Nel contesto delle strutture sportive - palestre, piscine e centri disciplinari - le formule di iscrizione annuale o periodica rappresentano oggi la modalità più diffusa di accesso ai servizi offerti. Tuttavia, capita che tali abbonamenti restino inutilizzati per ragioni personali, motivi di salute o cambiamenti di abitudini. Questo genera la necessità di approfondire se sia possibile cedere l'abbonamento a terzi oppure se tali pratiche incontrino limiti imposti da norme, regolamenti interni e vincoli amministrativi.
La questione della vendita di abbonamenti sportivi inutilizzati coinvolge aspetti giuridici, gestionali e fiscali che meritano un'analisi attenta per tutelare tanto i consumatori quanto gli operatori e gli interessi collettivi della comunità sportiva.
La natura giuridica dell'abbonamento in palestra, piscina o centro sportivo
L'abbonamento sottoscritto presso una struttura sportiva risponde a una logica di contratto tra utente e gestore che può configurarsi come erogazione di un servizio o, nelle realtà commerciali, di un prodotto abbinato a servizi. Nelle palestre low-cost l'iscrizione è assimilata all'acquisto di un prodotto standard (accesso a palestra, corsi base), mentre nei club medio-alti e nei centri sportivi associativi l'abbonamento assume la forma di un rapporto più personalizzato, spesso iscritto nel contesto associativo (ASD o SSD) o di cooperativa:
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Nel caso di associazioni sportive dilettantistiche (ASD) o società sportive dilettantistiche (SSD), la relazione tra iscritto e struttura si configura come rapporto associativo: l'utente diventa socio o tesserato, partecipa a un'attività istituzionale riconosciuta dal CONI e sottoscrive uno statuto che disciplina i diritti e doveri.
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Nei centri commerciali privati (Srl, Spa) o franchising la prestazione è normalmente informata alla logica del contratto d'utenza, regolato dal Codice Civile (art. 1321 e segg.) come contratto di prestazione di servizi e può talvolta assumere le forme della vendita di un diritto personale (il diritto di accesso/partecipazione ai servizi nei limiti pattuiti).
La distinzione tra servizio personale e rapporto associativo non è una sfumatura: se l'abbonamento è nominativo e inserito in un contesto associativo, la personalizzazione del servizio non consente in linea teorica la cessione a terzi. Diversamente, alcuni centri strutturano abbonamenti familiari o multiutente con regole specifiche che devono essere esplicitate al momento della sottoscrizione.
Infine, la presenza del tesseramento - condizione spesso necessaria per accedere alle agevolazioni fiscali - vincola ulteriormente l'abbonamento al soggetto fisico che lo sottoscrive, con effetti su trasferibilità e fruizione.
Normative e regolamenti: abbonamento nominativo, divieti e limiti di trasferibilità
La questione della cedibilità degli abbonamenti, differente dalla disdetta, è regolata innanzitutto dai contratti e dai regolamenti interni delle strutture. La maggioranza delle palestre, piscine e centri sportivi in Italia prevede espressamente la natura nominativa dell'abbonamento e il divieto più o meno esplicito di cessione a terze persone. Le motivazioni sono numerose:
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La necessità di garantire il controllo degli accessi, per ragioni di sicurezza e tutela assicurativa;
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L'obbligo di associatività (specialmente per ASD/SSD), legato al fatto che l'utente diventa socio o tesserato personale;
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La compliance normativa sul certificato medico sportivo, obbligatorio e nominativo;
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Le implicazioni fiscali e assicurative che derivano dalla natura dell'abbonamento e dall'identità del fruitore.
Nel caso delle associazioni sportive la cessione sarebbe assimilabile a una
cessione della qualifica di socio o tesserato, non consentita dalle regole associative generali e specifiche degli statuti e dei regolamenti degli enti di promozione o federazioni CONI. Nei centri commerciali o privati la cessione può essere eventualmente prevista come eccezione, con costi amministrativi e regole da concordare con la direzione.
Sulla base delle circolari dell'Agenzia delle Entrate (come la n. 19/2019) e delle regole CONI, la non trasferibilità dell'abbonamento appare come la prassi costante, salvo specifiche clausole derogatorie indicate nei contratti d'iscrizione.
Gestione amministrativa, fiscale e tesseramento sportivo: cosa succede se si cede un abbonamento
Cedere un abbonamento sportivo può generare conseguenze sul piano amministrativo e fiscale. Gli effetti differiscono a seconda della forma giuridica del centro e del tipo di abbonamento:
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Nei contesti associativi (ASD/SSD), la cessione dell'abbonamento implicherebbe un cambio di tesseramento e la sospensione di tutte le coperture assicurative e dei benefici fiscali connessi alle attività istituzionali. Il tesseramento è personale, come lo è la ricevuta di pagamento per la quota associativa e la copertura contro gli infortuni (ai sensi degli statuti federali e dei regolamenti CONI).
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Le strutture devono garantire la tracciabilità degli utenti per motivi assicurativi (incidenti) e di rispetto delle normative di sicurezza, anche ai fini della certificazione medica richiesta dal Decreto Ministero della Salute 24/04/2013.
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Sotto il profilo fiscale, trattandosi di servizi personali, la cessione può configurare un'operazione commerciale non prevista né autorizzabile dalla struttura. In caso di controllo, le agevolazioni fiscali per l' associazione sportiva (esenzione IVA e dichiarazione dei redditi) potrebbero essere contestate.
Gli
sforzi di digitalizzazione nelle strutture più moderne - tramite software gestionali per la gestione di iscritti, accessi e tesserati - rendono sempre più difficile eludere i controlli sulle intestazioni degli abbonamenti. Approcci manuali rischiano errori e sanzioni: le procedure seguite devono essere coerenti con le regole fiscali e associative.
Sospensione, trasferimento, rimborsi e casi di vietato uso
Le policy applicate dalle strutture sportive variano, ma condividono alcune regole di fondo:
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Non rimborsabilità: la gran parte delle strutture prevede nei propri regolamenti che la quota versata per l'abbonamento non sia rimborsabile né trasferibile, salvo casi specifici di chiusura prolungata dell'impianto o oggettiva impossibilità sopravvenuta (ad esempio lunghi ricoveri, incidenti attestati da documentazione medica).
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Sospensione dell'abbonamento: alcuni club concedono la sospensione temporanea per motivi di salute o causa di forza maggiore, da regolamentare tramite richiesta scritta e documentazione idonea.
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Trasferibilità limitata: la cessione può essere tollerata, ma solo previo accordo con la direzione e in presenza di motivazioni documentabili (ad es. trasferimento di residenza). In questi casi, viene quasi sempre richiesto il pagamento di una fee amministrativa per volturare l'abbonamento, procedendo contestualmente al nuovo tesseramento e all'aggiornamento di ogni documentazione assicurativa.
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Recupero delle lezioni: in presenza di corsi a frequenza fissa, sono previste regole sulla possibilità di recupero in caso di assenza, in misura molto limitata e sempre all'interno del periodo di validità del titolo.
Nei pochi casi di cessione fraudolenta (utilizzo da parte di soggetti diversi dal titolare) le strutture sono autorizzate a espellere gli utenti e a sospendere immediatamente il titolo, senza possibilità di rimborso.
Aspetti fiscali, controlli e sanzioni: cosa rischiano club e utenti
I controlli da parte dell'Amministrazione finanziaria sulle strutture sportive sono frequenti e approfonditi. Il corretto inquadramento giuridico - commerciale o associativo - rappresenta il tema principale, ma particolare attenzione viene posta alla regolarità della tenuta dei registri soci/tesserati e delle modalità di gestione delle iscrizioni. Gli elementi di rischio più ricorrenti collegati a una gestione non conforme sono:
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Perdita delle agevolazioni fiscali: in caso di accertata violazione delle regole sulla nominatività e tracciabilità degli abbonamenti, ASD e SSD rischiano la decadenza dal regime agevolato (esenzione IVA, imposte sostitutive, ecc.), con recupero delle imposte e irrogazione di sanzioni amministrative.
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Sanzioni in caso di utilizzo irregolare: l'eventuale cessione non autorizzata di abbonamenti può essere contestata dal club come violazione contrattuale, con risoluzione immediata del contratto e possibile richiesta di penale. Inoltre, sul piano assicurativo, il soggetto terzo che fruisse di servizi senza regolare tesseramento non avrebbe alcuna copertura, con effetti potenzialmente rilevanti in caso di sinistri o incidenti.
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Contestazioni giurisprudenziali: la Corte di Cassazione (sentenza n. 21535/2019) ha confermato che il regime agevolato spetta solo in presenza di autentica attività sportiva senza scopo di lucro svolta secondo i requisiti normativi; la semplice natura giuridica non è sufficiente.
Nelle realtà più strutturate, i sistemi digitali integrati per l'anagrafica utenti e la contabilizzazione delle attività rendono praticamente impossibile eludere tali controlli.
Bonus, voucher e incentivi: possono essere ceduti?
L'utilizzo di bonus e incentivi per lo sport - come voucher regionali, bonus digitalizzazione, tessere aziendali prepagate o altre formule - è cresciuto negli ultimi anni per favorire l'accesso all'attività fisica. Tuttavia, tali strumenti sono sempre nominali, legati alla persona che ne usufruisce e non cedibili. I principali bandi pubblici e regolamenti privati impongono:
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L'obbligo di richiesta individuale e la presentazione di documentazione nominativa;
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Il divieto esplicito di cessione, vendita o conversione dei benefit;
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La necessità di presentare certificazione medica personale e, se previsto, tesseramento associativo aggiornato;
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La possibilità di conversione solo in casi autorizzati e documentati (es. sostituzione per motivi di salute), mai in via automatica o su semplice richiesta.
Violazioni in materia possono comportare la revoca del beneficio e l'obbligo di restituzione delle somme ricevute, oltre a eventuali sanzioni amministrative in caso di comportamenti fraudolenti.