L’aumento dei costi energetici spinge le aziende a rivalutare lo smart working, trasformando il lavoro agile in una soluzione concreta sia per ridurre spese che per ridefinire regole e organizzazione sul lungo periodo.
L’emergenza energetica, con aumenti dei prezzi dei carburanti fino al +23% solo negli ultimi mesi, sta spingendo le imprese a cambiare velocemente le modalità di organizzazione del lavoro. Diverse aziende stanno adottando decisioni mai viste prima per contenere i costi e difendere i margini operativi. Questa trasformazione rapida solleva domande rilevanti: come si può mantenere la produttività garantendo sostenibilità economica? Quali sono i nuovi obblighi che coinvolgono aziende e lavoratori? Lo scenario di tensione internazionale, specie in seguito ai conflitti nel Golfo e al rischio di blocchi energetici in tutta Europa, ha rivoluzionato le priorità di molte aziende pubbliche e private.
In questo contesto, viene riconosciuta allo smart working una nuova centralità per affrontare non solo la questione dei costi, ma anche la capacità di rispondere a situazioni imprevedibili in tempi rapidi. Mutano quindi anche regole organizzative e dimensioni della responsabilità di tutti gli attori coinvolti, mettendo in discussione modelli gestionali storici e spingendo verso una ristrutturazione dell’attività lavorativa, finalizzata a garantire continuità e risparmio.
L’impennata dei prezzi dell’energia ha portato le aziende a riorientare le proprie strategie operative. L'adozione della modalità agile, ormai prevista dalla normativa italiana (Legge 81/2017 e Protocollo nazionale 2021), consente alle aziende di razionalizzare le spese legate alle sedi fisiche, ai rimborsi per trasferte e alle indennità di viaggio, permettendo così una maggiore sostenibilità finanziaria anche in tempi di crisi. Nei numeri raccolti dall'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, il lavoro da remoto nel 2025 ha coinvolto oltre 3.575.000 lavoratori, con una presenza molto elevata presso le grandi aziende (53% del personale) e nella Pubblica Amministrazione (+11%).
Il tema dei risparmi diretti e indiretti resta centrale:
Le aziende che seguono questa strada stanno progettando piani estivi che prevedono, per maggio, un’estensione dello smart working almeno 2 giorni a settimana per la maggior parte dei dipendenti. Tali iniziative interessano anche realtà della Pubblica Amministrazione e altri soggetti privati, ad esempio le grandi imprese dei servizi e dei trasporti.
L’analisi dei benefici mostra alcune peculiarità:
Non mancano, tuttavia, alcuni errori ricorrenti in cui aziende e lavoratori possono incappare:
L’introduzione della Legge annuale per le PMI (Legge n. 34/2026) ha impresso una svolta nel quadro normativo italiano, rafforzando l’obbligo di informativa sui rischi connessi al lavoro da remoto. Questo aggiornamento pone l’accento su responsabilità condivise tra datori di lavoro e lavoratori. L’informativa annuale che deve essere trasmessa al dipendente e al Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza assume una funzione cardine: dettaglia rischi specifici (posturali, visivi, psicosociali) e indica chiaramente le misure di prevenzione da adottare, tra cui pause programmate, dotazioni tecnologiche adeguate e organizzazione delle attività.
I controlli sono divenuti più stringenti, con l’introduzione di sanzioni penali consistenti (arresto da 2 a 4 mesi o ammenda da 1.700 a oltre 7.400 euro), affiancati da possibili sanzioni amministrative in caso di accertata inadempienza degli obblighi informativi. Questo nuovo regime porta con sé effetti significativi:
| Imprese grandi: | Maggiore capacità di rispondere agli obblighi, presenza di funzioni HR e HSE dedicate, maggiore esperienza nella gestione della documentazione. |
| PMI e microimprese: | Difficoltà operative e culturali nell’aggiornamento delle procedure; maggiore attenzione necessaria per evitare sanzioni e per colmare il gap informativo dei lavoratori. |
Il Governo e i principali enti regolatori stanno valutando la possibilità di estendere i piani di smart working per il mese di maggio, specialmente in risposta all’eventualità di razionamento di energia e blocchi programmati dovuti alle fluttuazioni di petrolio e gas. I dati disponibili mettono in evidenza che, mentre il lavoro agile è ormai stabile e strutturato nelle grandi aziende e nella Pubblica Amministrazione, nelle PMI e nelle microimprese la sua diffusione rimane più fragile, anche a causa della carenza di adeguati strumenti gestionali e della minore disponibilità di risorse.
A livello di scenari futuri, il lavoro agile sta evolvendo da leva di flessibilità a misura di resilienza e politica industriale. I principali driver del cambiamento includono:
I dati, le nuove regole e le esperienze raccolte nelle aziende che hanno già scelto la strada dello smart working dimostrano una tendenza chiara: il lavoro agile, nato come soluzione temporanea, si sta consolidando come risposta strutturale alle sfide poste dalla crisi energetica. Le imprese che sapranno cogliere questa opportunità si distingueranno per capacità adattiva, competitività e valorizzazione del capitale umano anche in contesti di forte incertezza geopolitica ed economica.
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...