La pressione sulle corsie degli ospedali pubblici italiani ha raggiunto livelli inediti: l’apparente soluzione del "blocco" ai medici gettonisti è svanita nei fatti. A dispetto dei tentativi legislativi, il sistema sanitario nazionale assiste nel 2026 a una ripresa sorprendente di incarichi affidati a professionisti "a gettone", inclusi medici richiamati dalla pensione e ultra-settantenni. Le nuove regole non bastano: le direzioni sanitarie, messe sotto scacco da carenze di personale e turni ingestibili, ricorrono ancora a queste forme contrattuali, di fatto legalizzandole di nuovo nei fatti.
Il cuore del problema è doppio: da un lato, un esborso economico ingente per le casse pubbliche, dall’altro la potenziale instabilità e variabilità dell’assistenza fornita, con possibili ripercussioni sulla sicurezza dei cittadini. Mentre ai camici bianchi interni restano stipendi fermi e carichi di lavoro insostenibili, i professionisti "a chiamata" vengono spesso compensati fino a 150 euro l’ora (quasi quattro volte la retribuzione di un ospedaliero), generando profonda disillusione tra medici strutturati e sindacati.
Le principali conseguenze del fenomeno sono soprattutto rischi, squilibri economici e difficoltà strutturali che espongono il sistema a tensioni sempre più forti. È urgente riflettere sulle cause reali e sulle soluzioni concrete che il futuro della sanità pubblica italiana reclama oggi più che mai.
Chi sono i medici gettonisti: origini del fenomeno, normativa vigente e disparità economiche
La figura del cosiddetto "medico gettonista" nasce dall’esigenza, avvertita già a partire dagli anni ’90, di coprire servizi sanitari essenziali in presenza di carenze croniche di personale. Si tratta di professionisti chiamati tramite cooperative o direttamente come liberi professionisti, spesso impegnati in turni di guardia nei pronto soccorso o nei reparti ad alta criticità.
La loro identificazione normativa, e le modalità di ingaggio, sono cambiate nel tempo:
- Inizio del fenomeno: i gettonisti sono stati inizialmente impiegati per coprire "buchi" temporanei, ma la prassi è rapidamente divenuta consuetudine in molte regioni.
- Esplosione negli ultimi anni: il ricorso a questi incarichi è aumentato a seguito di pensionamenti, specializzandi insufficienti e turnazioni sempre più estenuanti.
- Pagamenti tramite partita IVA: la forma tipica è il conferimento di incarichi libero-professionali che aggirano i vincoli concorsuali e le graduatorie interne.
Dal punto di vista normativo, il
Decreto-Legge 34/2023 ha segnato l’ultimo tentativo di contenimento. Il legislatore ha fissato
criteri più stringenti, limite agli affidamenti diretti e rafforzamento dei controlli sui compensi (spesso privi di quadratura rispetto agli organici interni).
Tuttavia, secondo quanto riportato da diversi referenti sindacali, il percorso previsto dalla legge viene spesso eluso. In teoria, prima di attingere a questi incarichi, sarebbe obbligatoria la verifica tra:
- Disponibilità dei medici ospedalieri già dipendenti
- Specialisti ambulatoriali all’interno degli elenchi territoriali
- Controllo delle graduatorie e dei relativi elenchi.
Solo in assenza di risposte positive
si potrebbe ricorrere a professionisti esterni. La prassi però dimostra che, in assenza di alternative o a fronte di esigenze impellenti, molte aziende sanitarie aggirano queste regole. Anche medici già in pensione (over 70) possono ricomparire in corsia come "gettonisti", dietro compensi mensili che hanno raggiunto anche i 35-40 mila euro netti per una disponibilità a coprire turni notturni e festivi.
La disparità economica si fa lampante analizzando le diverse modalità di pagamento. Di seguito una tabella comparativa tra le retribuzioni orarie stimate:
| Categoria |
Retribuzione oraria (lorda) |
| Dipendente SSN |
40 € |
| Medico gettonista |
150 € |
Le ricadute di tale squilibrio retributivo sono profondamente avvertite all’interno del personale strutturato del Sistema Sanitario Nazionale SSN, che svolge spesso le medesime mansioni ma con una retribuzione sensibilmente inferiore. Il tema dei gettonisti alimenta così frustrazione e senso di iniquità, mentre i cittadini assistono a uno spostamento sempre più marcato di risorse pubbliche verso la chiamata diretta, con una privatizzazione di fatto all’interno delle strutture pubbliche.
Ulteriore dettaglio spesso poco noto: gli incarichi a gettone possono essere affidati anche senza riferimento diretto a concorsi pubblici o liste di attesa ufficiali, un’altra anomalia che espone a rischi di trasparenza.
L’elemento di maggiore tensione riguarda comunque l’effetto domino: retribuzioni così elevate diventano per i giovani e per chi si inserisce o re-inserisce nel lavoro sanitario un incentivo ad abbandonare i percorsi "tradizionali", con inevitabili ricadute sulla stabilità degli staff interni e sulla programmazione degli ospedali.
- Medici over 70 riportati in servizio per esigenze di copertura turni
- Salti nei controlli sulle effettive necessità aziendali
- Assenza di progressione di carriera per i dipendenti, ormai distanti dai livelli retributivi dei colleghi occasionali.
Conseguenze per il sistema sanitario: carenze strutturali, rischi per i pazienti e possibili soluzioni
L’impatto del ricorso massiccio ai medici a gettone sul SSN appare immediatamente evidente sotto vari profili: qualità dell’assistenza erogata, tensioni interne al personale e sostenibilità economica dell’intero sistema. Le principali conseguenze possono essere così analizzate:
- Sbilanciamento della spesa verso prestazioni occasionali a danno della programmazione a lungo termine
- Meno attrattività delle posizioni stabili nel sistema sanitario nazionale rispetto alle più redditizie opportunità "a chiamata"
- Turnover incessante nei reparti critici, con perdita di continuità nell’assistenza e minor consolidamento di team clinici esperti
- Aumentato rischio clinico per i pazienti, legato all’instabilità dei gruppi di lavoro e all’adattamento rapido richiesto a chi subentra solo saltuariamente ai turni
- Pressione psicofisica crescente sui lavoratori interni, costretti a coprire assenze sistematiche dei colleghi affidatari di incarichi temporanei.
Dati recenti indicano una spesa pubblica in crescita esponenziale per i servizi appaltati o commissionati a gettonisti: casi documentati riportano compensi tra i 35.000 e i 40.000 euro netti al mese per coprire esigenze improvvise, cifre difficilmente sostenibili in regime ordinario. Una tale gestione favorisce la parcellizzazione dei servizi e indebolisce l’identità degli staff ospedalieri.
Dal punto di vista della sicurezza per il paziente, il rischio deriva dalla mancata conoscenza degli ambienti e delle procedure: i professionisti "a gettone", seppur spesso esperti, non conoscono necessariamente i dettagli organizzativi interni, le consuetudini operative o i protocolli locali. La frequente alternanza degli operatori può generare rallentamenti, errori nella trasmissione delle informazioni e carenze di coordinamento assistenziale, soprattutto nei reparti d’emergenza. Gli errori più comuni, secondo i rapporti sindacali, risultano:
- Mancata aderenza ai percorsi clinici specifici della struttura
- Ritardi nella gestione delle urgenze per necessità di ambientamento
- Difficoltà a integrarsi nei processi di équipe multidisciplinare.
Il sindacato UGL e altre rappresentanze pongono da anni possibili soluzioni strutturali:
- Investimenti reali e duraturi negli organici, così da privilegiare l’assunzione stabile rispetto al ricorso emergenziale
- Maggior valorizzazione economica (proposta: un aumento fino ad almeno 70 euro lordi orari per i dipendenti SSN, rispetto agli attuali 40 euro riconosciuti)
- Ottimizzazione della gestione dei turni e delle carriere interne
- Trasparenza nei processi di selezione e assegnazione degli incarichi
- Promozione di percorsi di formazione e di aggiornamento continuo.
Cosa può essere fatto concretamente?
- Avvio immediato di concorsi pubblici per le aree più carenti
- Utilizzo prioritario di graduatorie interne e regionali per saturare i turni disponibili
- Revisione al rialzo delle retribuzioni del personale pubblico e dei benefit collegati
- Incentivazione della permanenza dei giovani medici nel SSN, rendendo più attrattivi i percorsi stabili rispetto alle chiamate a gettone.
Solo una
visione di sistema che riconosca il valore del personale strutturato, investa nei percorsi formativi e offra gratificazioni corrette in rapporto al contributo professionale, può restituire al sistema sanitario nazionale stabilità, efficienza e sicurezza per i pazienti, che p poi l'obiettivo primario da perseguire. Le sfide odierne impongono scelte coraggiose e trasparenti, orientate al futuro della sanità pubblica italiana.
La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...