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Quali sono i lavori meno richiesti attualmente in Italia e perché in base all'analisi della Gazzetta del Lavoro

di Marcello Tansini pubblicato il
Gazzetta del Lavoro

Negli ultimi anni il mercato del lavoro in Italia ha subito profonde trasformazioni: la Gazzetta del Lavoro evidenzia quali sono i mestieri sempre meno richiesti, le ragioni dietro il loro declino.

Ciò che una volta rappresentava una tappa obbligata o una scelta stabile e prestigiosa, oggi lascia spesso spazio a nuovi percorsi, più in sintonia con le tendenze sociali e le prospettive di crescita personale. La tecnologia ha influito profondamente, accelerando la scomparsa di alcuni mestieri e dando impulso a nuove categorie e competenze:

  • Le professioni legate alla manualità e ai mestieri ripetitivi stanno perdendo rilevanza
  • L'automazione porta a un crescente bisogno di qualifiche aggiornate e digitali
  • I giovani mostrano una spiccata propensione verso i settori green e digitali, ritenuti più stimolanti
Questa transizione non si riflette solo nella scelta dei percorsi di studio, ma soprattutto nelle aspettative: la sicurezza lavorativa si intreccia sempre più alla ricerca di significato e di innovazione. Gli effetti si avvertono nel settore privato e pubblico, nelle tradizionali botteghe e nei grandi conglomerati, delineando un orizzonte in cui la capacità di adattamento e la formazione continua risultano essenziali per non restare indietro.

Lavori meno richiesti: categorie e settori in declino

Le analisi attuali restituiscono un quadro chiaro: non è una sola professione, ma interi settori a risultare meno attrattivi e colpiti dalla riduzione della domanda. Il fenomeno coinvolge ruoli tradizionali, particolarmente quelli che prevedono mansioni meccaniche, ripetitive o poco specializzate:

Categoria

Professioni coinvolte

Segmento amministrativo

Addetti al data entry, archivisti

Manifattura tradizionale

Operai in catena di montaggio, braccianti agricoli

Servizi di base

Cassieri, personale per le pulizie semplice

Professioni obsolete

Centralinisti, agenti di viaggio tradizionali, tecnici per vecchi elettrodomestici

Settori in calo

Parte dell'automotive, media tradizionali

L'innovazione tecnologica ha modificato la percezione di attrattività di tali ruoli, riducendo la domanda sia per motivi economici che evolutivi. Alcuni mestieri storicamente vitali per la società, come artigiani non specializzati e operai edili senza qualifiche aggiornate, rischiano di scomparire o richiedere una profonda trasformazione delle competenze.

Le giovani generazioni tendono ad allontanarsi da percorsi considerati a rischio estinzione, favorendo l'affermazione di settori più dinamici e in sintonia coi cambiamenti sociali. Emerge con forza l'importanza di una formazione mirata e di politiche attive del lavoro capaci di abilitare la transizione dalle professioni tradizionali a quelle che si affacciano sul nuovo mercato del lavoro.

Le cause della diminuzione di domanda tra tecnologia e salari

Il calo nella richiesta di determinate occupazioni non deriva da un'unica motivazione: si tratta di una combinazione di sfide economiche, tecnologiche e sociali.

  • Automazione e digitalizzazione: molte attività ripetitive sono ormai affidate a macchine o software, riducendo la necessità di operatori umani in ruoli come cassieri, addetti al data entry e operai generici.
  • Compensi percepiti come insufficienti: il rapporto tra fatica richiesta e remunerazione, specie nei lavori manuali meno specializzati, non è più soddisfacente rispetto alle nuove aspettative lavorative, come confermato da indagini recenti.
  • Mancanza di prospettive: l'incertezza sul futuro e la concreta possibilità che alcune mansioni possano scomparire scoraggiano i candidati più giovani e orientati al cambiamento.
  • Nuovi stili di vita e aspettative: la domanda si sposta verso impieghi più flessibili, con maggior equilibrio vita-lavoro e migliori opportunità di crescita personale.
La combinazione di questi elementi trasforma il mercato, spingendo i lavoratori a prediligere carriere emergenti e lasciando progressivamente vacanti posizioni nei segmenti più tradizionali o legati a compiti facilmente automatizzabili.

Automazione, intelligenza artificiale e lavori a rischio

L'impatto di automazione e intelligenza artificiale sul tessuto occupazionale italiano si riflette soprattutto sui lavori caratterizzati da basse competenze digitali e alta ripetitività delle mansioni.

  • Cassieri e operatori di sportello: sempre più sostituiti da casse automatiche o servizi online
  • Addetti al data entry: software avanzati sono oggi in grado di svolgere la gran parte delle operazioni di inserimento e gestione dati
  • Operai su linea di montaggio e lavoratori agricoli semplici: l'introduzione di robot e macchine smart riduce le opportunità di impiego e modifica radicalmente la struttura delle fabbriche e delle aziende agricole
  • Centralinisti e operatori telefonici: servizi di risposta automatizzata e chatbot riducono fortemente la presenza di personale umano
L'automazione accelera questa tendenza estendendosi anche a professioni una volta insospettabili: pulizie industriali, manutenzione ordinaria, parte dell'artigianato non specializzato. L'adozione di algoritmi e sistemi intelligenti impone così una revisione dei percorsi di aggiornamento professionale, rendendo necessario acquisire competenze digitali trasversali per aumentare l'occupabilità anche nei settori in trasformazione.

L'analisi pubblicata dalla Gazzetta del Lavoro mostra infatti che sempre più categorie dovranno adattarsi velocemente per evitare la disoccupazione tecnologica, investendo nella crescita di abilità informatiche e di gestione dei processi automatizzati.

Le trasformazioni delle professioni tradizionali e il ruolo delle nuove competenze

Le professioni storicamente radicate nella cultura italiana stanno attraversando una fase di ridefinizione, spinta tanto dall'emergere di nuove esigenze produttive quanto dalla digitalizzazione. Ad esempio:

  • Artigiani e tecnici: da mestieri manuali a figure integrate con soluzioni digitali e nuove tecnologie di produzione. Saper utilizzare strumenti digitali o macchinari avanzati è oggi un prerequisito per restare competitivi.
  • Professionisti educativi: docenti e formatori sono chiamati a gestire didattica digitale, inclusione e sostenibilità, superando l'approccio puramente trasmissivo a favore di una formazione multidisciplinare.
  • Ruoli amministrativi: il passaggio a piattaforme di contabilità digitale, gestione documentale automatizzata e compliance normativa europea richiede aggiornamento costante.
Le aziende evidenziano la crescente importanza delle soft skill: la capacità di problem solving, pensiero critico e lavoro in team sono le doti ritenute maggiormente strategiche nella selezione. La trasformazione delle professioni, inoltre, impone un miglior allineamento tra sistema formativo e domanda reale delle imprese, che oggi cercano un mix equilibrato di competenze tecniche e trasversali.

Domanda e offerta: il paradosso del mismatch nel mercato

Uno degli aspetti più evidenti del panorama attuale è il cosiddetto mismatch tra domanda e offerta di lavoro. Da una parte, le aziende segnalano una crescente difficoltà nel reperire personale qualificato, soprattutto in ambito tecnico e digitale. Dall'altra, permangono elevati livelli di disoccupazione, in particolare tra i giovani e nei segmenti a bassa specializzazione.

  • Secondo i dati Confindustria, quasi il 68% delle imprese fatica a trovare i profili richiesti
  • L'industria è il comparto più colpito, con difficoltà di reperimento che superano il 72%
  • Anche i servizi avanzati sperimentano una crescente scarsità di competenze digitali e creative
Le ragioni di questo squilibrio vanno cercate nella scarsa integrazione tra scuola e mondo del lavoro, nella sottovalutazione delle professioni tecniche e in una percezione sociale che fatica ad adattarsi ai cambiamenti.

Le aziende, per ovviare, puntano sempre più su strategie di formazione interna, collaborazioni con professionisti esterni e apertura a candidati stranieri nei settori con maggiore carenza. Tuttavia, il rischio persistente è che senza un rapido adeguamento dei percorsi formativi e una valorizzazione delle nuove competenze, il disallineamento rischi di frenare la competitività dell'Italia a livello internazionale.