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Quanti soldi hanno in media gli italiani a 20 anni, tra i 30-50 anni e sopra i 60 anni tra liquidità, case e investimenti

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

Dai dati sulla liquidità e gli investimenti degli italiani nelle diverse fasce d'età emergono differenze generazionali profonde, influenzate da reddito, patrimonio familiare, territorio e condizioni.

Qual è la cifra giusta da avere da parte secondo la propria età? La domanda interessa chiunque, dalla giovane studentessa all'imprenditore prossimo alla pensione. I dati mostrano che la disponibilità finanziaria pro capite in Italia si amplia con il passare degli anni, ma queste medie celano differenze sostanziali dovute a molteplici fattori: in primo luogo reddito e posizione lavorativa, ma anche territorio, eredità, casa e composizione del nucleo familiare.

A vent'anni, spesso i pochi risparmi derivano dal sostegno familiare tra liquidità, case e investimenti; tra i 30 e i 50 anni tendono ad aumentare, pur dovendo affrontare il peso di rate, mutui e spese per figli; dopo i 60, la ricchezza si concentra in una quota importante della popolazione grazie all'accumulo di una vita, anche se questa regola generale conosce molte eccezioni.

Patrimonio individuale o familiare? Distinzioni fondamentali

Un elemento spesso trascurato nella lettura di statistiche sulla ricchezza è la distinzione tra patrimonio individuale e familiare. La maggior parte delle indagini italiane, come quelle condotte da Banca d'Italia o Istat, misura il patrimonio a livello familiare, riferendosi quindi al nucleo complessivo e non al singolo risparmiatore.

Quando si parla di media soldi posseduti per età e tipologia di asset, è decisivo specificare:

  • se il dato riguarda persone singole oppure intere famiglie;
  • se la fascia d'età si riferisce all'intestatario del patrimonio o al componente più anziano della famiglia;
  • se si tratta di dati pro capite o complessivi;
  • se sono inclusi solo gli asset finanziari o anche immobiliari.
Confrontare un giovane che vive con i genitori con una coppia di anziani proprietaria di immobili rappresenta un errore comune. Solo stabilendo chiaramente il riferimento si evita di trarre conclusioni distorte e si può davvero valutare la distribuzione della ricchezza nelle varie età.

Cosa si intende per liquidità e investimenti

Prima di esaminare i dati è necessario chiarire cosa rientra nelle categorie di liquidità e investimenti finanziari. In Italia, la liquidità comprende solitamente:

  • conti correnti bancari;
  • depositi a vista e conti deposito;
  • libretti postali;
  • denaro contante;
  • depositi facilmente accessibili.
Gli investimenti, invece, includono: Non vengono generalmente conteggiati in queste voci:
  • immobili e proprietà della casa, terreni, attività imprenditoriali, auto e altri beni;
  • debiti, mutui e finanziamenti, che andrebbero invece sottratti dal patrimonio lordo per misurare la ricchezza netta.
Questa distinzione permette di rispondere a domande mirate senza ingenerare aspettative irrealistiche circa la propria situazione finanziaria rispetto agli altri.

Quanto hanno da parte gli italiani nella fascia 18-29 anni

Per i giovani tra 18 e 29 anni, la disponibilità finanziaria e gli investimenti sono generalmente limitati tra liquidità, case e investimenti. L'accesso al mercato del lavoro è spesso tardivo e discontinuo, i redditi sono modesti e una quota consistente ancora studia o vive con il sostegno della famiglia.

I dati mostrano che il saldo medio sul conto corrente di questa fascia oscilla tra 2.500 e 4.500 euro, valore che si abbassa ulteriormente per chi vive da solo, mentre cresce tra coloro che ricevono aiuti familiari:

  • La percentuale di giovani con investimenti in strumenti come fondi ETF, titoli o azioni resta modesta, si stima tra il 10% e il 15%;
  • la quota maggiore delle risorse è ancora parcheggiata in liquidità, con un profilo di rischio molto basso.
Sono invece in aumento, grazie all'alfabetizzazione digitale, l'interesse verso micro-investimenti online e piattaforme fintech, nonché i primi PAC (piani di accumulo). La differenza principale resta tra chi rimane in famiglia e può contare su patrimoni familiari e chi, dovendo affrontare affitti e costi di autonomia, dispone spesso di risorse molto esigue, talvolta inferiori ai 1.000 euro.

Una fetta non marginale di questa generazione dichiara di non avere alcun risparmio o di non riuscire ad accantonare nulla a causa dei ritmi del mercato del lavoro e del costo della vita urbana.

Tra 30 e 50 anni: come cresce il patrimonio

I risparmi e gli investimenti tendono ad aumentare nel periodo tra i 30 e i 50 anni, ma incrociano tanto la curva della crescita quanto quella delle spese e dei debiti. In questa fascia si accumulano i primi risparmi consistenti, tipicamente tra 15.000 e 35.000 euro in media tenendo conto sia della liquidità sia degli investimenti. La fascia tra i 30 e i 39 anni presenta:

  • anticipo per l'acquisto della casa (spesso tramite un mutuo);
  • prime esperienze con fondi pensione e investimenti;
  • debiti legati a casa e figli;
  • capacità di risparmio ancora non elevata.
Invece tra i 40 e i 50 anni aumentano sia le disponibilità (fino a 40.000 euro e oltre nelle famiglie con redditi elevati), che la diversificazione degli strumenti finanziari:
  • quote crescenti investite in fondi comuni, ETF, obbligazioni;
  • ampliamento di polizze assicurative;
  • prossimità delle prime eredità o donazioni.
Il patrimonio lordo deve però essere valutato insieme ai debiti residui, soprattutto per chi ha in corso finanziamenti o mutui: in diverse situazioni il saldo netto potrebbe risultare negativo o vicino allo zero, nonostante una giacenza elevata.

Sopra i 60 anni: concentrazione della ricchezza e differenze

L'Italia vede una delle più alte concentrazioni di ricchezza nelle fasce over 60 tra liquidità, case e investimenti. Questo gruppo demografico, che include chi ha concluso la partecipazione attiva al mercato del lavoro, possiede spesso la parte più consistente del patrimonio nazionale sia in liquidità sia in investimenti finanziari. Le cause di questa concentrazione sono molteplici:

  • accumulo pluridecennale di risparmi e rendite;
  • mutui in gran parte estinti;
  • ampia diffusione della proprietà della prima casa;
  • liquidazioni e TFR maturati con regole precedenti all'attuale sistema pensionistico;
  • ricezione di eredità già avvenuta.
Secondo le ultime stime, in queste fasce la media della sola disponibilità finanziaria supera anche i 60.000 euro tra conto corrente, titoli e investimenti. In particolare, tra i 60 e i 69 anni il valore tende a essere superiore, per poi scendere lievemente dopo i 75 a causa di donazioni e spese legate alla salute.

Ma la media non racconta tutto: esistono moltissimi pensionati con assegni bassi, donne con carriere poco continuative, anziani senza patrimoni investiti e molti proprietari di casa con scarsa liquidità a disposizione. Ancora marcate le differenze geografiche e tra nuclei monopersonali e famiglie di anziani:

Fascia d'età

Liquidità media

Investimenti medi

Totale medio

Valore mediano

Debiti medi

18-29 anni

3.000 €

900 €

3.900 €

1.600 €

300 €

30-39 anni

9.000 €

8.500 €

17.500 €

8.600 €

11.000 €

40-50 anni

15.000 €

18.000 €

33.000 €

17.000 €

18.000 €

60-69 anni

26.000 €

32.000 €

58.000 €

23.500 €

2.000 €

Oltre 70 anni

22.000 €

29.000 €

51.000 €

19.700 €

500 €

Quanti italiani non hanno quasi nulla da parte

Sotto la superficie delle medie si cela una realtà fatta di milioni di persone prive o quasi di risorse finanziarie. Le analisi indicano che oltre il 40% degli adulti italiani ha meno di 2.000 euro tra conto e risparmi liquidi:

  • Una quota non possiede strumenti finanziari o investimenti;
  • oltre un terzo delle persone non saprebbe far fronte a una spesa imprevista superiore a 800 euro;
  • le famiglie indebitate aumentano tra i più giovani o nelle aree a basso reddito;
  • soprattutto tra le donne e nelle regioni del Sud il rischio di esclusione finanziaria risulta più elevato.
L'alfabetizzazione finanziaria resta sotto la media OCSE (secondo le ultime rilevazioni), e questo espone a ulteriori rischi di inadeguatezza nelle scelte di risparmio e investimento.


Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossoni è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogl...