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Reddito di cittadinanza 2.0: 6500 euro per chi è escluso dall'assegno di inclusione

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di Dott. Giovanni Matano pubblicato il

Il M5S rilancia un Reddito di cittadinanza 2.0 da 6.500 euro l’anno, con un contributo per la casa e platea estesa agli occupabili. La proposta prevede obblighi, formazione e incentivi al lavoro, ma restano da definire risorse e tempi.

Il Movimento 5 Stelle propone una nuova misura nazionale contro la povertà, presentata come evoluzione del Reddito di cittadinanza. Il progetto punta a includere sia le persone in condizioni di fragilità sia gli adulti considerati occupabili, affiancando al sostegno economico obblighi di attivazione lavorativa. Tra i dati illustrati figurano una soglia di base di 6.500 euro annui e un contributo per le spese abitative. Sono però importi e criteri di una proposta politica: non esiste ancora un sussidio operativo con queste caratteristiche, né una procedura per presentare domanda. Le regole effettive dipenderebbero da un eventuale provvedimento legislativo e dai finanziamenti stanziati.

La proposta presentata a Nova: obiettivi e programmi

Alla kermesse Nova, organizzata a Milano il 19 e 20 settembre, il M5S ha votato alcuni pilastri del programma da sottoporre agli alleati del cosiddetto Campo largo. La versione 2.0 del Reddito di cittadinanza è stata indicata come una delle misure caratterizzanti dei pentastellati in vista delle elezioni politiche del 2027. Si tratta quindi di un indirizzo programmatico, non di un beneficio approvato dal Parlamento.

L’impostazione riprende l’idea di un sostegno al reddito non limitato ai nuclei con componenti fragili. Il Movimento motiva la scelta anche con i possibili cambiamenti del mercato del lavoro legati all’intelligenza artificiale, che potrebbero rendere più instabili alcune occupazioni e accrescere il bisogno di protezione economica. La proposta, secondo quanto illustrato, dovrebbe combinare trasferimenti monetari, percorsi di formazione e ricerca di un impiego.

Il progetto si colloca nel confronto con l’attuale sistema, articolato soprattutto tra Assegno di inclusione (Adi) e Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl). Il M5S intende superare la distinzione tra persone considerate fragili e occupabili, facendo rientrare queste ultime in un’unica cornice di sostegno, con condizioni di attivazione. Non sono ancora definiti tutti i requisiti, le modalità di calcolo, la durata e le procedure di controllo: i dettagli dovrebbero essere precisati in una legge e nei successivi atti attuativi.

Importi nuovo sussidio: 6.500 euro annui e contributo per casa

La proposta individua una soglia di sostegno di 6.500 euro annui, a cui potrebbe aggiungersi un importo fino a 3.640 euro per le spese dell’abitazione. Il contributo sarebbe riferito all’affitto o al mutuo, secondo i criteri che dovranno essere stabiliti. La somma massima teorica delle due componenti è quindi pari a 10.140 euro l’anno, ma non va interpretata come un importo garantito a ogni beneficiario: la misura è ancora programmatica e non sono stati precisati i requisiti economici, la scala di equivalenza o le modalità di erogazione.

Il riferimento ai 6.500 euro annui non chiarisce, da solo, se la cifra sarebbe un tetto, una soglia minima integrabile o un valore calcolato in base alla situazione familiare. Per stabilire quanto spetterebbe a una persona o a un nucleo servirebbero almeno le regole su redditi, patrimonio, Isee, composizione della famiglia e altre prestazioni percepite. Anche per il sostegno abitativo occorrerebbe definire quali contratti e spese sarebbero ammessi, e come verrebbe verificato il costo effettivo.

Di conseguenza, al momento non è possibile determinare l’importo mensile né confrontarlo in modo puntuale con quello dell’Adi o dell’Sfl. La cifra annua di base equivale a circa 541,67 euro al mese se divisa per dodici, ma questa è una semplice conversione aritmetica, non l’indicazione di una rata mensile promessa dal M5S. Mancano inoltre indicazioni definitive su durata, rinnovo, compatibilità con altri aiuti e riduzioni in caso di redditi da lavoro. Questi elementi inciderebbero direttamente sul valore netto effettivamente riconosciuto.

Chi sono i beneficiari: inclusi gli occupabili esclusi dall’Assegno di inclusione

Il cambiamento più evidente rispetto all’assetto attuale sarebbe l’estensione del sostegno agli adulti occupabili, cioè persone in età lavorativa non individuate come fragili secondo i criteri dell’Assegno di inclusione. Nella presentazione della proposta è stato richiamato un bacino di circa 580mila individui oggi esclusi dall’Adi. Il dato descrive la platea indicata nel dibattito politico e non equivale a una stima ufficiale dei futuri ammessi: per quantificarla servirebbero requisiti e soglie approvati per legge.

L’Adi è destinato ai nuclei con almeno un componente minorenne, con disabilità, di almeno 60 anni oppure in condizione di svantaggio e inserito in un programma di cura e assistenza dei servizi competenti. Le persone occupabili che non rientrano in tali condizioni possono invece accedere, se soddisfano i requisiti, all’Sfl, legato alla partecipazione a iniziative di formazione, orientamento o attivazione lavorativa. La riforma proposta mira a ricondurre queste platee entro una misura più ampia, senza rinunciare agli obblighi previsti per chi può lavorare.

Secondo l’impostazione illustrata, anche gli occupabili riceverebbero un trattamento economico ricondotto ai parametri dell’attuale Adi. Non è però possibile concludere che ogni persona avrebbe automaticamente lo stesso assegno: mancano le regole di calcolo per i singoli nuclei, compresi i criteri per reddito e patrimonio e le eventuali maggiorazioni familiari. Restano inoltre da chiarire i requisiti di cittadinanza e residenza, le incompatibilità con altri sostegni e il coordinamento con le prestazioni già in corso.

Obblighi per i beneficiari: progetti comunali e patto per lavoro e formazione

L’accesso al nuovo sostegno sarebbe accompagnato da obblighi di partecipazione, con percorsi differenziati in base alla condizione del beneficiario. Per gli occupabili la proposta indica due impegni principali:

  • Progetti utili alla collettività (Puc) organizzati dai Comuni, per almeno otto ore settimanali;
  • Patto per il lavoro e la formazione, da costruire con i servizi per l’impiego, le agenzie per il lavoro e, secondo il percorso, le imprese.
I Puc riporterebbero nel progetto una partecipazione diretta ad attività di interesse locale, che la presentazione distingue dagli obblighi collegati agli attuali Adi e Sfl. Per renderli applicabili servirebbero indicazioni operative su mansioni, orari, coperture assicurative, compatibilità con esigenze di cura e modalità con cui i Comuni organizzerebbero i progetti. Non è specificato se le otto ore costituiscano un minimo uniforme per tutti, né quali eccezioni siano previste per condizioni personali o familiari.

Il secondo percorso dovrebbe tradurre il sostegno economico in un progetto individuale di inserimento. Il patto potrebbe comprendere bilancio delle competenze, formazione, ricerca attiva e contatti con aziende. L’obbligo, nella proposta, non si esaurirebbe dunque nella disponibilità astratta a lavorare: il beneficiario sarebbe seguito e chiamato a rispettare le attività concordate. Restano tuttavia da definire frequenza, verifiche, giustificazioni delle assenze e conseguenze per chi non adempie.

Queste garanzie contano perché condizionalità e sanzioni non sono dettagli secondari di una misura nazionale. La legge istitutiva dovrebbe precisare chi controlla la partecipazione, come si coordinano Comune e servizi per l’impiego e quando un inadempimento comporta sospensione o decadenza. Fino a quel momento non esistono obblighi attivabili per i potenziali beneficiari del Reddito 2.0: le attività descritte sono parte del disegno politico, non condizioni già vigenti.

Assunzioni e incentivi: sgravi per le imprese e ruolo delle agenzie per il lavoro

La proposta affianca agli impegni dei beneficiari incentivi per favorire l’assunzione. Il percorso prevederebbe un patto con un’azienda e un breve periodo di prova; qualora l’impresa assumesse poi la persona a tempo indeterminato, riceverebbe uno sgravio contributivo del valore di dodici mensilità del Reddito 2.0. L’agevolazione, secondo l’impostazione presentata, sarebbe quindi collegata all’esito occupazionale e non al semplice avvio di un tirocinio o di un colloquio.

Pasquale Tridico, europarlamentare del M5S ed ex presidente dell’Inps, ha descritto l’incentivo come una novità pensata per spingere le imprese ad assumere percettori dopo una fase di prova. Per valutarne l’effetto concreto serviranno però norme che stabiliscano la durata e l’intensità dello sgravio, i contratti ammessi, i requisiti di mantenimento del posto e le regole contro possibili sostituzioni di personale già occupato.

Un incentivo di questo tipo comporterebbe anche un costo per la finanza pubblica, perché minori contributi versati dalle aziende dovrebbero essere compensati secondo modalità definite dal legislatore. Non sono stati indicati stanziamenti o coperture. Le agenzie per il lavoro (Apl) avrebbero inoltre un riconoscimento pari a una mensilità del sussidio per ogni occupabile accompagnato all’inserimento lavorativo. Importo, condizioni e controlli restano da disciplinare; la proposta non consente ancora di sapere come verrebbe verificato il risultato né quando maturerebbe il pagamento.

Presa in carico, centri per l’impiego e piattaforma Siisl: come funzionerebbero le politiche attive

Il modello prevede la presa in carico obbligatoria di tutti i beneficiari da parte di Comuni, centri per l’impiego o agenzie per il lavoro. L’obiettivo è assegnare a ciascuna persona un riferimento e un percorso, anziché limitare l’intervento al versamento del trasferimento monetario. La scelta del servizio competente e il passaggio delle informazioni tra enti dovrebbero essere regolati in modo da evitare duplicazioni e interruzioni nell’assistenza.

Il M5S propone anche di completare il piano di potenziamento dei centri per l’impiego varato nel 2019, per il quale è stato stanziato un miliardo di euro, ma che, secondo la proposta, non è ancora stato ultimato dalle Regioni. Il rafforzamento delle strutture sarebbe necessario per sostenere orientamento, profilazione, formazione e ricerca di lavoro. Senza personale, strumenti e capacità di raccordo con le imprese, l’obbligo di attivazione rischierebbe di restare formale.

Un secondo asse è il potenziamento del Siisl, il Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa. La piattaforma dovrebbe integrare informazioni di Comuni, centri per l’impiego, Apl, aziende e persone che ricevono prestazioni di sostegno al reddito, comprese Naspi e cassa integrazione (Cig). Ogni occupabile inserirebbe il proprio profilo; le imprese che beneficiano di agevolazioni pubbliche dovrebbero pubblicare le posizioni aperte, o vacancy, indicando provincia e codice dell’attività.

Il collegamento con il programma Garanzia di occupabilità dei lavoratori (Gol) servirebbe a indirizzare tutti gli occupabili verso formazione e ricerca attiva. Per funzionare, l’infrastruttura dovrebbe assicurare dati aggiornati, protezione delle informazioni personali e procedure accessibili anche a chi ha competenze digitali limitate. La piattaforma da sola non crea posti di lavoro: la sua utilità dipenderebbe dalla qualità delle vacancy, dalla tempestività degli abbinamenti e dalla capacità dei servizi territoriali di accompagnare le persone.




Dott. Giovanni Matano

Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...