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Tetto prezzi Eni diesel e benzina: quanto è il risparmio reale concreto e se conviene sempre

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di Alberto Pelletti pubblicato il

Dal 28 settembre Eni blocca benzina a 1,99 euro e diesel a 2,19: quanto si risparmia davvero al pieno e quando invece non conviene cambiare distributore.

Da lunedì 28 settembre il price cap fissato da Eni porta il diesel a 2,19 euro al litro e la benzina a 1,99 euro al litro, circa 17 centesimi in meno rispetto alla media attuale dei prezzi alla pompa. Per capire quanto vale davvero questo risparmio conviene partire da un caso concreto: un pieno medio da 50 litri, tipico per un'auto di media cilindrata, costa oggi circa 8,50 euro in meno rispetto a prima dell'introduzione del tetto.

Su base mensile, per un automobilista che percorre circa 1.200 chilometri al mese con un consumo medio di 7 litri ogni 100 chilometri (quindi intorno agli 84 litri mensili), il risparmio si aggira sui 14 euro al mese, che diventano circa 170 euro nell'arco di un anno intero se il tetto restasse in vigore per dodici mesi, ipotesi tutt'altro che scontata visto che l'iniziativa nasce come misura temporanea di 30 giorni con possibilità di proroga solo fino alla fine dell'anno.

Per chi percorre distanze più lunghe, come chi fa il pendolare su base quotidiana con tragitti superiori ai 100 chilometri al giorno, il risparmio mensile può facilmente superare i 25 o 30 euro, una cifra tutt'altro che simbolica considerando l'aumento generalizzato dei costi di trasporto degli ultimi mesi.

Il risparmio però non è automatico né uguale per tutti gli automobilisti italiani

Il primo limite del tetto Eni riguarda la sua applicazione territoriale: il price cap vale solo per gli impianti a marchio Enilive, non per l'intera rete di distribuzione presente sul territorio nazionale. Questo significa che chi vive in una zona dove i distributori Eni sono pochi o lontani rispetto ad altri marchi potrebbe non beneficiare affatto della misura, a meno di non essere disposto a percorrere qualche chilometro in più per raggiungere un impianto che applica il prezzo calmierato.

Qui entra in gioco un calcolo che ogni automobilista dovrebbe fare prima di considerare il risparmio come acquisito: se per raggiungere un distributore Eni servono, ad esempio, 10 chilometri in più di percorso rispetto al distributore più vicino, il consumo aggiuntivo di carburante per quel tragitto (circa 0,7 litri per un'auto media) va sottratto dal risparmio effettivo ottenuto sul prezzo.

Nella maggior parte dei casi il conto resta comunque favorevole, ma il margine di convenienza si riduce sensibilmente per chi deve allontanarsi molto dal proprio percorso abituale.

Un secondo elemento da considerare riguarda le eventuali difficoltà di approvvigionamento: il precedente francese di TotalEnergies, che ha introdotto un tetto simile ai prezzi in primavera, ha mostrato come una misura di questo tipo possa generare un aumento improvviso della domanda verso gli impianti più economici, con il rischio concreto di code più lunghe e, nei casi più critici, di temporanea scarsità di carburante proprio nei distributori che applicano il prezzo più basso. Prima di programmare rifornimenti sistematici solo presso Eni, quindi, vale la pena verificare la situazione reale nella propria zona nei primi giorni di applicazione della misura.

Perché la convenienza non riguarda solo il singolo pieno ma l'intero equilibrio del mercato

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda l'effetto che il tetto Eni potrebbe avere sul comportamento delle altre compagnie petrolifere presenti sul mercato italiano. Secondo quanto emerso dal dibattito tra gestori e associazioni dei consumatori, esiste una pressione crescente perché anche gli altri operatori si adeguino, almeno in parte, al nuovo prezzo calmierato, per non perdere quote di mercato a favore degli impianti Eni.

Se questo scenario si realizzasse davvero nelle prossime settimane, il risparmio per gli automobilisti potrebbe estendersi ben oltre i soli distributori a marchio Enilive, coinvolgendo l'intera rete distributiva nazionale e amplificando notevolmente l'effetto complessivo sulla spesa delle famiglie italiane per il carburante. Assoutenti, non a caso, ha chiesto direttamente al Governo di introdurre per legge un tetto ai prezzi valido per tutte le compagnie e non solo per Eni, proprio per evitare che il beneficio resti circoscritto a chi ha la fortuna di avere un distributore Enilive vicino a casa o al lavoro.

C'è però anche il rovescio della medaglia, sollevato con forza dai gestori indipendenti attraverso la Figisc: se le altre compagnie non riusciranno a reggere economicamente un allineamento al prezzo fissato da Eni, che può permettersi di assorbire il taglio grazie alle sue dimensioni e alla partecipazione pubblica nel capitale, il rischio è che alcuni impianti indipendenti finiscano fuori mercato nel medio periodo, riducendo nel tempo la concorrenza reale e, paradossalmente, la varietà di scelta per i consumatori una volta che la misura temporanea dovesse concludersi.

Le regole pratiche per capire se conviene sempre fare rifornimento da Eni

Per rispondere alla domanda se convenga sempre affidarsi al tetto Eni, la risposta corretta è che dipende da tre variabili concrete che ogni automobilista può verificare facilmente.

La prima riguarda la distanza dal distributore più vicino a marchio Enilive rispetto alle proprie abitudini di percorso quotidiano: se il distributore rientra comunque nel tragitto abituale verso il lavoro o altre destinazioni frequenti, il risparmio è netto e senza controindicazioni.

La seconda variabile riguarda la frequenza dei rifornimenti: chi fa il pieno una o due volte al mese trae un beneficio proporzionalmente minore rispetto a chi deve rifornirsi più spesso per motivi di lavoro, come rappresentanti, corrieri o chi utilizza l'auto per spostamenti professionali quotidiani, categorie per le quali il risparmio annuo può facilmente superare le 200 o 300 euro.

La terza variabile, meno prevedibile ma altrettanto importante, riguarda la durata effettiva della misura: essendo inizialmente prevista per soli 30 giorni con possibile proroga fino a fine anno, non è detto che il tetto resti in vigore abbastanza a lungo da giustificare cambiamenti stabili nelle proprie abitudini di rifornimento, come ad esempio la scelta di un percorso casa lavoro diverso solo per raggiungere un distributore Eni.

Il consiglio pratico più utile, in questa fase iniziale, è quello di monitorare per una o due settimane i prezzi effettivi praticati sia dai distributori Eni sia da quelli concorrenti nella propria zona, magari attraverso le app di confronto prezzi carburanti già disponibili, così da capire con dati reali e non teorici se il tetto porta un vantaggio concreto rispetto alle proprie abitudini di guida, oppure se la differenza di prezzo con altri distributori più comodi resta comunque contenuta e non giustifica cambiamenti nelle proprie routine quotidiane di rifornimento.




Alberto Pelletti

Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...