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Riscaldamento case, aumenti previsti fino a 600 euro all'anno con la nuova tassa sul carbonio

di Marcello Tansini pubblicato il
Riscaldamento case, aumenti previsti

Riscaldare casa rischia di diventare più caro: la nuova tassa sul carbonio ETS2 porterà aumenti fino a 600 euro all'anno per le famiglie italiane. Cosa cambia, le differenze territoriali e le soluzioni.

Dal 2027-2028, milioni di cittadini italiani dovranno confrontarsi con spese più elevate per riscaldare le proprie abitazioni, dovute all'applicazione di un prezzo delle emissioni di CO₂ anche sui settori civili e della mobilità leggera. Secondo uno studio di Bip, commissionato da Assogasliquidi-Federchimica, il nuovo meccanismo genererà per molte famiglie e imprese incrementi della spesa annua fino a 600 euro, a seconda delle condizioni climatiche, delle abitudini di consumo e delle aree del Paese.

Alla base di questi aumenti si trova la necessità di accelerare la transizione energetica, ma il rischio concreto è che il peso ricada in modo diseguale su territori e fasce di reddito diversi, sollevando interrogativi su come conciliare esigenze ambientali e tenuta sociale.

Che cos'è l'ETS2: meccanismo, obiettivi e funzionamento della tassa sul carbonio

L'ETS2 nasce come evoluzione del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS), attivo dal 2005 per settori industriali energivori, energetici e trasporti aerei. Dal 2027 (riprogrammato al 2028), il sistema interesserà anche il comparto residenziale e i trasporti stradali, con l'obiettivo dichiarato di ridurre il 42% delle emissioni rispetto ai valori del 2005 entro il 2030. Il funzionamento, basato su un meccanismo cap-and-trade, si fonda su:

  • Definizione di un tetto massimo (cap) alle emissioni per settore e distribuzione di permessi equivalenti a una tonnellata di CO₂ ciascuno.
  • Obbligo per i fornitori di combustibili di acquistare e restituire i permessi sulla base dei volumi di vendita e delle emissioni potenziali.
  • I prezzi dei permessi sono determinati dal mercato, con una riserva di stabilità (Market Stability Reserve) che ne limita la volatilità in caso di rialzi eccessivi.
  • L'offerta di permessi cala progressivamente (soft cap) stimolando investimenti in tecnologie più pulite e nell'efficienza energetica.
Non sono famiglie o microimprese a dover adempiere agli oneri amministrativi: questi sono in capo ai fornitori, ma gli effetti si trasferiscono sul prezzo finale di gas, combustibili e, di conseguenza, sulle bollette degli utenti. Il principio del chi inquina paga viene dunque esteso al quotidiano di molti cittadini europei, portando benefici climatici attesi, ma anche nuovi interrogativi sull'equità dei costi.

L'impatto economico dell'ETS2 sul riscaldamento domestico e sui costi energetici delle famiglie

Le ricadute sui costi energetici domestici si profilano come significative e variabili. Secondo le analisi di Bip, gli aumenti annui attesi per le famiglie possono oscillare da 83 a 230 euro per consumi medi di gas, ma con picchi che potrebbero avvicinarsi o superare i 600 euro l'anno nei contesti più sfavorevoli (zone fredde, elevati consumi, forniture poco efficienti). Le regioni del nord - come Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna - risultano più esposte, con stime superiori a 100 euro di extra-costo per la sola componente gas, mentre nel Mezzogiorno i rincari riguardano maggiormente l'elettricità.

Composizione dell'impatto stimato per famiglia tipo:

Voce

Rincaro annuo stimato

Riscaldamento domestico

83 - 230€

Carburanti auto

60 - 176€

Totale

~143 - 406€

Tuttavia, l'identikit reale degli impatti mostra differenze notevoli in base a zona, tecnologia utilizzata, capacità di investimento e condizioni contrattuali:

  • Coloro che dispongono di impianti efficienti e/o vivono in aree meno fredde subiranno aumenti ridotti, mentre chi si affida a vecchie caldaie e ha elevati consumi vedrà gravare maggiormente i rincari.
  • Gli aumenti relativi sono più pesanti per le famiglie con basse capacità di spesa e meno possibilità di intervenire su involucro e impianti.
Le simulazioni delle associazioni ambientaliste e delle authority energetiche convergono su un punto: senza misure di accompagnamento, il rischio di amplificare le disuguaglianze e alimentare la povertà energetica diventa concreto.

Il rischio di povertà energetica e le differenze territoriali: chi subirà maggiormente i rincari?

Il nuovo perimetro dell'ETS2 coinvolge anche il tessuto produttivo più esposto - piccole imprese, esercenti, artigiani e gestori di flotte - con possibili aumenti dei costi fino a 550 euro annui per microattività legate ai consumi di carburanti, secondo lo studio presentato da Bip. Le aziende che operano nei trasporti, nella logistica urbana e nel servizio di prossimità dovranno confrontarsi con:

  • Un incremento indiretto delle spese relative a carburanti e riscaldamento degli ambienti di lavoro.
  • La necessità di aggiornare impianti e veicoli per non perdere competitività rispetto a chi adotta subito tecnologie più pulite o si affida a combustibili alternativi (come GPL o biocarburanti).
  • La possibile difficoltà nel trasferire i sovrapprezzi ai clienti finali, specie in settori già compressi da margini ridotti.
La discussione sulla competitività del comparto riguarda anche la progressiva penalizzazione di chi adotta soluzioni obsolete e la percezione, evidenziata dagli operatori di settore, di incertezze regolatorie legate a continui cambiamenti normativi (si veda la revisione del Regolamento Ecodesign e la Direttiva Case Gree”).

Le stime mostrano che la vulnerabilità ai rincari non è omogenea in Italia, ma correlata a tre fattori chiave:

  • Condizioni climatiche - Nelle province settentrionali, dove l'inverno è rigido, l'impatto sugli oneri di riscaldamento sarà maggiore rispetto a sud o isole.
  • Inefficienza del patrimonio edilizio - Edifici datati e privi di isolamento concentrano i maggiori aggravi di spesa proprio tra le famiglie meno abbienti.
  • Capacità di investimento - I nuclei in difficoltà economica spesso non hanno accesso a strumenti di efficientamento, quindi subiscono tutto il rialzo dei prezzi.
Attualmente, secondo i principali indicatori (report ISPRA e PNIEC), oltre 2 milioni di italiani rientrano nella definizione di povertà energetica. Le analisi di varie università ed enti suggeriscono che, senza politiche mirate e accessibilità agli incentivi, la nuova tassa potrebbe incrementare questa platea, colpendo anche parte della classe media. Le zone rurali e montane restano più problematiche, poiché meno coperte da reti energetiche moderne e soggette a maggiore dispersione termica.

Soluzioni e politiche di mitigazione: il ruolo del Social Climate Fund e gli interventi per famiglie e microimprese

La Commissione Europea e i governi nazionali sono consapevoli delle criticità generate dall'introduzione del prezzo del carbonio: per questo, contestualmente all'ETS2, è stato predisposto il Social Climate Fund - dotazione di 86 miliardi di euro a livello comunitario (di cui poco più di 7 destinati all'Italia fino al 2032) - con tre obiettivi centrali:

  • Sostenere economicamente le fasce vulnerabili nelle spese per energia e riscaldamento.
  • Favorire l'accesso a tecnologie efficienti e incentivare il passaggio a pompe di calore, solare e mobilità elettrica, anche tramite microcredito e incentivi agevolati.
  • Potenziamento del trasporto pubblico locale e politiche contro la “mobility poverty”.
L'implementazione richiede, tuttavia, rapidità ed efficacia nei metodi di accesso agli incentivi. Il rischio, più volte sottolineato dagli esperti, è che la burocrazia freni la circolazione delle risorse proprio verso chi ne ha maggiore necessità, ritardando o riducendo l'efficacia del supporto. Secondo Legambiente, Kyoto Club, e i principali think tank energetici, servono strategie strutturali nei seguenti ambiti:
  • Riqualificazione energetica con detrazioni più generose e sgravio fiscale fino al 100% per i nuclei incapienti.
  • Estensione del Reddito Energetico agli affittuari, supportando modelli di autoconsumo collettivo e teleriscaldamento.
  • Incentivi alla mobilità sostenibile, inclusa la sharing mobility e flotte a basse emissioni, con IVA agevolata e fondi per l'acquisto di veicoli elettrici da parte delle microimprese.
  • Attivazione di nuclei territoriali di supporto e informazione sulle opportunità di accesso agli strumenti di mitigazione.
Il successo della politica di equità dipenderà dalla reale accessibilità delle misure e dalla capacità di adattare i supporti ai differenti bisogni delle comunità locali.

Transizione energetica, direttiva case green ed efficienza: quali alternative e opportunità per ridurre i costi?

La riduzione delle spese energetiche per famiglie e microimprese passa anche, e soprattutto, attraverso un profondo rinnovamento del patrimonio edilizio e degli impianti. La Direttiva EPBD (“Case Green”), approvata nel 2025, stabilisce tappe stringenti:

  • Riduzione dei consumi del settore residenziale del 16% entro il 2030 e oltre il 20% entro il 2033 rispetto ai valori del 2020.
  • Obbligo per i nuovi edifici di essere a zero emissioni dal 2030.
  • Bando progressivo alla commercializzazione di caldaie a gas dal 2040, fatto salvo l'apparente revisione del Regolamento Ecodesign in corso.
I benefici sono evidenti laddove si investa in efficientamento termico (cappotti, infissi evoluti, coibentazioni) e in impianti alimentati da energie rinnovabili (pompe di calore, fotovoltaico plug&play). Le moderne caldaie a condensazione, specie se alimentate da fonti rinnovabili come bioGPL o rDME, consentono comunque di perseguire obiettivi di decarbonizzazione a costi accettabili, evitando disagi eccessivi.

La tabella che segue riassume alcune alternatività tecnologiche e relativo impatto sui costi energetici:

Tecnologia

Potenziale risparmio annuo

Pannelli fotovoltaici + batteria domestica

100-200€

Caldaia a condensazione + bioGPL

40-100€

Pompa di calore avanzata

120-230€

Il mix di rinnovabili, efficienza diffusa e strumenti di supporto è la chiave per evitare che l'ETS2 diventi esclusivamente una voce di costo: al contrario, può stimolare un percorso virtuoso di riqualificazione dell'abitare e di riduzione della vulnerabilità alle oscillazioni dei mercati fossili.