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Quattro storie di successo di musulmani in Italia dopo Abdul El-Sayed primo senatore in Usa: non ci sono i maranza

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di Marcello Tansini pubblicato il
Quattro storie di successo di musulmani in Italia dopo Abdul El-Sayed primo senatore in Usa: non ci sono i maranza

Un figlio di immigrati egiziani conquista il Senato di Washington. In Italia quali volti di origine straniera sono arrivati in Comune, in consiglio e alla guida di un’azienda? Quattro storie e i dati.

Il Michigan ha scelto. Abdul El-Sayed, democratico di 42 anni, ha battuto il repubblicano Mike Rogers nella corsa al Senato degli Stati Uniti, e secondo l’Associated Press diventa il primo musulmano eletto nella storia della camera alta americana. La proiezione è arrivata nella notte tra il 3 e il 4 novembre. Con il 90,1% delle sezioni scrutinate, El-Sayed era al 53% (2.507.454 voti) contro il 45% di Rogers (2.172.586): un margine di circa sette punti, ma il dato è parziale e può cambiare a scrutinio concluso. La notizia, per l’Italia, apre una domanda che i dati permettono di affrontare solo in parte: quanti musulmani sono arrivati a ruoli pubblici di rilievo nel nostro Paese, e che storie raccontano?

Chi è El-Sayed: dal sobborgo di Detroit al seggio di Peters

Nato e cresciuto nella periferia di Detroit, figlio di immigrati egiziani, El-Sayed è laureato in medicina alla Columbia University, ma non ha esercitato come medico. È stato professore assistente di epidemiologia alla Columbia e ha guidato strutture di sanità pubblica a Detroit e nella contea di Wayne. Il seggio è quello lasciato libero dal democratico Gary Peters, che non si è ricandidato. Il suo cammino non era scontato, perché prima di battere Rogers ha dovuto superare una competizione interna al partito: alle primarie democratiche del 4 agosto ha vinto con il 48,5% contro il 47,5% di Haley Stevens, uno scarto di un solo punto, e il 4% è andato a Mallory McMorrow. In quella corsa l’Associated Press ha assegnato la gara a El-Sayed alle 9:54 di mercoledì 5 agosto.

Nel suo discorso della vittoria El-Sayed ha parlato di un giuramento «in gennaio», che non è una data ufficiale ma una sua dichiarazione. Quello che conta, per chi racconta la notizia, è il primato: nessun musulmano era mai arrivato al Senato di Washington, e il risultato è un fatto storico a prescindere dal giudizio politico su di lui. Su di lui, negli Stati Uniti, il dibattito politico è acceso e non lo riassumiamo qui.

Quanto è comparabile con l’Italia: sistemi diversi, numeri diversi

Il confronto con l’Italia va fatto con cautela. Il Senato americano ha 100 seggi, si vota per Stato e un candidato può costruire una carriera su un territorio. In Italia la strada passa dalle liste dei partiti e, per chi nasce da genitori stranieri, dalla cittadinanza: chi è nato in Italia da stranieri la ottiene di norma a 18 anni, dopo una residenza continuativa, e per i naturalizzati servono anni di residenza. Nei casi che abbiamo trovato, gli eletti di fede islamica ricoprono cariche locali. Non esiste, nei documenti che abbiamo consultato, un conteggio ufficiale degli eletti di fede islamica, e ricostruirlo caso per caso non è possibile qui. Quello che si può fare è raccontare alcune storie documentate, tenendo distinte le cose accertate da quelle riferite.

Sumaya Abdel Qader, la sociologa nata a Perugia che entrò nel consiglio di Milano

La prima storia è quella di Sumaya Abdel Qader, nata a Perugia da genitori di origine giordana e palestinese, sociologa e attivista per i diritti delle donne. Nel giugno 2016, a 38 anni, è stata eletta consigliera comunale a Milano nelle file del Partito Democratico con oltre mille preferenze. Al Jazeera la descrive come la prima consigliera comunale di Milano a indossare l’hijab, precisando che non è il primo caso in Italia. È un dettaglio che conta: il primato riguarda Milano e il velo, non l’intera penisola. La sua candidatura ha suscitato anche polemiche politiche durante la campagna, che non abbiamo verificato e che non cambiano il fatto: una cittadina italiana, nata in Umbria, ha ottenuto oltre mille preferenze in una grande città.

Moreno Marsetti, il sindaco leghista di Malo

Il secondo caso è quello di Moreno Marsetti, eletto sindaco di Malo, in provincia di Vicenza, nel settembre 2020 con il 44,48% dei voti, pari a 3.638 preferenze. Era stato per cinque anni assessore alla sicurezza nella giunta uscente e si presentava con la Lega. Viene indicato come il primo sindaco musulmano e leghista di un comune vicentino. Ha dichiarato di non essere praticante e, dopo l’elezione, di aver contattato il parroco per collaborare con la comunità religiosa e sociale del paese. Tra i suoi propositi c’era la fusione di Malo con Monte di Malo. È una storia che dice due cose: la fede islamica non ha impedito a un candidato di centrodestra di essere eletto in un comune del Nord-Est, e allo stesso tempo l’identità religiosa di Marsetti è stata raccontata dai giornali come una notizia, segno che in Italia resta ancora un’eccezione.

Arturo Cerulli, il sindaco di Monte Argentario

La terza figura è Arturo Cerulli, sindaco di Monte Argentario, in provincia di Grosseto, località di circa 11.000 abitanti. Secondo un editoriale de il Giornale, nato a Porto Santo Stefano, ingegnere nucleare e convertito all’Islam da oltre trent’anni, con il nome arabo Abdul Kabir, sarebbe stato eletto la prima volta nel 2008 con il centrodestra e rieletto nel 2023. Lo stesso testo lo indica come probabile primo sindaco musulmano d’Italia, precisando che «il dibattito è aperto». Si tratta di un testo d’opinione e le informazioni biografiche non sono state verificate con altre fonti: la sua carica di sindaco risulta però dalle cronache locali di La Nazione, anche nei mesi più recenti.

Gli imprenditori: i numeri e una storia da Padova

Sul fronte economico i dati ci sono, ma non dicono la religione. Il Rapporto Immigrazione e Imprenditoria del Centro Studi IDOS con CNA conta 659.709 imprese guidate da immigrati nel 2024: il 73% sono ditte individuali, e in dieci anni sono cresciute del 32,7%, mentre l’imprenditoria italiana complessiva è calata dell’1,7%. Le società di capitale sono aumentate del 160%. Tra i titolari di imprese individuali la prima nazionalità è il Marocco, con 58.273 titolari, seguito da Romania e Cina; crescono l’Egitto (+40%), il Bangladesh (+47,3%) e il Pakistan (+130,7%). Va ricordato che la nazionalità non indica la fede di chi guida l’impresa: le statistiche non la rilevano.

Dentro quei numeri c’è la storia di Abderrahim Naji, 59 anni, nato in Marocco nel 1967. È arrivato in Italia nel 1989, a 22 anni, dopo aver girato l’Europa: il Mattino di Padova racconta che arrivò in treno dalla Svizzera e si svegliò a Padova. Ha lavorato otto anni come dipendente di Cs Stampi, a Piazzola sul Brenta, e nel 1997 ha rilevato l’azienda.

Oggi guida Cs Stampi e Brenta Group, con sede a Molvena (Vicenza): più di 300 dipendenti e oltre 30 milioni di euro di fatturato per il gruppo. Nel 2015 Cs Stampi ne aveva 33 e quasi 7 milioni di ricavi. Nello stesso anno ha ricevuto il premio MoneyGram come imprenditore immigrato dell’anno, e ora ha ottenuto un riconoscimento «Piano Mattei Africa» nel progetto «Visioni Made in Italy» di Simest e Farnesina, per il docufilm «Oltre il Confine». Non si conosce la sua fede religiosa: lo citiamo perché di origine marocchina, non perché sia noto come musulmano.

Cosa dicono queste storie e cosa non dicono

Quattro storie non fanno una statistica. Una consigliera di centrosinistra a Milano, un sindaco leghista nel Vicentino, un sindaco convertito in Toscana e un imprenditore di origine marocchina in Veneto mostrano che il successo, in politica e nell’impresa, è possibile in Italia anche per chi viene da una minoranza, anche in schieramenti opposti. Non dimostrano che questa sia la norma né che l’integrazione sia completa, e di Naji non conosciamo la fede: Marsetti non è praticante, Cerulli è un convertito, la candidatura di Abdel Qader è stata al centro di polemiche politiche.

Allo stesso modo, parlare di storie di successo non autorizza a trarre conclusioni su interi gruppi di giovani: non esistono dati che permettano di affermare o negare qualcosa su fenomeni come i «maranza», termine gergale e non statistico, e per questo preferibilmente non da usare come categoria.

Il caso El-Sayed, in definitiva, è utile a chi guarda dall’Italia per un motivo semplice: mostra che in un Paese dove i musulmani sono una minoranza, un seggio al Senato può andare a un figlio di immigrati, con un vantaggio di circa sette punti sul candidato repubblicano, e senza che questo cancelli il dibattito. In Italia il tema è aperto: per capire quanto, servirebbe un censimento degli eletti di origine straniera che oggi non risulta disponibile.




Marcello Tansini

Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...