Termosifone acceso ma stanza fredda? Prima di chiamare il tecnico, ci sono controlli semplici da fare in pochi minuti: cosa guardare, cosa non toccare e quando serve davvero un esperto per l’impianto.
Il riscaldamento è acceso da giorni, il termosifone scotta in una stanza e in un’altra la mano resta fredda. È una situazione comune a inizio stagione, e quasi sempre non dipende dalla caldaia. Spesso c’è un ostacolo davanti al radiatore, un po’ d’aria nell’impianto, una valvola regolata male o una finestra che disperde calore. Le indicazioni di Enea sul risparmio energetico e quelle di Altroconsumo sullo sfiato e sui controlli ai termosifoni aiutano a capire da dove cominciare, e quando chiamare un tecnico.
Il controllo più semplice è anche il più sottovalutato. Una tenda lunga fino a terra, un divano appoggiato al radiatore, un copritermosifone chiuso o il bucato steso sopra bloccano la circolazione dell’aria calda e tengono il calore vicino al muro invece di diffonderlo nella stanza. Enea indica proprio di tenere lontani tende e mobili dai termosifoni, perché ne limitano il calore.
Un test pratico, suggerito da chi si occupa di efficienza energetica, è spostare la tenda di lato per circa mezz’ora e vedere se la stanza si scalda meglio. Se la tenda è corta ma molto vicina al radiatore, si può alzarla con clip o fermatende, o allontanare il bastone dalla parete. Vale lo stesso per cuscini, plaid e cassettiere: basta liberare il radiatore per notare la differenza.
Molti termosifoni hanno una valvola con una manopola numerata. Se è impostata su un valore basso, o si è bloccata, il radiatore smette di scaldare quando la stanza raggiunge la temperatura impostata. Prima di pensare a un guasto conviene controllare che la manopola sia su un numero più alto rispetto alla temperatura che si vuole raggiungere.
Enea ricorda che le valvole termostatiche sono obbligatorie nei condomini e permettono di regolare il calore in ogni stanza, con un risparmio fino al 20%. Servono anche a non scaldare più del necessario: la temperatura consigliata per una casa è intorno ai 19 gradi, e ogni grado in meno può far risparmiare fino al 10% sul riscaldamento. Alzare la valvola al massimo, avverte però chi si occupa di impianti, non serve se davanti al radiatore restano ostacoli.
Se il radiatore fa gorgoglii, o è caldo in basso e freddo in alto, probabilmente c’è aria nel circuito, e va sfiatato. Altroconsumo spiega che conviene farlo quando i radiatori non scaldano bene, di solito all’inizio dell’autunno, prima di usare l’impianto in modo stabile. Se i termosifoni funzionano regolarmente, non serve farlo ogni anno.
La procedura, secondo le indicazioni di Altroconsumo, è questa:
Il caso opposto è spesso frainteso. Un termosifone caldo in alto e freddo in basso non ha aria: sfiatarlo libera solo acqua pulita e fa scendere la pressione della caldaia. In parte è normale, perché l’acqua cede calore e l’uscita è più fredda, e le valvole termostatiche rallentano il flusso quando la stanza ha raggiunto la temperatura.
Diventa un problema se la stanza resta fredda dopo ore di caldaia accesa, se il fondo è freddo come il pavimento con una linea netta tra zona calda e fredda, o se solo i radiatori più lontani dalla caldaia non scaldano. Le cause più probabili sono fanghi e depositi di ruggine e calcare che si accumulano in basso e bloccano il flusso, un impianto non bilanciato, oppure una pompa di circolazione troppo lenta. Altroconsumo suggerisce di non regolare i detentori a tentativi e di rivolgersi a un tecnico, che può fare un lavaggio chimico o bilanciare l’impianto.
Un test semplice, descritto da chi si occupa di impianti: a impianto freddo, caldaia al massimo e valvola aperta. Se dopo 30-40 minuti la parte alta è calda e quella bassa resta fredda, il sospetto sono i fanghi.
Se il termosifone non scalda per niente, Altroconsumo indica tre controlli. Il primo è la pressione della caldaia: sotto 1 bar la circolazione può essere irregolare. Il secondo è la valvola di ingresso, che deve essere aperta. Il terzo è il detentore, il rubinetto di bilanciamento che di solito si trova in basso: se è del tutto chiuso, l’acqua non entra. Nei condomini con impianto centralizzato, questi interventi spettano spesso all’amministratore o al tecnico incaricato.
A volte il problema non è il radiatore ma ciò che succede intorno. Spifferi, davanzale freddo, tende che si muovono a finestra chiusa o condensa sui vetri indicano che il calore sta uscendo. Per limitare i danni si possono applicare paraspifferi adesivi, verificare la chiusura dell’infisso e chiudere eventuali fessure nel cassonetto della tapparella.
Enea consiglia anche di chiudere di notte persiane e tapparelle o di usare tende pesanti, perché riducono la dispersione di calore verso l’esterno. Un’altra mossa citata è mettere un materiale riflettente, come un foglio di alluminio o un pannello apposito, tra il muro e il termosifone: aiuta a trattenere il calore nella stanza invece di scaldare la parete esterna.
Se il problema riguarda tutta la casa, il passo successivo è la caldaia. Enea ricorda che una caldaia in buono stato consuma e inquina meno, e che la manutenzione periodica è obbligatoria: per chi la salta sono previste sanzioni a partire da 500 euro.
Un’altra indicazione di Enea riguarda la temperatura di mandata: regolarla con un sistema di termoregolazione climatica può ridurre i consumi, fino al 25% per una variazione di 10 gradi. È un intervento da valutare con un installatore, più che un gesto da fare da soli.
Quando una stanza resta fredda, conviene procedere in ordine, dal controllo più semplice a quello più impegnativo:
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...