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Quasi 25 anni sui mezzi della Roma-Viterbo come meccanico poi la malattia: come la vedova ha ottenuto la rivincita

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il
Quasi 25 anni mezzi Roma Viterbo come meccanico malattia causa vedova

Una donna di 80 anni di Soriano nel Cimino, dopo quasi dieci anni di battaglia legale, ottiene dalla Corte d’Appello di Roma il riconoscimento dell’origine professionale del tumore che nel 2016 ha ucciso il marito, ex meccanico Cotral. Il risarcimento è di 200mila euro.

Ci sono storie che raccontano più di mille statistiche quanto possa pesare, a distanza di decenni, un lavoro svolto in condizioni che oggi definiremmo inaccettabili. È la storia di un meccanico della provincia di Viterbo, morto nel 2016 a causa di un tumore ai polmoni, e di sua moglie, che per quasi dieci anni ha combattuto nelle aule di giustizia per ottenere un riconoscimento: quello che la malattia del marito era nata in officina, tra freni, guarnizioni e polveri.

Una vita in officina: 24 anni sui mezzi Cotral e l'insorgere della malattia

L’uomo aveva lavorato per 24 anni, dal 1976 al 2000, nella manutenzione dei mezzi Cotral, la società regionale che gestisce il trasporto pubblico nel Lazio. Il suo impiego era legato in particolare alla linea Roma-Viterbo, una delle direttrici più frequentate della regione, che richiedeva una manutenzione costante e puntuale dei veicoli.

Il suo lavoro quotidiano consisteva nell’intervenire su freni, guarnizioni e componenti meccaniche, parti che in quegli anni contenevano amianto. Si trattava di un materiale largamente impiegato nell’industria e nei trasporti per la sua resistenza al calore e all’attrito, ma che nascondeva un rischio gravissimo. Ogni intervento su ferodi, ganasce e guarnizioni significava lavorare materiali che liberavano fibre e polveri nell’aria delle officine, respirate ogni giorno dai lavoratori senza adeguate protezioni.

Per oltre due decenni, quindi, il meccanico è stato esposto in modo continuativo a una sostanza che oggi sappiamo essere cancerogena. Una esposizione silenziosa, quotidiana, spesso inconsapevole, che ha lasciato il segno molti anni dopo.

Una delle caratteristiche più insidiose delle patologie legate all’amianto è la lunga latenza. Le fibre inalate possono restare nell’organismo per anni, anche per trenta o quarant’anni, prima di dare origine a malattie come il mesotelioma, l’asbestosi o il carcinoma polmonare.

Questo spiega perché molti lavoratori che hanno smesso di operare a contatto con l’amianto negli anni Novanta o Duemila si ammalano solo oggi. Nel caso del meccanico Cotral, l’attività lavorativa era terminata nel 2000, ma il tumore ai polmoni si è manifestato molti anni più tardi, fino a portarlo alla morte nel 2016.

Proprio la distanza temporale tra esposizione e malattia rende spesso complicato il percorso per ottenere il riconoscimento della natura professionale della patologia. Dimostrare che quel tumore sia stato causato dal lavoro svolto decenni prima richiede perizie mediche, documentazione, testimonianze e una ricostruzione precisa delle mansioni e degli ambienti di lavoro.

Il dolore della perdita e l’inizio della battaglia

Dopo la morte del marito, la donna avrebbe potuto limitarsi a elaborare il lutto. Ha scelto invece di andare fino in fondo, convinta che la malattia che aveva portato via il suo compagno di vita fosse legata a quanto respirato per anni in officina.

La prima tappa del percorso è stata la richiesta all’Inail del riconoscimento della malattia professionale e delle relative prestazioni previste per i superstiti. La risposta, però, è stata negativa: l’istituto ha rifiutato di riconoscere il nesso tra il tumore e l’attività lavorativa.

Un primo no che avrebbe potuto spegnere ogni speranza. La vedova ha deciso invece di rivolgersi alla giustizia, affrontando un cammino lungo, fatto di udienze, consulenze tecniche e attese.

Anche il primo grado di giudizio non ha dato l’esito sperato. Il tribunale ha emesso una sentenza sfavorevole alla donna, respingendo di fatto le sue richieste. Per molti, a quel punto, sarebbe stato naturale arrendersi: due risposte negative, anni già trascorsi, un’età avanzata e la stanchezza di una vicenda dolorosa.

Ma la signora, oggi 80 anni, residente a Soriano nel Cimino, in provincia di Viterbo, ha scelto di proseguire. Ha presentato appello, affidandosi ancora una volta ai propri legali e credendo fino in fondo nella fondatezza della sua causa.

La Corte d’Appello di Roma ribalta il verdetto

La svolta è arrivata dalla Corte d’Appello di Roma, che ha accolto le ragioni della vedova. Con una sentenza appena diventata definitiva, i giudici hanno riconosciuto l’origine professionale del tumore ai polmoni che nel 2016 aveva causato la morte del meccanico.

La decisione ha stabilito un risarcimento di 200mila euro a favore della donna. Una somma importante, ma che per lei rappresenta soprattutto il segno tangibile di un principio: quello secondo cui il lavoro del marito, svolto per ventiquattro anni a contatto con materiali pericolosi, è stato la causa della malattia.

La sentenza assume un valore che va oltre l’aspetto economico. Riconoscere il nesso causale tra l’esposizione all’amianto in officina e il tumore significa restituire dignità alla memoria di un lavoratore e dare una risposta a chi, per anni, ha chiesto soltanto che la verità fosse messa nero su bianco.

Il percorso della vedova è durato quasi dieci anni. Un tempo lunghissimo, che testimonia quanto possa essere faticoso, per le famiglie dei lavoratori ammalati, ottenere giustizia in casi legati all’amianto.

Ogni fase ha richiesto energie, risorse e fiducia: il confronto con l’Inail, l’avvio della causa civile, la delusione della prima sentenza, la decisione di appellarsi, l’attesa del nuovo giudizio. Una determinazione che ha permesso di arrivare a un esito che, a un certo punto, sembrava lontano.

Questa vicenda dimostra che la perseveranza può fare la differenza e che, anche dopo una sconfitta, il sistema giudiziario può offrire una nuova occasione di verifica e di giustizia.

Cosa possono fare i familiari di lavoratori esposti all’amianto

La storia del meccanico Cotral offre anche spunti pratici per chi si trova in situazioni simili. Alcuni passaggi possono risultare utili:

  • Raccogliere la documentazione sul periodo lavorativo, come buste paga, contratti, attestazioni delle mansioni svolte e testimonianze di colleghi.
  • Ottenere la cartella clinica completa e le diagnosi che attestino la patologia.
  • Rivolgersi all’Inail per presentare la domanda di riconoscimento della malattia professionale, anche in caso di decesso del lavoratore.
  • Affidarsi a un legale esperto in diritto del lavoro e in cause per amianto, valutando eventuali ricorsi in caso di rigetto.
  • Considerare l’appello, perché un esito sfavorevole in primo grado non chiude necessariamente la partita.
Ogni caso ha le sue specificità, ma conoscere i propri diritti e i passaggi da seguire può fare la differenza.

Per la donna di Soriano nel Cimino la sentenza non riporta indietro il marito, scomparso nel 2016 dopo anni di lavoro vissuti in officina al servizio del trasporto pubblico. Ma rappresenta una forma di riconoscimento, il segno che quanto da lei sostenuto fin dall’inizio era vero.

La vicenda mette in luce il costo umano di decenni in cui la sicurezza sul lavoro non era al centro delle priorità. E ricorda quanto sia essenziale continuare a tutelare chi, ancora oggi, opera in ambienti potenzialmente rischiosi, garantendo prevenzione, formazione e controlli.

Dopo quasi dieci anni di attesa, un primo rifiuto dell’Inail e una sentenza sfavorevole, la Corte d’Appello di Roma ha scritto la parola fine a una battaglia lunga e dolorosa. Una battaglia che oggi si chiude con una decisione definitiva e con un messaggio chiaro: il lavoro non deve mai costare la vita, e chi perde un familiare a causa di esso ha diritto a ottenere verità e giustizia.






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Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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