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Risparmio record degli italiani, fiducia nel governo o paura del futuro: i dati che fanno capire cosa conta di più

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

Il risparmio degli italiani ha raggiunto livelli storici. I numeri lo certificano senza margini di dubbio: patrimoni finanziari in crescita, propensione al risparmio ai massimi dal 2009, una quota di risparmiatori che non si vedeva da vent'anni. Cosa si nasconde dietro questa fotografia.

Il risparmio degli italiani ha raggiunto livelli storici. I numeri lo certificano senza margini di dubbio: patrimoni finanziari in crescita vertiginosa, propensione al risparmio ai massimi dal 2009, una quota di risparmiatori che non si vedeva da vent'anni. Eppure, dietro questa fotografia apparentemente virtuosa si nasconde un paradosso: gli italiani mettono da parte più soldi di prima, ma lo fanno sempre più per paura del futuro e sempre meno per fiducia nelle proprie prospettive o nelle istituzioni. La domanda, allora, è legittima: questo boom del risparmio è un segnale di solidità economica o lo specchio di un'ansia collettiva?

I numeri del risparmio: un primato che fa riflettere

Partiamo dai dati, perché parlano chiaro. Secondo l'Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2025, realizzata da Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi, il 58% degli italiani risparmia, segnando il valore più elevato degli ultimi vent'anni. Un dato in costante crescita: nel 2023 la quota era ferma al 52%, nel 2024 era salita al 56%, fino al record attuale.

Sul fronte macroeconomico, i numeri sono ancora più impressionanti. La ricchezza finanziaria delle famiglie italiane ha raggiunto quota 6.030 miliardi di euro nel 2024, in aumento di oltre 249 miliardi rispetto all'anno precedente, secondo l'analisi della FABI (Federazione Autonoma Bancari Italiani) elaborata su dati Banca d'Italia. Se si considera l'intero patrimonio finanziario, comprensivo di conti correnti, titoli, azioni, fondi comuni e assicurazioni, siamo davanti a una ricchezza privata cresciuta del 30% dal periodo pandemico ad oggi.

Anche l'ISTAT ha confermato la tendenza: nel 2024 la propensione al risparmio delle famiglie è salita al 9,0% dall'8,2% del 2023, mentre nel terzo trimestre del 2025, escludendo il periodo Covid, ha toccato l'11,4%, i livelli massimi dal 2009. Il reddito disponibile delle famiglie nello stesso periodo è cresciuto del 2%, ma i consumi sono aumentati solo dello 0,3%. La forbice si allarga, e quella differenza va dritta nei conti correnti.

Sul fronte dei depositi bancari, la FABI ha rilevato che nel 2024 il saldo complessivo dei conti correnti di famiglie e imprese si è attestato a 1.363,6 miliardi di euro, con un incremento di quasi 20 miliardi rispetto ai 1.343,8 miliardi del 2023. Un'inversione di tendenza significativa, dopo due anni consecutivi di contrazione della liquidità depositata.

Risparmio precauzionale o pianificazione strategica?

L'indagine Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi individua due anime distinte nel panorama del risparmio italiano. Da un lato c'è il risparmio precauzionale, finalizzato ad affrontare gli imprevisti futuri, citato dal 36% degli intervistati. Dall'altro emerge una nuova categoria di risparmiatori, definiti "intenzionali", che pianificano obiettivi precisi come l'acquisto della casa, il futuro dei figli o la pensione: questi rappresentano il 38% dei risparmiatori.

Questa biforcazione racconta molto. Il risparmio per imprevedibili imprevisti è una risposta difensiva, quasi istintiva. Quello pianificato, invece, richiede fiducia nel futuro e capacità progettuale. Il fatto che entrambe le componenti siano in crescita suggerisce che gli italiani stanno risparmiando su più fronti, spinti da motivazioni diverse ma convergenti verso la stessa scelta: tenere i soldi fermi.

L'indagine Acri-Ipsos 2025, presentata a Roma in occasione della 101esima Giornata Mondiale del Risparmio, ha però consegnato un'immagine più preoccupante. Secondo quella ricerca, condotta su un campione di circa 1.000 adulti tra settembre e ottobre 2025, la quota di famiglie che riesce effettivamente a mettere da parte qualcosa è scesa al 41% rispetto al 46% del 2024: il dato più basso dal 2018. Il 37% delle famiglie ha dichiarato di aver consumato tutto il proprio reddito, e il 15% ha addirittura dovuto attingere ai risparmi già accumulati per far fronte alle spese ordinarie.

Il quadro che ne emerge è quello di un Paese che vuole risparmiare ma fa sempre più fatica a farlo, almeno nella fascia di popolazione meno abbiente.

La paura del futuro guida le scelte finanziarie

Qui emerge il nodo cruciale del dibattito. Il risparmio record degli italiani non nasce principalmente da un clima di fiducia e ottimismo, ma da qualcosa di più oscuro: la paura del futuro.

L'Osservatorio Look to the Future di Athora Italia, realizzato in collaborazione con Nomisma, lo ha misurato con precisione. Il 66% degli italiani si sente insicuro rispetto al futuro. Il 52% associa all'avvenire sentimenti di preoccupazione e paura. Tra i pochi elementi positivi, la speranza e la fiducia animano rispettivamente il 55% e il 29% degli intervistati, ma sono emozioni nettamente minoritarie rispetto all'ansia prevalente.

Il paradosso emerge in tutta la sua evidenza quando si analizza la questione previdenziale. Secondo la stessa ricerca, il 62% degli italiani ritiene che la pensione pubblica sarà insufficiente a garantire il proprio stile di vita. Eppure solo il 38% ha valutato concretamente di sottoscrivere una pensione complementare o intende farlo. L'incertezza sul futuro, insomma, non si traduce automaticamente in azioni concrete di pianificazione e protezione.

L'Osservatorio Edufin 2025, realizzato per Pictet AM da FINER Finance Explorer, ha confermato questa lettura: non è la mancanza di risorse a frenare gli italiani, ma la mancanza di fiducia. L'ansia finanziaria coinvolge il 73% della popolazione, ed è inversamente proporzionale al grado di alfabetizzazione finanziaria: chi sa di meno, paradossalmente, percepisce meno i rischi, ma prende decisioni meno consapevoli.

La fiducia nelle istituzioni, il dato che sorprende

In questo scenario, qual è il ruolo della fiducia nel governo e nelle istituzioni? I dati offrono una risposta sfumata ma significativa.

L'indagine Athora Italia e Nomisma ha registrato che la fiducia nelle istituzioni economiche è bassa: l'82% degli italiani nutre poca o nessuna fiducia nel sistema pensionistico. Il 59% degli intervistati dichiara di non fidarsi di banche o assicurazioni. Questi dati indicano che il risparmio non nasce da una delega fiduciaria alle istituzioni, ma da un atteggiamento di autodifesa individuale contro un sistema percepito come inaffidabile.

Eppure, c'è un elemento che contraddice almeno in parte questa sfiducia generalizzata. Il governo Meloni ha puntato esplicitamente sul risparmio privato come leva di politica economica, con le emissioni di BTP Valore che hanno incontrato un successo notevole tra il pubblico retail. I rendimenti elevati dei titoli di Stato hanno spinto gli italiani a investire in obbligazioni, con un incremento di 62 miliardi in un anno secondo i dati FABI, e un balzo dell'83% nel quinquennio 2019-2024. Questo dato suggerisce che, quando lo Stato offre strumenti percepiti come sicuri e convenienti, gli italiani rispondono. La fiducia non è totalmente assente, ma è selettiva e condizionata.

Il paradosso della liquidità parcheggiata

Uno degli aspetti più rivelatori della psicologia del risparmio italiano è il comportamento con la liquidità disponibile. Secondo la ricerca Athora-Nomisma, il 64% degli italiani continua ad accumulare i propri risparmi sul conto corrente, senza investirli. Al Sud la quota di chi non investe i propri risparmi sale fino al 71%. Un fenomeno che, in un contesto di inflazione e tassi in discesa, equivale a una perdita reale di potere d'acquisto nel tempo.

I motivi di questa inerzia sono chiari: il 49% degli intervistati vede il risparmio come una protezione dagli imprevisti, mentre solo il 27% lo considera uno strumento per realizzare i propri obiettivi di vita. La liquidità, in questa visione, è una forma di sicurezza psicologica prima ancora che finanziaria. La casa rimane l'altra ancora di salvezza: quasi l'80% degli italiani con patrimonio immobiliare vive nell'abitazione di proprietà, e il mattone è tornato a essere il bene rifugio per eccellenza in un momento di tensione.

Secondo i dati dell'indagine Acri-Ipsos, davanti alla domanda su come "mettere al sicuro" i propri risparmi, il 29% pensa di lasciarli sul conto corrente, il 28% di investirli in un fondo pensione, il 19% di acquistare beni rifugio come oro o immobili, e l'11% ritiene più sicuro tenere i contanti direttamente in casa. Un identikit finanziario ancora fortemente conservativo, poco incline al rischio e poco proiettato verso i mercati finanziari.

Le differenze di genere, età e territorio

I dati rivelano anche profonde differenze interne. Le donne si mostrano più preoccupate degli uomini: il 59% di quelle intervistate associa al futuro sentimenti di paura, contro il 46% degli uomini. Gli uomini, invece, trovano nel futuro della società e in quello personale maggiori motivi di tranquillità.

Per quanto riguarda l'età, i più giovani (under 44) vedono il risparmio come uno strumento di programmazione per spese importanti nel 23% dei casi, una quota che supera di 8 punti quella dei 45-54enni e di 13 punti quella degli over 55. I più anziani, invece, risparmiano più per ragioni precauzionali legate alla longevità, ai costi sanitari e alla gestione degli imprevisti.

A livello geografico, il Sud e le Isole si distinguono per una maggiore propensione a considerare il risparmio come protezione dagli imprevisti (55%), rispetto al Nord (47%) e al Centro (45%). Una differenza che riflette la minore capacità di reddito e la maggiore fragilità economica strutturale delle regioni meridionali.

Cosa ci dicono davvero questi dati

La sintesi di tutti questi indicatori porta a una conclusione precisa: il risparmio record degli italiani non è il frutto di una ritrovata fiducia nel governo o nell'economia, ma è la risposta difensiva di un Paese che ha paura. Paura dell'inflazione, dell'instabilità geopolitica, di una pensione insufficiente, di imprevisti sanitari, di un futuro percepito come minaccioso. È una forma di risparmio che gli economisti chiamano "precauzionale", e che cresce proprio nei momenti di maggiore incertezza.

Questo non significa che il risparmio sia un segnale negativo in sé: costituisce un pilastro della solidità patrimoniale delle famiglie italiane e una risorsa potenziale per l'economia del Paese, come ha ricordato il Governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta in occasione della 101esima Giornata Mondiale del Risparmio. Ma la sfida, oggi, è trasformare quella liquidità parcheggiata sui conti correnti in investimento produttivo, in pianificazione previdenziale, in sviluppo. Per farlo servono fiducia, educazione finanziaria e strumenti accessibili. Tre ingredienti che, stando ai dati, sono ancora in deficit.




Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...