Molti correntisti si trovano a pagare costi bancari nascosti senza che siano chiaramente visibili in estratto conto. Come riconoscere interessi passivi, spese invisibili, tracciabilitŕ dei pagamenti e le differenze tra servizi e oneri
Molti correntisti si accorgono, spesso per caso, che il saldo del proprio conto corrente diminuisce mese dopo mese senza una ragione apparente. Non ci sono prelievi anomali, non si ricordano spese particolari, eppure i soldi spariscono. La verità è che le banche applicano una serie di costi che spesso passano inosservati, nascosti in sigle incomprensibili o addebitati in modo frammentato. Capire dove vanno questi soldi e come individuarli è fondamentale per riprendere il controllo delle proprie finanze.
Il canone mensile o trimestrale del conto corrente è probabilmente la voce più visibile, ma non sempre la più trasparente. Molte banche pubblicizzano conti a "canone zero", ma questa gratuità è spesso condizionata: serve accreditare lo stipendio, avere un patrimonio minimo, essere under 30 o over 65, sottoscrivere altri prodotti.
Basta non rispettare anche solo uno di questi requisiti per vedersi addebitare il canone pieno, spesso senza un avviso chiaro. Il problema è che molti clienti sottoscrivono il conto quando hanno i requisiti, ma poi cambiano lavoro, compiono 31 anni, o spostano i risparmi altrove, e il canone scatta automaticamente senza che se ne rendano conto.
Controllare sempre le condizioni esatte della gratuità e verificare regolarmente di possederle ancora è essenziale. Un canone di 5-10 euro al mese può sembrare trascurabile, ma sono 60-120 euro l'anno che potrebbero essere evitati.
Le banche hanno perfezionato l'arte di frammentare i costi in voci microscopiche che, sommate, diventano significative. Tra queste:
Un altro passaggio fondamentale è scaricare e leggere il documento di sintesi. Tutte le banche sono tenute a fornire ogni anno un riepilogo completo dei costi sostenuti nei dodici mesi precedenti. Di solito è disponibile nell’area riservata dell’home banking e viene ignorato quasi sempre. Eppure, leggerlo può essere davvero illuminante: vedere nero su bianco quanto si è pagato in commissioni e spese aiuta a capire se il conto è ancora conveniente o se si sta pagando più del dovuto senza rendersene conto.
A questo punto, è utile fare un passo indietro e recuperare il foglio informativo consegnato al momento dell’apertura del conto. In quel documento erano indicati tutti i costi e le condizioni applicate. Confrontarlo con gli addebiti effettivi può far emergere differenze interessanti: commissioni che non si ricordavano, voci che non dovrebbero esserci, oppure condizioni che nel tempo sono cambiate. In alcuni casi, questo confronto può rivelare applicazioni errate o variazioni mai comunicate in modo chiaro.
Infine, attenzione alle modifiche unilaterali delle condizioni contrattuali. Le banche hanno la facoltà di cambiare le condizioni economiche, ma devono avvisare il cliente con un certo anticipo. Il problema è che queste comunicazioni arrivano spesso sotto forma di documenti lunghissimi, scritti in modo poco comprensibile e facili da ignorare. Vale invece la pena leggerli, anche solo per sapere che, in caso di cambiamenti sfavorevoli, si ha il diritto di recedere dal contratto senza penali entro 60 giorni.
Quando ci si accorge della presenza di costi ingiustificati, la cosa più importante è non rimandare e non pensare che “tanto sono pochi euro”. Il primo passo è contestare subito: è sempre meglio contattare la banca per iscritto, tramite email o PEC, chiedendo spiegazioni chiare e dettagliate sugli addebiti contestati. Questo non solo lascia una traccia, ma obbliga anche la banca a fornire una risposta formale.
A quel punto è fondamentale verificare se le condizioni contrattuali sono state rispettate. Può capitare, ad esempio, che venga addebitato un canone che in realtà dovrebbe essere gratuito al raggiungimento di determinati requisiti, come l’accredito dello stipendio o una certa giacenza media. In questi casi è utile citare esplicitamente il contratto o il foglio informativo e chiedere senza esitazioni il rimborso delle somme indebitamente prelevate.
Se le risposte della banca sono evasive, tardive o semplicemente insoddisfacenti, esiste un ulteriore strumento di tutela: l’Arbitro Bancario Finanziario (ABF). Si tratta di un organismo indipendente che consente di presentare ricorso in modo semplice, con costi minimi e tempi relativamente rapidi. Spesso, già il riferimento all’ABF è sufficiente a far cambiare atteggiamento all’istituto di credito.
Infine, se ci si rende conto che i costi non sono un’eccezione ma una caratteristica strutturale del conto, vale la pena valutare il cambio di banca. Oggi la portabilità del conto corrente è gratuita e garantita per legge, e permette di trasferire domiciliazioni e operatività senza complicazioni. In certi casi, cambiare istituto non è solo una scelta economica, ma anche un modo per riprendere il controllo delle proprie finanze.