Requisiti, tipologie di periodi riscattabili, calcolo dei costi, agevolazioni fiscali, modalità di pagamento e vantaggi, offrendo una sintesi sulle opzioni più adatte per migliorare la posizione.
Il riscatto dei contributi pensionistici rappresenta un'opportunità per lavoratori dipendenti, autonomi e titolari di Partita IVA intenzionati a valorizzare periodi privi di copertura contributiva o a completare il proprio percorso previdenziale. Questa pratica consente, mediante il versamento di un importo stabilito, di accreditare anni utili ai fini pensionistici, migliorando la propria posizione previdenziale sia in termini di accesso che di misura dell'assegno futuro. In un contesto lavorativo sempre più flessibile, in cui i percorsi di carriera possono includere interruzioni, formazione accademica, lavoro autonomo o l'esercizio di attività in modalità diverse dal lavoro dipendente, conoscere le regole del riscatto si rivela un elemento rilevante per la corretta pianificazione del proprio futuro pensionistico.
Il riscatto dei contributi è un istituto che permette ai lavoratori di integrare la propria posizione previdenziale attraverso il pagamento, a titolo oneroso, di somme destinate a coprire periodi scoperti da contribuzione. Tale facoltà si traduce nell'accredito di contributi figurativi equivalenti a quelli ordinari ai fini della maturazione e del calcolo della pensione.
Possono accedere a questo strumento tutti i soggetti iscritti a una delle gestioni previdenziali dell'INPS, siano essi:
I periodi riscattabili comprendono una varietà di situazioni tipiche nella storia lavorativa delle persone:
Il meccanismo del riscatto ordinario prende come base l'ultima retribuzione o l'ultimo reddito imponibile del richiedente, a cui si applica l'aliquota IVS (Invalidità, Vecchiaia, Superstiti) prevista dalla gestione previdenziale a cui si è iscritti. Questo significa che, a parità di reddito, il costo del riscatto varia in base alla categoria professionale, perché ogni gestione INPS applica una percentuale diversa.
Per i lavoratori dipendenti iscritti al Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, l'aliquota di computo è pari al 33%, applicata alla retribuzione lorda percepita nei dodici mesi precedenti la domanda. Un dipendente con una retribuzione annua di 30.000 euro pagherebbe quindi 9.900 euro per riscattare un anno (30.000 × 33%) e 19.800 euro per riscattarne due. Con una retribuzione più contenuta, ad esempio 24.000 euro, il costo scende a 7.920 euro per anno e 15.840 euro per due anni.
Anche chi è iscritto alle gestioni Artigiani e Commercianti dell'INPS applica la stessa aliquota IVS del 33%, calcolata però sul reddito imponibile ai fini previdenziali dichiarato nell'anno precedente la domanda. Un artigiano con un reddito di 25.000 euro pagherebbe 8.250 euro per un anno di riscatto e 16.500 euro per due anni. La differenza rispetto al dipendente non sta quindi nell'aliquota, identica, ma nella base di calcolo, che per l'autonomo riflette il reddito d'impresa dichiarato anziché la busta paga.
Chi ha una Partita Iva senza cassa previdenziale di categoria, tra cui rientra la maggior parte dei professionisti in regime forfettario, è iscritto alla Gestione Separata INPS, che nel 2026 applica un'aliquota del 26,07% per chi non ha altra copertura previdenziale obbligatoria. Un forfettario con un reddito imponibile di 25.000 euro pagherebbe quindi 6.517,50 euro per un anno di riscatto e 13.035 euro per due anni, una cifra inferiore rispetto a un dipendente o un artigiano con lo stesso reddito, proprio per effetto dell'aliquota più contenuta. Per chi in Gestione Separata ha invece un'altra tutela pensionistica obbligatoria, ad esempio perché già pensionato o dipendente in un'altra attività, l'aliquota scende ulteriormente al 24%.
Accanto al riscatto ordinario esiste il riscatto agevolato, riservato ai periodi di studio successivi al 1996, che si calcola su una base fissa: il reddito minimale della Gestione Artigiani e Commercianti, moltiplicato per l'aliquota del 33%. Nel 2026 questo si traduce in un costo di 6.208,95 euro per ogni anno da riscattare, per un totale di 12.417,90 euro per due anni, a prescindere dal fatto che il richiedente sia dipendente, autonomo o titolare di Partita Iva. Questa opzione conviene soprattutto a chi ha un reddito alto, perché in quel caso il riscatto ordinario risulterebbe molto più costoso, mentre per chi ha un reddito basso, come spesso accade ai forfettari nei primi anni di attività, il riscatto ordinario in Gestione Separata può risultare addirittura più conveniente di quello agevolato.
Chi decide di riscattare periodi ai fini pensionistici può avvalersi di diverse agevolazioni fiscali. Attualmente, la somma versata si può dedurre integralmente dal reddito Irpef. Questo consente al lavoratore di ottenere un abbattimento del reddito imponibile (e quindi nella maggior parte dei casi un beneficio diretto in termini di minori imposte dovute):
La dott.ssa Serena Benedetti è un'esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell'assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all'analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi...