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Siringhe a Mestre, minacce a Prato, bivacchi a Viterbo: sempre più condomini esasperati e prigionieri in casa loro

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di Chiara Compagnucci pubblicato il

A Mestre siringhe nei vasi, a Prato minacce di un vicino, a Viterbo bivacchi in piazza: i residenti si dicono ostaggio. Cosa raccontano e quali strumenti hanno ora condomini e assemblee per difendersi

Un androne dove si consuma droga, vasi di piante usati per nascondere siringhe, vetri distrutti sulle scale, una piazza dove le famiglie tengono le finestre chiuse anche in estate. Sono scene diverse, raccontate in città diverse, ma con lo stesso filo: residenti che dicono di sentirsi lasciati soli. Negli ultimi mesi i giornali locali hanno dato voce a un numero crescente di condomini e quartieri che chiedono ascolto. Ecco tre storie recenti, che cosa chiedono i cittadini e quali strumenti hanno a disposizione.

Mestre: "Siamo ostaggio"

La storia più recente arriva da Mestre. Il 23 ottobre 2026 i quotidiani locali e nazionali raccontano il caso del condominio Fabio, descritto come un edificio dove i residenti si dicono «ostaggio» dei tossicodipendenti, tra bivacchi all’ingresso e vasi di piante pieni di siringhe.

Non è la prima volta che Palazzo Fabio, alla fine di via Felisati, finisce in cronaca. Già nel febbraio 2025 i residenti avevano presentato un esposto al questore, al prefetto e al sindaco. Raccontavano che nell’androne si consuma droga, con sangue, siringhe e rifiuti, e che i turisti che tornano di notte si spaventano. Quasi 20 appartamenti su 50 risultavano in affitto breve o lungo, e i residenti sostenevano che le prenotazioni perse pesassero sui redditi. Dicevano di chiamare polizia, carabinieri o polizia locale quasi ogni giorno e di ricevere minacce quando chiedevano al gruppo di andarsene.

Anche un altro palazzo di Mestre, il condominio Ottagono in via Gozzi, vive una situazione simile. Secondo La Nuova Venezia, ogni sera persone che usano droga si radunano alla rampa dei garage interrati, e sono presenti anche spacciatori. L’amministratore ha un progetto da circa 50.000 euro per una cancellata e spera nell’approvazione del Comune. I residenti la considerano necessaria, dicono, perché stanno lasciando il complesso.

Prato e Viterbo: il condomino e la piazza

A Prato, nel quartiere di San Paolo, dove i residenti dicono di vivere «nel terrore», la richiesta d’aiuto nasce da un singolo condomino. In via Boito, secondo un articolo del 28 agosto 2026, i residenti denunciano un vicino di circa 60 anni con problemi di droga. Lo accusano di minacce, richieste di denaro ai vicini, spaccio e di rompere i finestrini delle auto in cerca di spiccioli. Raccontano anche di oggetti lanciati contro chi si affaccia dai balconi e contro chi passa sulle scale, e di un’area dei rifiuti trasformata in discarica.

L’ultimo episodio risale proprio al 28 agosto: i vetri delle scale sono stati distrutti e un’anziana residente sarebbe stata minacciata. Sono intervenute le volanti della polizia. I condomini parlano di una situazione che «dura da mesi» e che «diventa ogni giorno più pericolosa».

Hanno fatto quello che si consiglia di fare: un esposto firmato da 26 residenti, denunce alle forze dell’ordine e alla polizia locale e telecamere installate nel condominio per documentare i fatti. Eppure, dicono, senza risultati. L’uomo, secondo il racconto, in alcuni casi è stato portato in ospedale in ambulanza e dopo poche ore sarebbe tornato nel palazzo. Va ricordato che si tratta di accuse dei residenti, non di accertamenti giudiziari.

A Viterbo il problema riguarda un luogo pubblico. In piazza della Vite, nel centro storico, i residenti denunciano da tempo degrado e insicurezza: bivacchi, rumori, consumo di droga in pubblico, sospetto spaccio e rifiuti abbandonati. Le famiglie tengono le finestre chiuse anche d’estate e i bambini non possono usare la piazza in sicurezza.

Il 15 ottobre 2026 la consigliera comunale Luisa Ciambella, di Per il Bene Comune, ha presentato un’interrogazione alla sindaca Chiara Frontini. Chiede interventi immediati attorno all’antico lavatoio, tra via della Marrocca e via della Torre, dove il tetto è stato riparato di recente ma lo spazio sottostante non è stato riqualificato. Domanda quali controlli sono già stati fatti, quali misure di pulizia e sicurezza sono previste, con quali tempi, e propone di valutare cancelli o grate agli accessi, come in altri lavatoi della città, nel rispetto dei vincoli di tutela. La sua frase riassume bene il sentimento dei residenti: la piazza «non può diventare un luogo dal quale i cittadini si sentono costretti ad allontanarsi».

Cosa possono fare i condomini

Chi vive una situazione simile ha alcuni strumenti. Il primo è documentare: foto, date, ore, chiamate effettuate alle forze dell’ordine, che formano la base per un esposto o una denuncia. Il secondo è la forza del numero: un esposto firmato da molti residenti, come a Prato, ha più peso di una segnalazione isolata. Il terzo passa dall’amministratore e dall’assemblea.

Per le telecamere nelle parti comuni serve la decisione dell’assemblea ai sensi dell’articolo 1122-ter del Codice civile, e i dati raccolti devono rispettare le norme sulla privacy. La maggioranza richiesta è quella dell’articolo 1136, secondo comma: gli intervenuti che rappresentino almeno la metà del valore dell’edificio. Quanto a un cancello o una cancellata, si tratta di un intervento sulle parti comuni, per il quale servono la delibera dell’assemblea e le maggioranze previste dal Codice civile. Un singolo condomino non può installare telecamere che inquadrano gli spazi condivisi, anche solo in parte.

Una precisazione aiuta a leggere queste storie: chi consuma droga è spesso una persona fragile, e la sola presenza delle forze dell’ordine non basta a risolvere il problema. Servono anche i servizi per le dipendenze e l’assistenza sociale, e un coordinamento tra Comune, azienda sanitaria e prefettura. I residenti, comprensibilmente, chiedono sicurezza e decoro subito, mentre le soluzioni più durature richiedono tempo.

Se il problema non si risolve, si può scrivere al prefetto e al sindaco, come hanno fatto a Mestre, o chiedere ai consiglieri comunali di presentare un’interrogazione, come a Viterbo. In nessun caso conviene intervenire da soli: affrontare direttamente una persona minacciosa può essere pericoloso, e le segnalazioni vanno fatte alle forze dell’ordine.

Le risposte che mancano

Le tre storie hanno in comune un punto: i residenti dicono di aver fatto ciò che si deve, con esposti, telecamere e richieste, senza ottenere una soluzione. Dal punto di vista di chi amministra, il quadro è più complesso. Occorrono interventi delle forze dell’ordine, dei servizi sociali e sanitari per le persone con dipendenze, e risorse del Comune per la pulizia e la sicurezza degli spazi pubblici.




Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...