In vent’anni le donne hanno guadagnato appena sei minuti di tempo libero al giorno. Lavorano di più fuori casa e meno tra le faccende domestiche, ma il carico resta impari: la doppia giornata pesa soprattutto sulle madri.
Tra il 2003 e il 2023 le donne occupate tra 25 e 64 anni hanno guadagnato appena sei minuti di tempo libero al giorno: da 2 ore e 46 minuti a 2 ore e 52. Nello stesso ventennio è cresciuto il lavoro retribuito ed è diminuito quello familiare. Il tempo recuperato, però, si è tradotto solo in minima parte in riposo. È il segno di un cambiamento concreto, ma ancora incompleto.
Il confronto si basa sulle rilevazioni Istat sull’uso del tempo del 2003 e del 2023 e riguarda le donne occupate tra i 25 e i 64 anni che vivono in coppia. Per loro il tempo libero è passato da 166 a 172 minuti al giorno. Sei minuti in più, nell’arco di due decenni.
Nel 2023 gli uomini della stessa fascia d’età hanno a disposizione 3 ore e 30 minuti di tempo libero al giorno, pari a 210 minuti. Rispetto ai 172 minuti delle donne, il divario è di 38 minuti ogni giorno. In una settimana, quasi quattro ore e mezza.
Il dato dei sei minuti riguarda le occupate tra 25 e 64 anni; quello dei 38 minuti confronta le lavoratrici con i partner uomini nelle coppie in cui entrambi sono occupati. La condizione lavorativa, l’età e la composizione della famiglia incidono sulla quantità di tempo disponibile e sulle attività da svolgere durante la giornata.
Una rilevazione Istat del 2024, condotta su persone di almeno sei anni, offre una fotografia più ampia. Nei giorni feriali il tempo libero è in media di 3 ore e 23 minuti, nei festivi sale a 4 ore e 49. Tra le donne e gli uomini, anche nei giorni festivi, resta uno scarto netto: 4 ore e 28 minuti per le donne, contro 5 ore e 10 per gli uomini. Quarantadue minuti in meno.
Dal 2003 al 2023, tra le donne occupate il tempo dedicato al lavoro retribuito è salito da 31 ore e 52 minuti alla settimana a 33 ore e 25 minuti. Nello stesso periodo le ore di lavoro familiare non retribuito sono diminuite di oltre tre alla settimana. Sommando le due componenti, il totale è passato da 59 ore e 14 minuti a 57 ore e 19. Quasi due ore settimanali in meno di lavoro complessivo; il tempo libero quotidiano, però, è aumentato di appena sei minuti.
Una parte del tempo sottratto alle incombenze domestiche è stata assorbita dal lavoro retribuito e dalle altre necessità della giornata. La riduzione delle faccende non ha quindi prodotto un aumento equivalente delle ore personali. Per molte donne il cambiamento ha significato spostare tempo da un’attività all’altra, senza riuscire a ritagliarsi un periodo di riposo proporzionato.
Il quadro non è uguale per tutte, ma l’aumento dell’occupazione femminile e la diminuzione del lavoro domestico non hanno portato a una divisione paritaria del tempo. Nel 2023, le donne dedicano in media 4 ore e 21 minuti al giorno alle attività familiari non pagate. Gli uomini ne dedicano 1 ora e 54. La differenza, 2 ore e 27 minuti, supera il doppio del tempo maschile.
Rispetto al 2003 il divario si è ridotto di 55 minuti. La distanza resta ampia. Nel lavoro familiare rientrano la cura delle persone e la gestione della casa: preparare i pasti, fare le pulizie, occuparsi degli acquisti.
Nel 2003 le donne dedicavano alle attività domestiche 5 ore e 20 minuti al giorno. Nel 2023 il dato è sceso a 4 ore e 25. Per gli uomini, invece, il tempo è aumentato da 1 ora e 35 minuti a 2 ore e 3 minuti quotidiane. Il cambiamento si muove in entrambe le direzioni: diminuisce l’impegno femminile e cresce quello maschile, ma l’aumento degli uomini non compensa il volume di lavoro che continua a ricadere sulle donne.
Nel confronto sul lavoro familiare non retribuito, il tempo medio giornaliero femminile è pari a 4 ore e 21 minuti. Per le attività domestiche femminili, il dato riportato nel raffronto tra 2003 e 2023 è di 4 ore e 25 minuti. Entrambi restituiscono lo stesso quadro: nel 2023 le donne dedicano alle necessità familiari molte più ore degli uomini.
La ripartizione è evidente anche nelle coppie occupate tra 25 e 64 anni. Nel 2023 le lavoratrici svolgono il 68,9% del lavoro familiare complessivo, mentre ai partner uomini spetta il 31,1%. Tra il 2013 e il 2023 queste quote sono rimaste sostanzialmente stabili. Avere un impiego retribuito si accompagna così, per molte donne, a una parte maggioritaria del lavoro domestico nella seconda parte della giornata.
Per le madri che lavorano, la sovrapposizione fra occupazione e cura si traduce in un carico preciso: quasi un’ora di lavoro su due è lavoro familiare non retribuito. La componente domestica pesa quindi molto sul tempo complessivo di lavoro. Alle mansioni professionali si affiancano l’assistenza ai figli e la gestione della vita familiare, attività necessarie che non ricevono una retribuzione.
Nelle coppie con figli, la distribuzione del lavoro familiare conferma lo squilibrio. Nel 2023 le madri svolgono il 49% del tempo familiare complessivo, i padri il 22,3%. Sono quote del lavoro familiare svolto. La cura dei figli e l’organizzazione della casa restano concentrate soprattutto sulle donne, e questo aiuta a capire perché meno ore dedicate alle faccende non si traducano automaticamente in più tempo per sé.
Tra le madri occupate, nel 2023 il 62,6% supera le 60 ore settimanali di lavoro complessivo. Il 30,4% dichiara livelli elevati di stress. Occupazione, cura dei figli e gestione familiare convivono così con poco tempo libero e con una pressione che riguarda una parte ampia delle lavoratrici con figli.
Negli ultimi vent’anni è aumentato il tempo che le donne occupate dedicano al lavoro pagato. Il tasso di occupazione misura invece quante donne lavorano rispetto alla popolazione della stessa età. Per il 2023, nella fascia tra 15 e 64 anni, il tasso italiano è pari al 52,5%, il più basso nell’Unione europea. Le ore settimanali lavorate e il tasso di occupazione sono dunque due misure differenti: la prima riguarda il tempo retribuito di chi lavora, il secondo la quota di donne occupate.
Considerati insieme, questi dati mostrano i limiti del progresso. Le donne occupate hanno aumentato il tempo destinato al lavoro retribuito e ridotto una parte delle ore domestiche; la partecipazione femminile resta contenuta e il lavoro familiare continua a gravare soprattutto su di loro. La giornata è cambiata, ma non ha liberato una quantità proporzionale di tempo per il riposo, le relazioni o le attività personali.
Anche l’indagine sul tempo libero del 2024 registra un aumento rispetto al 2015. Nei giorni feriali la media è passata da 3 ore e 9 minuti a 3 ore e 23. È cresciuta anche la soddisfazione per la quantità di tempo libero, al 62,5%, e per la qualità, al 71,4%. I dati riguardano la popolazione dai sei anni in su, mentre il confronto tra le occupate registra sei minuti guadagnati in vent’anni. Le due rilevazioni descrivono gruppi e periodi diversi.
Alla crescita della soddisfazione generale si affiancano segnali di pressione. Nel 2024, tra le persone di almeno 15 anni, la quota di chi dichiara di non avere mai tempo libero nei giorni feriali è arrivata al 5,9%, dal 4,4% del 2015. Tra gli occupati è aumentata anche la percentuale di chi svolge attività lavorative nel tempo libero o oltre il normale orario di lavoro: dal 30,8% al 45,6% nello stesso intervallo.
La media del tempo libero, dunque, non racconta da sola come si distribuiscono le ore nella vita quotidiana. Una quota crescente di occupati continua a lavorare fuori dall’orario normale, mentre una parte della popolazione dichiara di non avere mai tempo libero nei giorni feriali. Il miglioramento complessivo della soddisfazione convive con esperienze molto diverse.
La stessa indagine del 2024 rileva, nei giorni festivi, una differenza di 42 minuti tra donne e uomini. Registra inoltre un carico di lavoro domestico e di cura pari a 3 ore e 52 minuti per le donne e 2 ore e 35 per gli uomini. Anche nelle ore non lavorative le responsabilità familiari sono distribuite in modo diseguale e riducono il tempo che le donne possono dedicare a sé.
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...