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Sovranità digitale europea: un'espressione che tutti usano e nessuno sa cosa significa concretamente per i tuoi dati personali

di Chiara Compagnucci pubblicato il

Cosa significa davvero 'sovranità digitale europea' per i dati personali? Tra valori comuni, nuove regole, tecnologie strategiche e centralità delle persone, l'Europa ridisegna identità digitale e governance

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Negli ultimi anni, il dibattito sulla capacità dell’Europa di esercitare un controllo diretto e responsabile sul proprio ecosistema digitale ha assunto un significato sempre più concreto e attuale. Se agli inizi il tema appariva associato a slogan politici o ad ambiti di policy fumosi, oggi la necessità di governare infrastrutture, dati e tecnologie secondo regole e valori propri è divenuta imprescindibile. Questa esigenza nasce da uno scenario globale caratterizzato da tensioni geopolitiche, dominio tecnologico di grandi player extra-europei e una crescente consapevolezza che la fiducia digitale vada gestita e coltivata all’interno di un perimetro normativo coerente con gli interessi pubblici. 

Cosa significa sovranità digitale in Europa e perché è diventata prioritaria

Il concetto di sovranità digitale viene oggi declinato come la capacità di agire autonomamente nel panorama tecnologico, mantenendo però rapporti costruttivi con chi condivide i valori democratici europei. Non si tratta, perciò, di isolarsi dal resto del mondo: la dimensione europea di questa sovranità nasce dalla ricerca di equilibrio tra libertà di scelta, apertura alla cooperazione e protezione degli interessi strategici contro rischi di interferenze esterne. L’urgenza data a questo tema affonda le sue radici in uno scenario dove il 70% del mercato cloud europeo è ancora controllato da aziende statunitensi, evidenziando come la dipendenza da piattaforme e infrastrutture extra-UE rischi di compromettere integrità dei dati, sicurezza e capacità decisionale autonoma sia per settore pubblico che per quello privato.

La firma della Declaration for European Digital Sovereignty nel novembre 2025 da parte degli Stati membri non rappresenta una semplice presa di posizione ma un vero e proprio cambio di paradigma: il digitale diventa leva competitiva, necessaria per mantenere la capacità di innovare e decidere senza vincoli imposti dall’esterno. Si passa così dallo slogan a una scelta di policy pubblica: istituzioni e imprese sono chiamate a ridefinire policy, governance e investimenti affinché l’Europa possa controllare i processi chiave della trasformazione digitale (cloud, AI, identità digitale, semiconduttori e reti di nuova generazione), tutelando le libertà individuali e la resilienza democratica. La strategia adotta una visione di lungo periodo, destinata a incidere su investimenti e regole fino al 2030, ponendo i cittadini e i loro diritti al centro.

I pilastri della sovranità digitale europea: valori, autonomia e cooperazione

Il modello europeo non si limita all’aspetto tecnologico, ma si fonda su quattro assi portanti che costituiscono un quadro coerente e integrato:

  • Identità digitale e fiducia: strumenti e modalità che permettono ai cittadini e alle aziende di gestire in modo sicuro e interoperabile le proprie identità e credenziali;
  • Dati come asset strategico: puntando sul principio "once only" e sulla protezione reale delle informazioni sensibili, l’Europa considera il controllo e la governance dei dati un elemento imprescindibile;
  • Tecnologie e infrastrutture strategiche: sviluppo di cloud europei, reti avanzate, cybersicurezza, AI e semiconduttori, per rafforzare la competitività e la resilienza;
  • Regole e governance solide, agili e condivise: uno sforzo di coordinamento interstatale e l’adozione di progetti pilota regolatori che riducano la frammentazione normativa e favoriscano l’efficienza dell’azione pubblica.
Il richiamo ai valori europei, democrazia, stato di diritto, rispetto dei diritti fondamentali e apertura, permea ogni pilastro, rifiutando logiche autarchiche e promuovendo cooperazione selettiva con partner affidabili che condividano gli standard UE in materia di sicurezza, privacy e affidabilità.

Cosa è cambiato concretamente per i tuoi dati

Tralasciando i proclami e guardando ai fatti, alcune cose sono cambiate davvero negli ultimi anni, anche se i loro effetti sulla vita quotidiana degli utenti sono spesso invisibili.

Il GDPR: il mattone fondante

Entrato in vigore nel 2018, il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati è lo strumento più concreto di sovranità digitale che esiste. Non usa questo termine, ma ne è la principale espressione pratica. Cosa ti garantisce, in teoria:

  • Il diritto di sapere quali dati vengono raccolti su di te e per quale scopo
  • Il diritto di accedere ai tuoi dati e ottenerne una copia
  • Il diritto alla cancellazione (il cosiddetto "diritto all'oblio")
  • Il diritto di opporti al trattamento per finalità di marketing
  • Il diritto alla portabilità, cioè di trasferire i tuoi dati da un servizio all'altro
  • L'obbligo, per chi raccoglie dati, di ottenere un consenso specifico, informato e liberamente revocabile
In pratica, l'applicazione di questi diritti è disomogenea. Esercitarli richiede spesso di navigare interfacce appositamente progettate per essere scomode, inviare richieste formali che le aziende talvolta ignorano, o aspettare mesi per una risposta.

Il Digital Markets Act e il Digital Services Act

Due regolamenti entrati in vigore tra il 2022 e il 2024 che hanno cambiato le regole del gioco per le grandi piattaforme:

  • Il Digital Markets Act (DMA) impone ai "gatekeeper" : le piattaforme con posizione dominante, come Google, Apple, Meta, Amazon, obblighi specifici di interoperabilità, divieto di auto-preferenziazione, e limitazioni nella combinazione di dati raccolti su servizi diversi. In concreto, ad esempio, WhatsApp è stato obbligato ad aprirsi a messaggi provenienti da altre app.
  • Il Digital Services Act (DSA) introduce obblighi di trasparenza sugli algoritmi di raccomandazione, consente agli utenti di non essere profilati per pubblicità, e obbliga le piattaforme a rendere accessibili i loro sistemi di targeting a ricercatori indipendenti.
Questi strumenti sono reali, ma il loro impatto pratico dipende dall'effettiva applicazione da parte della Commissione europea e delle autorità nazionali, che finora ha mostrato luci e ombre.

Cosa la "sovranità digitale" non è (ancora)

Non esiste un'infrastruttura cloud europea all'altezza. L'iniziativa GAIA-X, lanciata nel 2019 come progetto per un cloud europeo federato, è rimasta largamente un esercizio di governance e certificazione piuttosto che un'infrastruttura alternativa. Le aziende europee continuano ad appoggiarsi in misura dominante ad AWS, Azure e Google Cloud.

Non esiste un'alternativa europea ai sistemi operativi mobili. L'intero ecosistema degli smartphone è diviso tra Android (Google) e iOS (Apple). Nessun progetto europeo si è avvicinato a cambiare questa realtà.

La profilazione pubblicitaria non è scomparsa. Nonostante il GDPR, la stragrande maggioranza dei siti web che visiti raccoglie dati sul tuo comportamento attraverso meccanismi che spesso vanno ben oltre quello che hai consapevolmente accettato , banner del consenso disegnati per confondere, pixel di tracciamento invisibili, fingerprinting del browser.

La portabilità dei dati è ancora un diritto sulla carta. Trasferire i tuoi dati da una piattaforma a un'altra rimane tecnicamente complicato e operativamente poco supportato dalla maggior parte dei servizi.

Cosa puoi fare tu, concretamente, oggi

Indipendentemente dall'evoluzione del quadro normativo, esistono strumenti pratici per aumentare il controllo sui tuoi dati personali:

  • Usa un browser che non ti traccia come Firefox con uBlock Origin, o Brave
  • Sostituisci Google Search con alternative come DuckDuckGo o Startpage, che non costruiscono profili sulle tue ricerche
  • Usa un provider email europeo come Proton Mail (svizzero) o Tutanota (tedesco), che cifra i messaggi e non ha interessi nell'analisi dei contenuti
  • Attiva l'autenticazione a due fattori su tutti i servizi importanti, preferibilmente con un'app e non via SMS
  • Leggi le impostazioni sulla privacy dei servizi che usi — in molti casi è possibile limitare significativamente la raccolta dei dati senza smettere di usare il servizio
  • Esercita i tuoi diritti GDPR: puoi richiedere a qualsiasi azienda che opera in Europa una copia dei dati che possiede su di te. È un esercizio istruttivo.





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Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...