Nell'era digitale lo SPID è uno strumento essenziale, ma non esente da rischi e complessità. Dalla possibilità di avere più identità digitali ai problemi di sicurezza e truffe, fino alle alternative sicure.
In Italia la digitalizzazione dei servizi pubblici ha favorito l'adozione su larga scala dello SPID, ovvero il Sistema Pubblico di Identità Digitale. Tuttavia, la maggior parte dei cittadini non è a conoscenza del fatto che sia possibile avere più di un'identità digitale attiva contemporaneamente ovvero uno Spid duplicato, pur riferite allo stesso codice fiscale. Questa caratteristica, permessa dalla normativa attuale, nasce per offrire una maggiore libertà di scelta agli utenti, permettendo ad esempio di separare la gestione di identità personale e professionale o disporre di un accesso alternativo in caso di malfunzionamenti di un provider.
Tuttavia, questa possibilità nasconde anche un lato rischioso: le recenti evoluzioni tecnologiche, insieme a procedure non sempre uniformi tra i diversi gestori, hanno progressivamente reso più facile sfruttare questa funzionalità per compiere frodi e duplicazioni non autorizzate. Negli ultimi anni le cronache hanno evidenziato un incremento dei casi di doppio SPID utilizzato per truffe finanziarie, mettendo in luce lacune strutturali che richiedono un'attenta riflessione su sicurezza, consapevolezza e regole del sistema.
Il Sistema Pubblico di Identità Digitale è uno strumento di autenticazione adottato in Italia per consentire a cittadini e imprese di accedere in modo sicuro ai servizi online di Pubblica Amministrazione e soggetti privati. L'attivazione avviene tramite Identity Provider (IdP) accreditati dall'AgID, che rilasciano credenziali personali dopo una procedura di identificazione rigorosa. Ogni utente può utilizzare lo SPID per autenticarsi su portali pubblici (es. INPS, Agenzia delle Entrate) e privati aderenti, disponendo di username e password validi a livello nazionale.
La normativa che regola il funzionamento dello SPID è contenuta nel Codice dell'Amministrazione Digitale (CAD), in particolare nell'art. 64 del D. Lgs. 82/2005 e aggiornamenti successivi, oltre che nel D. L. 76/2020 che impone alle amministrazioni pubbliche l'accettazione delle credenziali SPID, CIE e CNS. Ogni identità è legata univocamente al codice fiscale del titolare, ma non è tecnicamente un documento di identità: rappresenta piuttosto un insieme di dati digitalmente certificati. I provider eseguono controlli formali e tecnici, tra cui il riconoscimento visivo, il confronto dei dati personali con banche dati ufficiali e la verifica di validità dei documenti.
La possibilità di attivare più di uno SPID per la stessa persona trova fondamento nella filosofia del sistema federato, scelto per garantire:
Tuttavia, non vanno sottovalutati alcuni svantaggi collaterali: la moltiplicazione delle credenziali può generare confusione, costi non previsti (alcuni provider sono passati a modelli a pagamento dal 2025) e maggiori rischi di perdita o smarrimento delle password. Consapevolezza e capacità di gestire correttamente l'identità digitale rimangono aspetti centrali.
L'aumento del numero di SPID attivabili per ogni utente ha esposto il sistema a nuovi rischi, con un'impennata nei casi di furto d'identità e truffe digitali. Gli attaccanti possono sfruttare:
La natura federata del sistema impedisce per ora controlli incrociati rafforzati tra provider. Il rischio, dunque, non è solo per la privacy ma anche per il patrimonio personale degli utenti, aggravato dalla tendenza crescente di alcuni operatori a esternalizzare le procedure più sensibili o delegarle a sistemi automatizzati.
Il raggiro parte spesso dall'acquisizione di dati personali (documenti di identità, codice fiscale) tramite data breach, phishing o il mercato nero digitale. Questi dati vengono impiegati insieme a email e numeri telefonici controllati dal truffatore per richiedere un secondo SPID presso un provider diverso rispetto a quello originario della vittima. La creazione di un identità parallela consente ai criminali di:
Le ripercussioni dei furti digitali sono pesanti: sottrazione di fondi bancari, dirottamento di crediti fiscali, ritardi nell'erogazione di pensioni e danni alla reputazione personale sono tra le conseguenze più rilevanti. Non sono da sottovalutare i rischi relativi all'attivazione di partite IVA fittizie, richieste di prestiti o aperture di conti correnti inesistenti a nome della vittima. Il legittimo titolare spesso scopre la frode troppo tardi, quando il recupero delle somme diventa complesso e i dati personali potrebbero già essere stati riutilizzati in nuovi circuiti illeciti.
Vista la difficoltà di prevenzione a livello sistemico, la tutela dell'identità digitale resta in gran parte affidata agli utenti stessi. Uno dei passaggi più efficaci consiste nel monitorare regolarmente tramite i canali ufficiali quali identità SPID risultino attive sul proprio codice fiscale.
Un'opzione intelligente è anche l'utilizzo delle prerogative previste dal GDPR per richiedere formalmente ai provider la lista completa delle identità a proprio nome: sfruttando il diritto di accesso ai dati, si può chiedere la sospensione di eventuali SPID non riconosciuti. Altre misure di prevenzione personale includono:
Dal punto di vista dell'utente, le pratiche più consigliate comprendono:
Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...