Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Quali potrebbero essere le sorprese positive e negative dei mercati finanziari 2026?

di Marcello Tansini pubblicato il
Mercati finanziari 2026

Nel 2026 i mercati finanziari potrebbero essere attraversati da sorprese inattese: fra boom economici, equilibri geopolitici in evoluzione, nuove sfide dall'intelligenza artificiale.

L'inizio del 2026 vede investitori e analisti concentrati su un quadro finanziario mondiale che si caratterizza per un equilibrio fragile, nato dopo gli shock inflattivi, i districati tentativi delle banche centrali per contenere i tassi e un'innovazione tecnologica senza precedenti. Rispetto agli ultimi anni, il panorama globale appare meno drammatico, ma è ancora profondamente influenzato da fattori esogeni imprevedibili e forze dirompenti.

Le aspettative moderate di crescita non escludono la possibilità di eventi inattesi, siano essi positivi o negativi, in grado di spostare rapidamente sentiment e performance dei mercati. L'individuazione e la valutazione di tali sorprese assume centralità per chi orienta i portafogli o li ribilancia, poiché la dispersione tra economie, settori e regioni resta elevata, e la rapidità nel leggere i nuovi dati macro o geopolitici appare oggi più che mai decisiva.

Le sorprese che potrebbero cambiare i mercati nel 2026

Per il 2026 sono state mappate cinque alternative sorprendenti in grado di impattare sugli equilibri attuali: eventi che potrebbero indurre forti mutamenti sia nelle strategie di investimento sia nelle dinamiche di crescita globale:

  • Una ripresa accelerata degli Stati Uniti, con impatti sui tassi e sull'inflazione mondiale.
  • Un'inaspettata distensione geopolitica in Europa, con un esito favorevole sul conflitto in Ucraina e ricadute sull'energia e sui bond.
  • La resilienza del Regno Unito, alle prese con un'economia considerata incerta ma capace di sorprendere positivamente.
  • Un'accelerazione o una bolla nell'intelligenza artificiale, innescando rischi socio-politici e volatilità nei mercati tecnologici.
  • Lo stimolo economico deciso della Cina, potenziale risveglio del dragone che potrebbe alterare gerarchie e flussi globali.
Questi scenari rappresentano risposte alternative rispetto alle previsioni più condivise, segnando possibili punti di svolta per l'asset allocation e la gestione patrimoniale.

Il 2026 si presta ad essere un anno ricco di potenziali eventi in grado di riportare ottimismo e nuove occasioni sui mercati finanziari internazionali. I principali strategist, citando Christopher Teschmacher (L&G), evidenziano almeno tre macro-tematiche positive: un boom insperato dell’economia americana, una possibile distensione geopolitica sul fronte russo-ucraino con impatti su energia e difesa in Europa, e il ritorno della performance per mercati considerati secondari o sottovalutati come Regno Unito, Asia e mercati emergenti. Gli effetti di questi sviluppi inattesi potrebbero imprimere slancio a settori già protagonisti nel 2025 come la tecnologia e i finanziari, ma anche a comparti rimasti in ombra quali energia, utilities e titoli legati al ciclo economico di Italia e Spagna

La crescita della spesa legata all’Intelligenza Artificiale è in grado di amplificare gli utili sorprendendo al rialzo le aspettative, soprattutto grazie alla catena di forniture globale e all’adozione pervasiva di innovazioni. Secondo Pictet Asset Management, proseguono inoltre condizioni monetarie favorevoli che sostengono liquidità e allocazione di portafoglio verso asset pro-rischio.

Nonostante la reticenza ad abbandonare la prudenza dopo un 2025 turbolento, nuove finestre di investimento potranno emergere nei mercati emergenti e tra le mid-cap europee, mentre la ripresa del ciclo degli utili e la flessione degli spread nei mercati periferici euro si annunciano come ulteriori potenti motori di performance.

Boom dell'economia USA e impatti su tassi, inflazione e mercati

La prima vera sorpresa positiva suggerita da Teschmacher investe l’economia degli Stati Uniti. Nonostante un rallentamento atteso a inizio anno per effetto di inflazione e politiche commerciali più restrittive, le previsioni puntano su una capacità di ripresa superiore alle attese (stimoli da nuovi investimenti in AI, solidità dei bilanci societari, tagli ai tassi Federal Reserve). La storia degli ultimi cicli mostra che l’economia USA sorprende spesso gli scettici con un rimbalzo dell’occupazione, rafforzamento dei consumi e aumento della spesa in conto capitale.

Christopher Teschmacher sottolinea che “se il mercato del lavoro dovesse riaccendersi, la domanda interna sarebbe trainata dal rafforzamento dei redditi, spingendo l’inflazione e costringendo la Fed a rivisitare bruscamente le politiche monetarie”. Un ciclo di crescita sopra le attese potrebbe tradursi in nuovi massimi per i mercati azionari e rendimenti più sostenuti per le obbligazioni USA, con conseguenze a cascata sui flussi globali di capitale.

La solidità dei fondamentali statunitensi continua a sorprendere molti operatori dei mercati. Dopo una fase di rallentamento e tagli dei tassi da parte della Federal Reserve nel corso del 2025, molte strategie sono state improntate sul presupposto di una stabilizzazione della crescita. Eppure, la storia mostra come l'economia a stelle e strisce abbia spesso saputo reagire agli shock con una resilienza superiore alle attese. In questo scenario alternativo, il nuovo ciclo potrebbe vedere:

  • Sorprendenti dati sulla capital expenditure e sull'occupazione, spinti dai grandi investimenti in tecnologie come l'AI.
  • Consumi solidi alimentati sia da mercati azionari in crescita sia dall'espansione della ricchezza finanziaria delle famiglie.
  • Un mercato del lavoro che si riaccende, rilanciando salari e domanda interna, con il rischio di un nuovo surriscaldamento inflattivo.
Le conseguenze per l'equilibrio macro sono notevoli: una Fed costretta ad agire con manovre restrittive improvvise, un'impennata dei rendimenti obbligazionari e una rinnovata volatilità tra asset rischiosi e difensivi. Il tema della crescita all'americana potrebbe innescare anche riallocazioni rapide tra settori e stili, alimentando il dibattito sui cicli di fine espansione e sui rischi di eccessi speculativi.

Distensione geopolitica in Europa: effetti di una possibile pace in Ucraina

La persistente tensione tra Russia e Ucraina, da oltre tre anni al centro delle agende dei policy maker e degli investitori, potrebbe trovare inaspettatamente un punto di svolta nel 2026. Analisti di L&G e Pictet ipotizzano che un successo dei negoziati di pace determinerebbe una riduzione dei costi energetici, con effetti benefici sia sui consumatori che sulle imprese europee, specialmente in Germania e Italia.

La riapertura moderata alle forniture energetiche e l’abbassamento della volatilità fiscale consentirebbero un recupero dei titoli a medio rischio e dei bond regionali, spingendo la performance dei mercati obbligazionari dell’Eurozona. Alcuni settori come difesa vedrebbero invece una normalizzazione dei prezzi e dei multipli, chiudendo una fase di rialzi straordinari che li ha visti protagonisti nel 2025. La possibilità di investire in un’area europea stabilizzata dal punto di vista politico e fiscale, secondo i gestori intervistati, è un elemento che potrà sorprendere positivamente molti operatori, riaprendo flussi su azionario e credito domestico.

Una distensione nell'area europea rimane una delle incognite maggiori per il nuovo anno. Dopo anni di tensioni legate alla guerra in Ucraina, l'ipotesi di un accordo tra le parti principale potrebbe ridisegnare il quadro energetico e finanziario del continente. Gli investitori stanno monitorando da vicino:

  • Una potenziale riduzione dei prezzi globali dell'energia, anche grazie a una parziale riapertura alle forniture russe.
  • L'attenuazione delle pressioni fiscali per difesa e sussidi energetici, con beneficio per i conti pubblici e per i bond europei.
  • L'eventualità di una minore incertezza regolatoria, che potrebbe risultare in una rivalutazione degli asset europei e in una rotazione settoriale che penalizzi la difesa a vantaggio dei comparti industriali o tecnologici.
L'impatto di una pace, pur con molte incognite sulla solidità dell'accordo, sarebbe accolto favorevolmente dai mercati, riducendo il premio al rischio legato alla geopolitica e apportando maggiore stabilità all'intera regione.

Regno Unito tra sorprese positive e rischi economici

Il terzo scenario di sorpresa positiva emerge dal Regno Unito e dalle potenzialità offerte dai mercati emergenti. Secondo le analisi di Pictet, la combinazione tra una Bank of England meno restrittiva, tagli ai tassi e riforme fiscali potrebbe favorire la ripresa degli investimenti e il rilancio della sterlina. Gli esperti avvertono che la forza mostrata dal mercato azionario britannico nel 2025 (sovraperformance rispetto a Wall Street) rischia di essere sottostimata dagli investitori focalizzati sui rischi di stagflazione.

Sul fronte dei mercati emergenti assistiamo a una convergenza di fattori positivi: dollaro USA più debole, tassi reali in calo e crescita superiore alla media. L’accelerazione nell’adozione dell’AI e il rafforzamento di istituzioni e infrastrutture in Asia e Sud America posizionano l’universo emergente come protagonista della crescita globale 2026. Paesi come India e Corea hanno aumentato la quota domestica nel mercato azionario, riducendo la dipendenza dai capitali esteri e abbassando la volatilità. Questo scenario apre a nuove opportunità per gli investitori attenti ai trend di lungo termine.

Il Regno Unito si trova ad affrontare un bivio. Da un lato, le incertezze sul mercato del lavoro, la pressione fiscale e un'inflazione che rallenta spingono a una visione prudente; dall'altro, sussistono elementi in grado di sorprendere con un ritorno alla crescita:

  • Allentamento della politica monetaria più veloce di quanto stimato, con la Bank of England pronta a nuovi tagli dei tassi.
  • Riforme urbanistiche e maggiore flessibilità fiscale, in grado di rilanciare investimenti e progetti infrastrutturali rimasti al palo negli ultimi anni.
  • Riduzione del tasso di risparmio delle famiglie, e conseguente rilancio dei consumi interni.
La combinazione di questi fattori può supportare la sterlina e la borsa di Londra, creando un ciclo virtuoso per il comparto azionario britannico e alimentando una rotazione internazionale verso asset UK, dopo la sovraperformance dimostrata già nel 2025.

Disruption e rischi dall'ascesa dell'intelligenza artificiale

L’AI si conferma il motore di crescita ma anche la potenziale fonte di volatilità sistemica dei mercati. Christopher Teschmacher ricorda che l’effetto degli investimenti massivi in AI, pur avendo alimentato rally storici nei settori Tech e Comunicazione, lascia il mercato in bilico tra ottimismo e rischio di eccessi. La dipendenza dalle "core AI stocks" – come NVIDIA, Microsoft e altri – ha contribuito a concentrare il rischio nei portafogli e a creare valutazioni che appaiono vulnerabili a shock sugli utili futuri.

Il pericolo più temuto riguarda un rallentamento imprevisto della crescita: se la rivoluzione AI dovesse incontrare regolamentazioni restrittive o un’adozione rallentata, potremmo osservare una replica dei pattern delle bolle tecnologiche passate. Un ulteriore rischio è la crescente confittualità sociale e politica legata alla sostituzione del lavoro da parte delle macchine, come sottolineano i commenti pubblici nei principali paesi OCSE. Un’ondata di regolamentazione potrebbe frenare i giganti tecnologici e scatenare volatilità cross-market, con potenziali riflessi in termini di disoccupazione e tensioni sociali.

L'AI resta l'elemento più imprevedibile del ciclo economico attuale. Non solo per le opportunità offerte in termini di produttività, ma anche per i rischi che potrebbero derivare da un'adozione troppo rapida o da fenomeni di disoccupazione tecnologica. Gli osservatori segnalano:

  • Aumento della conflittualità sociale e politica, qualora la perdita di posti di lavoro provocasse tensioni diffuse.
  • Possibili interventi regolatori restrittivi nei Paesi avanzati, nati dalla necessità di tutelare tra capitale umano e progresso tecnico.
  • Difficoltà a distinguere scenari di bolla da reali casi di boom di produttività e transizioni benefici sul lungo termine.
La volatilità sui titoli tecnologici e nelle grandi capitalizzazioni rimane elevata, con alcuni settori industriali e finanziari che rischiano di subire contraccolpi inattesi. Il tema AI trasforma la mappa competitiva globale e obbliga ad approcci ancora più selettivi.

Il risveglio della Cina: potenziale impatto di stimoli fiscali e ripresa economica

La traiettoria cinese deve ancora trovare la via della stabilità. Un nuovo stimolo fiscale di Pechino, se accompagnato da rinnovato slancio tecnologico e da segnali di stabilizzazione immobiliare, potrebbe innescare una rapida inversione dei flussi internazionali:

  • Potenziamento degli investimenti pubblici e privati, con effetti tangibili su esportazioni, PIL e fiducia nelle aziende del Dragone.
  • Recupero dei mercati azionari cinesi dopo anni di debolezza, favorito dal credito più accessibile e dalla ripresa dei consumi interni.
  • Ripresa dei profitti societari e ricomposizione dei multipli, sbloccando valore su titoli value e nei mercati emergenti asiatici.
Il tutto contribuirebbe ad aumentare la resilienza globale, ma comporterebbe anche nuove sfide per l'asset allocation, soprattutto in presenza di volatilità legata a interventi politici o possibili nuove incertezze regolamentari.

Scenari macro globali: tra resilienza e volatilità nei mercati

L'inizio del 2026 offre un profilo meno drammatico ma più complesso rispetto ai periodi immediatamente precedenti. La crescita mondiale si mantiene intorno al 3% secondo istituzioni come FMI e OCSE, con l'Asia e le economie emergenti trainanti, mentre l'Europa e il Nord America affrontano cicli asimmetrici, compressi tra esigenze di disciplina fiscale e volontà di stimolare l'economia.

La nuova parola chiave è dispersione. La qualità della crescita è eterogenea tra paesi e settori, e la normalizzazione della politica monetaria procede in modo disomogeneo. In tale scenario si registrano alcune tendenze:

  • Volatilità legata alle sorprese sui dati macroeconomici (lavoro, inflazione, PIL), con movimenti di mercato accentuati dai flussi algoritmici e dalle rotazioni settoriali improvvise.
  • Forte importanza all'analisi dei fondamentali: la selezione dei titoli vince sul posizionamento passivo e sulla pura esposizione beta.
  • Gestione attiva e diversificazione vengono premiate: settore obbligazionario corporate europeo, oro e titoli value risultano più ricercati.
Le banche centrali si muovono ormai su orizzonti brevi, guidate dai dati in tempo reale e da una comunicazione sempre più data-dependent. La trasmissione della politica monetaria resta imperfetta, e ogni evento esogeno può alterare i fragili equilibri tra crescita, inflazione e tasso di cambio:

Scenario

Implicazioni di mercato

Rallentamento ordinato

Moderata crescita globale, disinflazione graduale, volatilità episodica.

Soft landing migliore

Miglioramento del sentiment, investimenti e fiducia resilienti.

Crescita fragile/stagflation

Pressioni sui margini, incertezza post-monetaria, shock geopolitici.

La varietà di risultati attesi rafforza il bisogno di letture agili e strategie di risk management raffinate, orientando i flussi verso soluzioni dinamiche e titolo-specifiche.

Asset class e trend da monitorare: opportunità e criticità

Per i principali specialisti come Ersel, Pictet AM e Morningstar Indexes, il 2026 presenta un equilibrio delicato tra ricerca di rendimento e gestione dei rischi. Gli asset azionari proseguono la corsa, ma i premi per il rischio risultano compressi. L'attenzione si concentra sulle seguenti tendenze:

  • Azioni globali: Previste performance positive moderate (circa +5%), con i settori mid-cap europei, titoli value e società quality in vantaggio per redditività e difensività; focus su crescita AI e investimenti legati a tecnologia e comunicazioni.
  • Mercati emergenti: Attese performance superiori rispetto alle economie avanzate grazie al rafforzamento delle basi macro, tagli dei tassi, valuta più forte e crescita secolare, in particolare in Asia e Sud America.
  • Reddito fisso: Titoli di Stato dei mercati sviluppati con rendimenti in lieve rialzo, preferenza per inflation-linked (TIPS) in un contesto di potenziale risalita dell’inflazione. Obbligazioni emergenti e corporate in valuta locale suggerite per diversificazione e rendimento extra.
  • Oro e metalli preziosi: Resta asset rifugio in portafoglio a fronte di shock geopolitici e inflattivi; dopo un biennio di rally, le attese restano per guadagni più limitati.
  • Valute: Il dollaro mostra un trend ribassista, mentre euro e yen possono beneficiare della riduzione dei differenziali di interesse.
Le principali criticità verranno dalla possibile sovravalutazione di alcuni settori tech, dalla vulnerabilità agli shock regolatori e da una volatilità macro che rimane elevata, soprattutto nei mercati a più alto beta.