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Se in casa si ha freddo e riscaldamento non è accesso o non si vuole attivare come alzare temperature senza pagare

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di Chiara Compagnucci pubblicato il
Se in casa si ha freddo e riscaldamento non è accesso o non si vuole attivare come alzare temperature senza pagare

Con le prime serate fredde e i termosifoni ancora spenti, pochi gesti bastano a sentire meno freddo in casa. Ma alcuni modi di scaldarsi costano molto o sono pericolosi: ecco cosa evitare.

Le prime serate fredde arrivano prima dell’accensione dei termosifoni, e in molte case la temperatura scende sotto la soglia di comfort. Non sempre è possibile, o conveniente, accendere subito il riscaldamento: in alcune zone d’Italia le date di accensione non sono ancora arrivate, in altre si preferisce rinviare per contenere i costi. Esistono però diversi accorgimenti per alzare la temperatura percepita e perdere meno calore, senza ricorrere a soluzioni pericolose. Ecco cosa fare, cosa evitare e quando si può accendere il riscaldamento.

Fermare le dispersioni di calore

Prima di scaldare, conviene non disperdere. Il primo punto da controllare sono porte e finestre: gli spifferi fanno uscire il calore e fanno entrare aria fredda. Un paraspifferi alla base delle porte o una guarnizione adesiva sugli infissi costano pochi euro e sono tra gli interventi più semplici. Un modo per trovare i punti critici è passare la mano, o una candela accesa tenuta a distanza di sicurezza, lungo i bordi degli infissi.

Anche tende e tapparelle fanno la differenza. Di giorno conviene aprire le tende sul lato esposto al sole, in modo da far entrare luce e calore. La sera, invece, vanno chiuse tapparelle e tende pesanti, meglio se termiche, per fare da barriera tra i vetri freddi e la stanza. Lo stesso vale per i tappeti: sul pavimento riducono la sensazione di freddo dai piedi, che è una delle più fastidiose.

È utile anche chiudere le porte delle stanze non usate, per scaldare soltanto quelle in cui si sta. Una stanza vuota e fredda con la porta aperta raffredda anche quelle vicine.

Scaldare le persone, non la casa

Quando il freddo è moderato, la soluzione più economica è scaldare le persone. Vestirsi a strati, con una maglia intima, un maglione e calze di lana, è più efficace che aumentare la temperatura dell’ambiente. Pantofole o calzini antiscivolo fanno la differenza su pavimenti freddi, e un plaid sul divano o una coperta di lana sulle gambe aiutano nelle ore in cui si sta fermi, come davanti alla televisione o alla scrivania.

Per la notte, una borsa dell’acqua calda nel letto, usata con attenzione e seguendo le istruzioni, scalda le lenzuola senza consumare energia elettrica. Un piumino adeguato e una coperta in più sono preferibili a una stufetta lasciata accesa mentre si dorme.

Anche bere bevande calde e fare qualche minuto di movimento aiutano a stare meglio. Sono piccoli gesti, ma contano quando la differenza è tra avere freddo e non averlo.

Sfruttare il calore già presente

In casa ci sono già fonti di calore che spesso si disperdono. Dopo aver cucinato o fatto la doccia, lasciare aperte le porte verso le altre stanze fa circolare un po’ di calore e di umidità. Attenzione, però, a non esagerare con l’umidità: in una casa troppo umida, il freddo si sente di più e si formano muffe sulle pareti, soprattutto sugli angoli e dietro i mobili.

Se si hanno i termosifoni, anche spenti, vale la pena liberarli: tende, divani e mobili davanti ai caloriferi impediscono al calore di diffondersi quando poi verranno accesi. Un pannello riflettente posto dietro il calorifero, sul muro esterno, riduce la perdita di calore verso l’esterno.

Meglio arieggiare per pochi minuti a finestre spalancate, una o due volte al giorno, invece di lasciarle socchiuse a lungo. In questo modo l’aria viene ricambiata senza raffreddare troppo muri e arredi.

Cosa non fare: i rischi da evitare

Alcune soluzioni, nate per necessità, sono pericolose. Non si devono usare il forno o i fornelli del gas per scaldare la casa, né bracieri, stufe a legna o a carbone senza canna fumaria o apparecchi a combustione non pensati per ambienti chiusi. Il rischio è la produzione di monossido di carbonio, un gas incolore e inodoro che può causare intossicazioni gravi anche in poche ore. In caso di mal di testa, nausea o sonnolenza in una stanza riscaldata in questo modo, bisogna arieggiare subito e chiedere aiuto.

Con le stufette elettriche il rischio di intossicazione non c’è, ma il costo può essere alto. Una stufetta consuma in media circa 2 kWh all’ora: con il prezzo di 43,43 centesimi al kWh fissato da Arera per i clienti vulnerabili dal 1° ottobre 2026, sono circa 87 centesimi ogni ora di utilizzo. Se acceso per diverse ore ogni sera, il conto può superare quello del riscaldamento centralizzato. Chi ha un contratto sul mercato libero deve guardare il prezzo del proprio kWh in bolletta: il calcolo è potenza in kW per ore di utilizzo per prezzo.

Le stufette vanno inoltre tenute lontane da tende, coperte e mobili, non vanno coperte né lasciate accese di notte o senza sorveglianza, e vanno collegate direttamente alla presa, senza prolunghe o ciabatte non adatte alla potenza.

Quando si può accendere il riscaldamento

A volte, il problema è che il periodo di accensione non è ancora arrivato. Il calendario ordinario nazionale per il 2026-2027 divide l’Italia in zone climatiche:

  • Zona E (per esempio Milano, Torino, Bologna): dal 15 ottobre al 15 aprile, massimo 14 ore al giorno.
  • Zona D (per esempio Roma, Firenze, Genova): dal 1° novembre al 15 aprile, massimo 12 ore al giorno.
  • Zona C (per esempio Napoli): dal 15 novembre al 31 marzo, massimo 10 ore al giorno.
  • Zona B: dal 1° dicembre al 31 marzo, massimo 8 ore; zona A: dal 1° dicembre al 15 marzo, massimo 6 ore.
  • Zona F: nessun limite nazionale di periodo o durata.
Alcuni Comuni stabiliscono regole proprie. A Milano l’accensione è prevista dal 15 al 30 ottobre per un massimo di 8 ore al giorno, e dal 31 ottobre al 15 aprile 2027 per un massimo di 13 ore; a Varese dal 15 al 23 ottobre con 7 ore, poi 13 ore dal 24 ottobre. In Emilia-Romagna, nei Comuni interessati dal Piano aria integrato regionale, l’avvio è stato posticipato al 1° novembre.

Le temperature massime consentite sono di 20 gradi negli edifici residenziali, con 2 gradi di tolleranza, secondo il Dpr 74/2013; a Milano e Varese il limite è di 19 gradi, sempre con 2 di tolleranza.

Fuori dai periodi indicati, l’accensione non è vietata in assoluto in tutti i casi: i Comuni possono autorizzarla in presenza di condizioni climatiche particolarmente fredde, e chi ha un impianto autonomo in genere può chiedere informazioni al Comune. Per i condomini con impianto centralizzato, è l’amministratore a gestire l’accensione, e i condomini possono segnalare il problema, anche in assemblea.




Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...