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Shein: nuova indagine Ue su algoritmi e design sito che creano dipendenza e prodotti illegali

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di Dott. Marco Castagna pubblicato il

Shein è nel mirino dell'UE per l'uso di algoritmi e design che favorirebbero dipendenza negli utenti e la vendita di prodotti illegali.

La nuova apertura di una ennesima indagine formale nei confronti del famoso colosso dell’e-commerce con sede in Cina ha riportato l’attenzione su un tema delicato come la sicurezza e la conformità delle piattaforme digitali nel mercato unico europeo. Nel mirino delle istituzioni europee, in particolare della Commissione UE, sono finite alcune pratiche gestionali e di funzionamento della piattaforma, che avrebbero favorito la circolazione di prodotti vietati e l’attuazione di modalità di coinvolgimento digitale considerate dannose per gli utenti. 

Il Digital Services Act e i suoi obblighi: perché Shein è sotto la lente UE

L’indagine europea trae origine dal nuovo Digital Services Act (DSA), la normativa che impone standard elevati a tutte le piattaforme digitali di grandi dimensioni che operano nell’Unione. Il DSA richiede una gestione trasparente e responsabile delle attività online, soprattutto in relazione alla protezione dei consumatori e alla prevenzione della diffusione di contenuti illeciti. Da quando il DSA è entrato in vigore, le istituzioni hanno puntato i fari sui marketplace globali soggetti a grande traffico, accelerando i controlli anche a partire da segnalazioni nazionali. La Commissione intende valutare se i meccanismi adottati da Shein siano conformi agli obblighi di legge riguardanti:

  • Prevenzione della vendita di prodotti non permessi sul territorio europeo
  • Divulgazione dei principi che regolano i sistemi di raccomandazione degli articoli agli utenti
  • Adozione di misure contro le dipendenze digitali e la possibile manipolazione tramite gamification
Come esplicitato dalla vicepresidente della Commissione, Henna Virkkunen, l’obiettivo è garantire sia la sicurezza dei cittadini europei quando acquistano online che il rispetto della normativa, analizzando tutti gli ambiti in cui una piattaforma può incidere sul benessere e sui diritti individuali e collettivi.

Vendita di prodotti illegali: analisi delle accuse e dei controlli

Il primo punto critico oggetto dell’indagine riguarda la presenza e la vendita di prodotti considerati proibiti o potenzialmente dannosi nei paesi dell’Unione. Negli ultimi mesi, nello specifico, alcune segnalazioni in Francia e in altri Stati membri hanno denunciato la disponibilità sulla piattaforma di articoli come bambole sessuali con fattezze infantili, identificabili come materiale di abuso su minori e soggetti pertanto a ban totale nel mercato europeo.

Oltre agli episodi legati a questa tipologia di prodotti, sono state rilevate presunte irregolarità anche nella commercializzazione di armi, giocattoli, abbigliamento, cosmetici ed elettronica non conformi agli standard europei. La Commissione UE intende accertare se il sistema di controllo interno della piattaforma risulti adeguato a:

  • Rilevare spontaneamente e impedire la messa in vendita di articoli non autorizzati
  • Rispondere tempestivamente alle segnalazioni delle autorità nazionali e dei consumatori
  • Implementare blocchi strutturali all’accesso o acquisto di contenuti e prodotti vietati agli adulti
Nel caso delle bambole sessuali vietate, la rimozione è avvenuta soltanto in seguito a una forte pressione istituzionale, sollevando dubbi sulle misure di prevenzione già presenti in piattaforma. Da fonti comunitarie si apprende che sono emersi anche rischi connessi alla non conformità di altri prodotti, potenzialmente pericolosi per la salute o la sicurezza degli utenti.

Il DSA, in questo contesto, impone alle piattaforme digitali di agire in modo sistemico per evitare che simili episodi si ripetano, prevedendo sanzioni fino al 6% del fatturato globale in caso di gravi violazioni. Il carattere prioritario assegnato all’indagine dimostra la volontà di garantire la massima tutela nella vendita online di qualsiasi categoria merceologica nell’Unione Europea.

Design, gamification e rischi di dipendenza: impatto sugli utenti e tutele

Un altro punto di rilievo riguarda il design delle interfacce e le strategie digitali adottate per incentivare l’interazione e l’acquisto. All’interno dell’indagine, sono entrati nel dettaglio:

  • I meccanismi di gamification, come premi, punti fedeltà e ricompense virtuali che rendono l’esperienza d’acquisto potenzialmente assuefacente
  • L’invito costante all’interazione e all’acquisto tramite notifiche personalizzate e sistemi di ricompensa
  • Le possibili conseguenze sul benessere psicosociale degli utenti, specie tra i consumatori più giovani
Sempre più evidenze scientifiche collegano queste pratiche a un aumento della rischiosità comportamentale e a fenomeni di dipendenza digitale, portando Bruxelles a chiedere dettagli sui sistemi di riconoscimento e mitigazione dei rischi installati dall’azienda. Il rispetto del DSA prevede, infatti, che le piattaforme valutino l’impatto sociale di tali funzionalità e adottino:
  • Sistemi di controllo per proteggere i minori e tutelare chi è più esposto ai meccanismi di fidelizzazione
  • Procedure di prevenzione e contenimento degli effetti dannosi legati alla progettazione e alle pratiche promozionali
  • Revisioni periodiche e valutazioni indipendenti sull’efficacia di tali misure
L’operato dell’azienda cinese sarà analizzato alla luce di queste aspettative, con l’obiettivo di garantire un ambiente digitale sicuro, responsabile e rispettoso dei diritti delle categorie più vulnerabili.

La trasparenza degli algoritmi di raccomandazione e la tutela della privacy

Fra le aree più sensibili dell’indagine spicca la questione degli algoritmi di raccomandazione, gli strumenti automatici utilizzati per suggerire contenuti e prodotti ai visitatori della piattaforma. Secondo le regole del DSA, ogni utente ha il diritto di:

  • Essere informato sulle principali logiche e parametri che guidano i sistemi di raccomandazione
  • Avere almeno un’opzione di navigazione che non implichi la raccolta e la profilazione sistematica dei dati personali
  • Accedere in modo chiaro e inequivocabile alle preferenze sui dati utilizzati per le personalizzazioni
La Commissione europea intende verificare se queste condizioni siano effettivamente rispettate, sia sul piano della chiarezza informativa sia su quello della protezione della privacy, considerato l’aumento delle preoccupazioni per le potenzialità degli algoritmi nell’indirizzare comportamenti d’acquisto. Oltre ai rischi sulla sicurezza dei dati, si valuta la reale alternativa garantita agli utenti che non desiderano essere soggetti a profilazione commerciale.

Già in altri casi, il mancato rispetto di questi obblighi ha portato a richiami formali e sanzioni verso diverse piattaforme digitali attive in Europa. Una corretta gestione algoritmica rappresenta uno dei pilastri per un ecosistema trasparente e affidabile.

Le misure adottate da Shein e la collaborazione con le autorità UE

A seguito delle contestazioni e delle criticità emerse in passato, la società coinvolta ha dichiarato di aver intensificato gli sforzi per garantire la piena conformità rispetto agli standard richiesti dal Digital Services Act. Tra le azioni adottate rientrano:

  • L’introduzione di verifiche strutturate sui rischi di sistema, con particolare attenzione alle fasce d’età più esposte
  • L’implementazione di sistemi di prevenzione più rigorosi e controlli automatizzati per impedire la vendita di prodotti vietati
  • Il potenziamento delle misure per la tutela dei minori, tramite procedure di verifica dell’età e filtri avanzati basati su tecnologie affidabili
  • La collaborazione continuativa e trasparente con la Commissione europea e con i coordinatori nazionali per i servizi digitali negli Stati membri
Le recenti risposte della piattaforma mostrano non solo una volontà di adeguarsi formalmente, ma anche un dialogo continuo per migliorare la sicurezza dei consumatori a livello comunitario. Tuttavia, permangono interrogativi sulla tempestività delle rimozioni e sull’efficacia delle barriere adottate, aspetti che la Commissione intende monitorare nei prossimi mesi.

Sviluppi dell’indagine, possibili sanzioni e conseguenze per il mercato della fast fashion

L’avvio formale del procedimento da parte dell’esecutivo europeo consente ora l’adozione, se necessario, di misure immediate per bloccare pratiche nocive o impedire la vendita di determinati prodotti, in attesa delle decisioni definitive. Le possibilità vanno da interventi temporanei fino a provvedimenti sanzionatori che possono colpire sensibilmente il bilancio della piattaforma, con sanzioni fino al 6% del fatturato globale.

Le autorità comunitarie terranno conto di:

  • La reattività dell’azienda nel mettere in atto misure correttive
  • L’efficacia delle azioni intraprese dopo l’insorgere dei primi casi, in particolare nella rimozione dei prodotti illeciti
  • Il grado di collaborazione fornito durante l’istruttoria, anche in rapporto ai diritti degli utenti
L’esito di questa indagine potrebbe divenire un case study per tutta l’industria della moda veloce e dell’e-commerce, segnalando nuove linee guida per la soluzione dei problemi riscontrati nella gestione dei contenuti e delle dinamiche digitali. Sarebbe lecito attendersi:
  • Rafforzamento ulteriore delle verifiche preventive sulle piattaforme extra-europee
  • Un allineamento agli obblighi europei non solo nel settore moda ma per tutti i marketplace globali
  • Un impatto diretto sulla reputazione e sulla pianificazione strategica delle piattaforme sotto esame
Il mercato della fast fashion si prepara quindi a una possibile ridefinizione degli standard, sotto l’effetto di una regolazione che pone sempre più al centro il benessere dei consumatori e la sicurezza digitale.


Dott. Marco Castagna

Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...