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Perchè ci sono tante manifestazioni contro le Olimpiadi Milano-Cortina e cosa chiedono davvero le piazze

di Marcello Tansini pubblicato il
manifestazioni e cortei contro olimpiadi

Le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 accendono il dibattito pubblico tra aspettative di crescita e forti contestazioni. Tra ambiente, diritto alla casa, tensioni sociali e risposte istituzionali si intrecciano proteste e opportunità.

La cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi Milano-Cortina ha segnato non soltanto l’inizio di un grande evento sportivo, ma anche l’emergere di una forte ondata di contestazione. Migliaia di cittadini, studenti, lavoratori, militanti di centri sociali e associazioni hanno manifestato nei giorni cruciali dei Giochi, esprimendo un dissenso articolato e ben organizzato rispetto alle scelte politiche e all’impatto concreto della manifestazione. Le piazze di Milano hanno visto alternarsi proteste pacifiche, atti dimostrativi creativi come i “larici cartonati” e momenti di tensione con le forze dell’ordine, evidenziando la complessità di un’opinione pubblica divisa fra entusiasmo per l’evento e preoccupazione per le conseguenze sul territorio e sul tessuto sociale.

Le ragioni delle manifestazioni: ambiente, diritto alla casa e contestazione sociale

L’opposizione alle Olimpiadi di Milano-Cortina nasce da preoccupazioni profondamente legate al territorio e al tessuto sociale cittadino. Tra le ragioni principali addotte dalla galassia di attori in piazza spiccano tre temi: impatto ambientale, diritto all’abitare e denuncia della speculazione urbana. Le voci più attive nei cortei hanno dato grande risalto alla questione ambientale, contestando la realizzazione di infrastrutture giudicate dannose e non sostenibili, prime fra tutte la nuova pista da bob di Cortina, accusata di aver sottratto spazio a un lariceto secolare abbattendo centinaia di alberi. Simbolica, in tal senso, la comparsa di 500 alberi cartonati portati in manifestazione come “inno allo scempio ambientale”, secondo le parole degli attivisti.


Al centro delle rivendicazioni, inoltre, si colloca il tema dell’abitare. Diversi striscioni richiamavano l’attenzione sul caro-affitti e sulla crescente difficoltà per studenti e famiglie a trovare soluzioni abitative dignitose, aggravata dalle trasformazioni urbane legate ai Giochi. Siti simbolici del disagio, come Porta Romana e il quartiere Corvetto, sono stati teatro di proteste contro la cosiddetta “svendita” della città ai grandi costruttori e fondi immobiliari. Le opere olimpiche e gli interventi di rigenerazione urbana, secondo i manifestanti, avrebbero accelerato fenomeni di gentrificazione e disuguaglianza sociale.


Alle rivendicazioni ambientali e abitative si aggiungono tematiche sociali di ampio respiro, come il contrasto alla militarizzazione e agli aumenti della sicurezza legati all’evento, la denuncia di politiche governative considerate repressive, e la richiesta di un modello di sviluppo più equo e partecipato. Critiche vengono mosse sia agli ingenti investimenti destinati agli impianti sportivi che, secondo le voci protestatarie, avrebbero potuto essere indirizzati a scuole, trasporti, edilizia popolare e sanità.


Questo ampio spettro di motivazioni – ambientali, abitative e sociali – rende le manifestazioni un osservatorio sui timori e sulle aspirazioni di comunità che sentono spesso di non essere rappresentate dalle narrazioni mainstream dell’evento olimpico.

Gli attori in piazza: chi protesta, con quali motivazioni e quale partecipazione

La composizione dei cortei è stata estremamente variegata: in testa ai blocchi si sono distinti i collettivi studenteschi, seguiti da centri sociali, comitati di quartiere, sindacati di base e realtà associative che da anni si battono sul territorio per il diritto alla casa e la giustizia sociale. Tra le presenze più attive figurano organizzazioni storiche della sinistra radicale, gruppi antifascisti e movimenti ambientalisti, affiancati da nuove generazioni di studenti universitari e delle scuole superiori mobilitati anche in relazione ai tagli all’istruzione.
Non sono mancate presenze qualificate come i rappresentanti delle associazioni per la tutela ambientale e dei diritti civili, sindacalisti e militanti politici. La manifestazione ha visto un’affluenza stimata fra i 5.000 e i 10.000 partecipanti, secondo diverse fonti, con una quota significativa di persone arrivate da fuori Milano – dal resto della Lombardia, da altre città del Nord e anche dal Centro Italia.
Le motivazioni registrate nei cortei spaziano dalla difesa dei quartieri popolari contro la speculazione edilizia, alla richiesta di risorse per servizi pubblici, fino all’opposizione alla militarizzazione imposta dall’evento. Peculiare il coinvolgimento delle realtà giovanili, portatrici di istanze sia ambientali sia di critica alla crescente precarietà abitativa. La presenza di bandiere, performance artistiche e striscioni contro Ice e a sostegno della Palestina testimoniano l’incrocio di rivendicazioni locali con quelle globali e la capacità dei movimenti di collegare le proteste a temi più ampi di giustizia sociale e diritti civili.

La risposta politica e istituzionale alle proteste: sicurezza, ordine pubblico e reazioni del governo

L’apparato politico-istituzionale ha risposto alle manifestazioni puntando su una linea di fermezza e tutela dell’ordine pubblico. Nei giorni di maggiore mobilitazione sono stati schierati circa 6.000 agenti tra Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Esercito e Polizia locale, con zone rosse e dispositivi di restrizione attorno ai siti olimpici. La presenza di forze dell’ordine si è resa particolarmente visibile a seguito degli scontri verificatisi in alcune fasi del corteo, specialmente in zona Corvetto, che hanno portato a fermi e a qualche contuso ma senza gravi feriti.
Le reazioni istituzionali sono state segnate da un clima di forte polarizzazione. Esponenti di maggioranza, rappresentanti dal premier alla Regione fino a importanti sindacati di polizia, hanno utilizzato toni duri nei confronti dei manifestanti più radicali, parlando apertamente di “guerriglia urbana”, “delinquenti” e “eversivi”. Il nuovo decreto sicurezza, appena approvato dal Consiglio dei Ministri, ha rafforzato gli strumenti repressivi, introducendo misure come il fermo preventivo fino a 12 ore e l’arresto differito – strumenti concepiti proprio sulla scia delle tensioni legate a queste ed altre manifestazioni nazionali.
Secondo la narrazione delle istituzioni le proteste rischiano di minare l’immagine internazionale dell’Italia e di compromettere il lavoro di migliaia di volontari e operatori coinvolti nei Giochi. Al contempo, dal fronte delle opposizioni e dei movimenti, si sottolinea il rischio che una tale stretta sulla sicurezza penalizzi la libertà di manifestare dissenso, restringendo il dibattito pubblico in occasione degli eventi di rilievo mondiale.

I temi trasversali della contestazione: Ice, Palestina, speculazione e nuova legislazione sulla sicurezza

Al di là dei motivi strettamente locali, la protesta ha assunto carattere trasversale, aggrappandosi a una serie di temi a forte impatto simbolico. Fra i più discussi l’arrivo dell’agenzia americana ICE (Immigration and Customs Enforcement), che, secondo i movimenti, rappresenta un elemento di militarizzazione e normalizzazione delle logiche repressive tipiche delle politiche anti-immigrazione statunitensi. La polemica è stata visibilmente rappresentata dallo striscione “ICE out of Milan”, calato dagli attivisti in via Benaco.
Un altro tema caldo è stato quello della Palestina: molti manifestanti hanno sventolato bandiere e sollevato cartelli per denunciare la presunta “complicità” del sistema olimpico internazionale con le politiche israeliane, proponendo il boicottaggio delle nazioni sponsor del conflitto e usando locuzioni come “fiaccola della vergogna”.
I cortei hanno inoltre denunciato la speculazione edilizia associata alla riqualificazione di interi quartieri, ritenuta causa di aumento dei prezzi e perdita di identità delle zone popolari. Infine, la recente approvazione del decreto sicurezza ha toccato direttamente la protesta, inasprendo le pene e i controlli e alimentando il timore di un restringimento degli spazi democratici e del diritto di dissenso.

Il doppio volto delle Olimpiadi: proteste e opportunità per l’Italia fra opposizione e promozione del territorio

La coesistenza di contestazione e apprezzamento per le Olimpiadi conferma la natura poliedrica dell’impatto di tali eventi su un Paese come l’Italia. Se da un lato le piazze esprimono disagio e allarme per i costi sociali e ambientali, dall’altro non si può sottovalutare il potenziale delle Olimpiadi come motore di crescita economica, sviluppo turistico e promozione internazionale dell’immagine nazionale.
Diversi esperti sottolineano come i grandi investimenti in infrastrutture, trasporti e servizi resteranno come eredità anche dopo la conclusione dell’evento. Al tempo stesso, il mondo produttivo, il settore turistico e i promotori italiani riconoscono nella vetrina olimpica un importante trampolino di lancio per l’export e la valorizzazione delle eccellenze del made in Italy. Questo doppio volto è ben rappresentato dalla presenza simultanea di cittadini che vivono gli effetti della trasformazione urbana e di visitatori affascinati dallo spettacolo sportivo e culturale.






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