaggio di cui godono i Baby Boomer. In mercati come quello americano e quello italiano, le famiglie guidate da over 65 detengono patrimoni medi di molto superiori rispetto a quelli dei soggetti più giovani. Per comprendere le proporzioni, basti pensare che il patrimonio netto medio degli over 65 in Italia si aggira sui 147.220 euro, mentre per gli under 35 si ferma poco sopra i 100.000 euro.
Un fenomeno definito dagli analisti come the Great Wealth Transfer sta dunque per coinvolgere proprio queste ricchezze: nel prossimo ventennio è previsto un passaggio massiccio di capitali ai figli e alle figlie di questa generazione. Ma non tutti avranno accesso agli stessi vantaggi: la concentrazione della ricchezza tra i più abbienti rischia di accentuare le disuguaglianze, lasciando alla metà più povera della popolazione solo una frazione minima dei patrimoni trasferiti.
L'eredità dei Baby Boomer potrebbe trasformare profondamente la posizione economica dei Millennials (nati tra il 1981 e il 1996, con un'età tra 30 e 45 anni), ponendoli al centro di analisi contrastanti. Da una parte, molti studi indicano che questa generazione si troverà a gestire il più grande accumulo di ricchezza ereditata della storia. In Italia, ad esempio, si prevede che i Millennials erediteranno, entro il 2045, cifre senza precedenti: secondo il Global Wealth Report, nel Paese saranno trasferiti 1.176 miliardi di euro, una somma che rischia di renderli storicamente la generazione più facoltosa.
Tuttavia, diverse ricerche sollevano dubbi sulla preparazione reale dei Millennials a gestire patrimoni consistenti. Questa generazione, cresciuta all'ombra di crisi economiche ricorrenti, instabilità del lavoro e cambiamenti culturali, si trova a poggiare su basi finanziarie meno solide rispetto ai loro genitori alla stessa età. La ricchezza finanziaria netta media è circa un terzo rispetto agli over 65 e molte famiglie non dispongono di una pianificazione formale della successione patrimoniale. Secondo una indagine, il dialogo con i professionisti nella gestione delle risorse rimane poco sviluppato, con meno del 15% dei Millennials che gestiscono il patrimonio in modo condiviso con i senior.
Ciò che distingue i Millennials, però, è il loro approccio collettivo e progettuale alla ricchezza: sono più inclini a considerare il patrimonio come uno strumento per realizzare obiettivi comuni, e meno come bene esclusivamente individuale. Gli strumenti privilegiati restano immobili, titoli e obbligazioni, mentre l'interesse verso investimenti di impatto e filantropici si sta consolidando. Saranno davvero i Millennials la generazione più ricca, o le sfide legate all'educazione finanziaria e all'inclusione sociale rischiano di indebolire questa prospettiva?
L'attenzione degli osservatori si sposta oggi sulla Generazione Z, composta da giovani nati tra il 1997 e il 2012 ovvero con un'eta tra 14 e 29 e anni. Secondo la ricerca Bank of America, questa coorte accumulerà entro il 2040 oltre 74 trilioni di dollari globalmente, grazie soprattutto all'enorme trasferimento di ricchezza avviato dai Baby Boomer. Questa cifra, all'apparenza eccezionale, si scontra però con fragilità strutturali legate alla contemporaneità.
La Gen Z mostra una notevole dimestichezza tecnologica che offre nuove strade per la crescita economica: fintech, e-commerce, creazione di contenuti e innovazione digitale sono le aree dove risulta particolarmente attiva e competente. Come suggeriscono alcuni analisti, questi giovani hanno accesso a opportunità di ricchezza impensabili per le generazioni precedenti; chi saprà sfruttarle potrà guidare il prossimo ciclo di espansione economica.
Esistono, tuttavia, ostacoli evidenti:
I dati degli ultimi anni confermano un drastico incremento del peso delle eredità sul tessuto socio-economico. All'inizio del Novecento, i patrimoni ereditari rappresentavano circa il 20% del PIL dei Paesi sviluppati; oggi, la percentuale torna a salire dopo decenni di calo dovuti all'espansione dello stato sociale. Secondo alcune ricostruzioni, in Italia il patrimonio netto delle famiglie sfiora i 10.500 miliardi di euro, con una distribuzione estremamente diseguale: il 10% più ricco detiene il 60% delle risorse, mentre metà della popolazione possiede meno dell'8%.
Tale concentrazione determina effetti ambivalenti. Da una parte, gli eredi delle famiglie più abbienti sono in posizione di netto privilegio rispetto ai giovani di origini meno fortunate, consolidando un sistema sociale definito ormai come ereditocrazia. D'altra parte, la scarsa mobilità sociale impedisce ai nuovi arrivati di scalare la piramide della prosperità, rendendo la trasmissione di patrimoni una barriera più che una leva. Secondo l'OCSE, servono cinque generazioni in Italia per passare dalle fasce più povere a quelle medie.
Il rischio paventato dagli economisti è quello di un perenne consolidamento delle disuguaglianze, con conseguente immobilismo sociale. Anche a livello internazionale, la quota di ricchezza ereditata cresce più rapidamente rispetto al reddito da lavoro, una tendenza che ridisegna i rapporti tra le fasce di età e i modelli di produzione economica.
Il quadro normativo che regola le successioni e la tassazione dei patrimoni influisce sulle possibilità di redistribuzione economica. In Italia, l'imposta di successione è tra le più basse d'Europa, generando entrate che difficilmente superano l'1% del valore trasferito. Questo sistema favorisce la trasmissione della ricchezza all'interno delle stesse famiglie e limita l'impatto delle politiche di equità sociale.
Diverse proposte sono state avanzate per correggere questa tendenza:
In ambito accademico e giornalistico, due correnti di pensiero si fronteggiano rispetto al destino della ricchezza futura. Da un lato, una parte degli studiosi ritiene che i Millennials, prossimi alla piena maturità socio-professionale, siano destinati ad essere i maggiori beneficiari del trasferimento patrimoniale: la loro posizione come ponte tra due epoche e la possibilità di accedere a grandi somme ereditate li pone come candidati alla vetta della scala economica.
Dall'altro lato, numerose analisi puntano sulla Generazione Z, grazie alla rapidità con cui si adattano a nuovi scenari, alle competenze digitali avanzate e alla capacità di cogliere opportunità emergenti legate all'intelligenza artificiale, alle tecnologie innovative e alla globalizzazione dei mercati finanziari. Sebbene partano da un livello patrimoniale più basso e si confrontino con una società meno stabile, potrebbero essere proprio loro, grazie alla combinazione di eredità e nuove professioni, a scalzare i Millennials.
C'è anche chi suggerisce che le vere differenze non saranno di generazione, ma di reti informative, interessi e accesso alle opportunità. In tale scenario, chi saprà unire competenza, rete, educazione finanziaria e gestione responsabile del patrimonio avrà le maggiori possibilità di prosperare.