Non gli bastava la pensione? Non si sa con certezza, ma può essere come affermano alcuni nella cittadina di Sirmione. Certo la scoperta è stata inquietante come ha affermato il Questore.
Lui ha 73 anni, lei 70. Sono pensionati, sconosciuti alle forze dell'ordine, e conducevano una vita all'apparenza tranquilla sulle sponde del Basso Garda, a Sirmione. Per chi li conosceva erano persone insospettabili. Ma nella loro casa e nella cantina gli uomini della squadra Mobile della Questura di Brescia hanno trovato e sequestrato oltre 305 chili di hashish. Marito e moglie sono stati arrestati e trasferiti in carcere. Secondo quanto riferito, dopo il blitz la coppia avrebbe ammesso di aver aiutato altre persone a caricare e scaricare la droga, che loro erano incaricati di "custodire" e stoccare.
Una precisazione importante, prima di andare avanti: l'arresto non equivale a una condanna. Quello che segue è la ricostruzione degli investigatori, riferita dalla stampa, e le ammissioni attribuite ai due pensionati sono riportate al condizionale. Resta da stabilire quale sia stato il loro ruolo preciso e in che misura fossero consapevoli di far parte di un gruppo criminale: su questo, nell'articolo di partenza, non ci sono dettagli, e i due, come tutti gli indagati, sono da considerare innocenti fino a una sentenza definitiva.
Gli investigatori sono arrivati ai due pensionati partendo dall'Emilia Romagna. Gli accertamenti sono stati condotti dalla squadra Mobile di Bologna su due fratelli che vivono ad Anzola dell'Emilia e che sarebbero dediti al traffico di stupefacenti. Il 6 ottobre uno dei due, 25 anni e già con precedenti, è stato intercettato mentre tornava a casa a piedi. Poco dopo gli agenti hanno notato un Fiat Talento bianco, guidato da un 20enne di origini moldave, che lo ha fatto salire a bordo e lo ha portato fino a un parcheggio.
Ipotizzando una cessione, gli agenti sono intervenuti. Il tentativo di fuga è stato inutile. Nello zaino del 25enne c'erano mazzette di banconote sottovuoto per 63mila euro, mentre l'altro aveva con sé solo 420 euro. Nel vano posteriore del furgone, in un doppio fondo ricavato sotto un finto scaffale per nascondere la droga, sono stati recuperati oltre 101 chili di hashish. Con la droga c'era anche un mazzo di chiavi con un telecomando: secondo le indagini serviva ad aprire il cancello della casa degli insospettabili pensionati bresciani, per raggiungere il sito di stoccaggio. L'analisi delle telecamere di videosorveglianza ha poi ricostruito il percorso del furgone in quella giornata: prima di arrivare a Bologna era passato proprio da Sirmione.
Il quadro che emerge è quello di una rete in cui i due anziani avevano una funzione logistica. A Sirmione, nella casa e in cantina, c'era il deposito principale, con i 305 chili di hashish. Il telecomando e le chiavi trovate sul furgone collegano il veicolo bolognese a quel luogo. In tutto, all'esito di un'indagine definita complessa, sono finite in manette sei persone, tra cui la madre dei due fratelli bolognesi: nel frigo di casa sua c'erano quasi altri sei chili di hashish. Gli inquirenti hanno sequestrato nel complesso quasi 420 chili di droga, che sul mercato avrebbe fruttato, secondo le loro stime, 5 milioni di euro.
Per capire le proporzioni dell'operazione basta mettere in fila i numeri. A Sirmione sono stati trovati oltre 305 chili, nel furgone oltre 101 e nel frigo della madre dei due fratelli quasi sei: sommati fanno circa 412 chili, un calcolo nostro, mentre gli investigatori parlano di quasi 420 in totale, quindi di altre piccole quantità trovate nel corso delle perquisizioni. Il valore di 5 milioni di euro è una stima degli inquirenti sul prezzo che la droga avrebbe fruttato sul mercato: non è un valore contabile né un dato certificato, e dipende dai prezzi al dettaglio e dalla qualità della sostanza. Il questore di Brescia, Paolo Sartori, ha commentato che lascia "veramente perplessi il ruolo inquietante" che la coppia, incensurata e di una certa età, avrebbe rivestito nel gruppo criminale. Secondo il questore simili organizzazioni "non esitano a reclutare persone insospettabili per gestire la logistica del traffico di droga". Un'indagine che, ha aggiunto, "testimonia come lo spaccio e il consumo di stupefacenti nel bresciano siano una piaga da contrastare a tutti i livelli". È una lettura dell'accaduto da parte di chi coordina le indagini: spiega perché il caso colpisca, ma non è un accertamento giudiziario sul movente dei due pensionati, che le fonti non indicano.
Al vaglio degli inquirenti c'è ora la ricostruzione dei legami tra gli altri indagati e i due pensionati di Sirmione. Non è noto come i due anziani siano stati coinvolti, da chi, da quanto tempo e se abbiano ricevuto un compenso. Non sono noti nemmeno i capi d'accusa formali, che non compaiono nell'articolo, e le date delle prossime tappe giudiziarie, come l'udienza di convalida. L'idea che una pensione insufficiente possa spingere un anziano a prestarsi a un traffico illecito è una domanda che molti si pongono, ma qui non c'è alcuna dichiarazione che la sostenga: sul movente le fonti non dicono nulla, e attribuire alla coppia un motivo preciso significherebbe andare oltre i fatti.
Un aspetto pratico riguarda la scelta del luogo. Un deposito in una casa privata, in un contesto residenziale e abitato da persone senza precedenti, è meno visibile di un magazzino commerciale, e per questo, secondo il questore, i gruppi cercano chi non dà nell'occhio. Non è però un'accusa verso i due pensionati, ma una spiegazione della logica che gli investigatori attribuiscono all'organizzazione. Il metodo, d'altra parte, mostra anche il suo limite: un doppio fondo nel furgone, un telecomando e una catena di spostamenti lasciano tracce, e sono state proprio le telecamere di videosorveglianza a ricostruire il percorso fino al lago. Per il lettore ci sono tre piani da tenere separati. C'è ciò che è riferito dagli investigatori: i chili sequestrati, il furgone con il doppio fondo, il telecomando del cancello, le telecamere, i sei arresti. C'è ciò che è attribuito agli indagati, cioè le ammissioni sull'aiuto a caricare e scaricare, riferite al condizionale. E c'è ciò che è ancora ignoto: il movente, le responsabilità individuali e l'esito del procedimento. L'età dei due, 73 e 70 anni, e l'assenza di precedenti rendono il caso particolarmente notiziabile, ma non dicono nulla sulla colpevolezza o sull'innocenza dei due.
In definitiva, la storia di Sirmione è quella di un'indagine nata a Bologna e arrivata fino al lago, che ha scoperto un deposito di hashish in una casa qualunque. Il questore parla di "piaga da contrastare a tutti i livelli" e di reclutamento di persone insospettabili: è un monito, ma anche un invito a distinguere tra ciò che si sa e ciò che si presume. Per ora, restano gli arresti, le cifre del sequestro e una domanda aperta su come una coppia di pensionati sia finita al centro di un traffico da 5 milioni di euro.
La dott.ssa Serena Benedetti è un'esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell'assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all'analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi...