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Stalking digitale leggero: like ripetuti, visualizzazioni continue e contatti indiretti sono perseguibili?

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di Chiara Compagnucci pubblicato il

Lo stalking digitale leggero si manifesta con gesti apparentemente innocui come like ripetuti e visualizzazioni costanti. Differenze rispetto allo stalking tradizionale, implicazioni legali, impatto psicologico, prevenzione e il ruolo delle istituzioni

L’affermarsi delle tecnologie digitali ha trasformato significativamente le modalità di interazione tra le persone, generando nuove forme di disagio e vulnerabilità. Tra queste, acquisisce crescente rilievo quel comportamento che molti identificano come "monitoraggio costante, like seriali e contatti sottili tramite social network". Pur essendo spesso percepiti come innocui, sono segnali di un rapporto non consensuale basato sulla persistenza e sulla pressione psicologica, elementi che poco si discostano, nella sostanza, dai classici fenomeni di molestia.
Le domande che sorgono riguardano la reale pericolosità di tali condotte, la loro percezione sociale e le responsabilità che possono comportare.

Alla base vi è una dinamica di controllo difficilmente riconoscibile, perché le nuove piattaforme permettono comportamenti indiretti e “light”: un like reiterato, una visualizzazione costante delle storie, o dei messaggi non richiesti che lasciano la vittima con un senso di disagio. Questi gesti, molti dei quali pubblici o semi-pubblici, possono minare la serenità della persona coinvolta, cambiando la percezione di sicurezza e libertà nella propria vita digitale e reale.

Differenza tra stalking tradizionale e stalking digitale

Quando si affrontano i concetti di molestia e stalking, è inevitabile confrontarsi con le profonde differenze fra le condotte "classiche" e quelle digitali. Lo stalking tradizionale, storicamente riconosciuto dalla giurisprudenza e dal legislatore, comporta atti come pedinamenti, appostamenti e contatti fisici o telefonici non voluti.

Al contrario, lo sviluppo delle comunicazioni digitali ha esteso il campo d’azione del molestatore: gesti apparentemente innocui come l’invio sistematico di messaggi, la presenza costante attraverso visualizzazioni, oppure l’uso di like e commenti continui, assumono valenza perseguitoria. In questi casi, chi compie l’azione sfrutta la distanza, l’anonimato e la persistenza offerta dalle piattaforme online.

Le principali differenze possono essere individuate nelle seguenti categorie:

  • Modalità di attuazione: la versione fisica coinvolge la presenza materiale, mentre il digitale consente azioni non invasive fisicamente ma costanti e ripetute virtualmente.
  • Impatto emotivo e psicologico: sebbene il digitale possa sembrare meno invasivo, crea sensazione di invasione della privacy e genera stress cronico, soprattutto nelle fasce più giovani e vulnerabili.
  • Difficoltà di riconoscimento: nello stalking online, il confine tra "interesse" e "molestia" è labile; molte delle attività tipiche vengono spesso minimizzate o normalizzate.
  • Evidenze e tracciabilità: le azioni digitali lasciano indizi facilmente archiviabili, utili in caso di denuncia o procedimenti legali, ma la loro interpretazione resta complessa e spesso soggetta a sensibilità individuale.
Lo stalking leggero, diffuso principalmente tra adolescenti e giovani, rappresenta dunque una nuova zona grigia che richiede maggiore consapevolezza sia a livello personale che normativo, poiché i rischi psicologici e sociali risultano altrettanto rilevanti rispetto alle forme più invasive.

Il ruolo delle tecnologie e dei social media nelle dinamiche di stalking

Piattaforme digitali, social network e applicazioni di messaggistica istantanea hanno rivoluzionato il modo in cui le persone comunicano fra loro ma, al tempo stesso, hanno favorito l’espansione di dinamiche moleste difficili da identificare.
Attraverso la capillarità degli strumenti digitali, chi attua comportamenti intrusivi può moltiplicare canali di contatto e raggiungere la vittima in modo persistente, spesso anche senza un’interazione esplicita.

L’utilizzo di algoritmi di visibilità, notifiche push e suggerimenti di contatto incentiva una presenza costante, che può essere percepita dalla persona oggetto di attenzioni come una vera e propria sorveglianza non desiderata. Le principali piattaforme, infatti, mettono a disposizione funzionalità come:

  • Visualizzazione delle “storie”: permette a chiunque di controllare costantemente la vita altrui senza necessariamente interagire.
  • Like e commenti ripetuti: pubblici o privati, possono essere interpretati come pressione o tentativi di instaurare un legame a senso unico.
  • Messaggi indiretti o tramite gruppi comuni: canali che favoriscono agganci continui anche dove un contatto diretto sarebbe bloccato o non gradito.
  • Creazione di profili falsi: metodo per aggirare restrizioni e continuare a mantenere un controllo non autorizzato.
Tali modalità amplificano la percezione di mancanza di autonomia e controllo del proprio spazio digitale. Il fenomeno interessa in modo particolare adolescenti e donne giovani, soggetti statisticamente più esposti alla pressione sociale e al cyber controllo, ma può colpire chiunque.
Inoltre, le tecnologie disponibili possono rendere pressoché invisibile il limite tra osservazione lecita e condotta persecutoria, rendendo difficile identificare l’insorgenza di situazioni allarmanti.

Aspetti legali: le azioni di stalking digitale sono perseguibili?

L’ordinamento italiano riconosce il reato di atti persecutori (art. 612-bis c.p.) come un reato proprio della sfera delle relazioni interpersonali. Le forme digitali di molestia possono rientrare nel perimetro di questa norma, qualora ci sia “persecuzione reiterata” attraverso comportamenti idonei a cagionare un perdurante e grave stato d’ansia nella vittima.

Restano però dei punti di criticità. Non tutte le azioni digitali vengono immediatamente riconosciute come perseguibili: la valutazione spetta al giudice, che deve verificare la sussistenza di una reale lesione dell’integrità psichica della vittima. Like ripetuti, visioni costanti e contatti indiretti devono, per essere penalmente rilevanti, produrre un effetto concreto e documentato (ad esempio, cambiamento delle abitudini di vita, isolamento sociale, ansia patologica).

L’interpretazione dei tribunali prosegue verso una maggiore attenzione agli effetti psicologici delle condotte e non soltanto alla loro forma. Gli strumenti come il cosiddetto "Codice Rosso” hanno rafforzato la tutela della vittima, garantendo rapidità nelle misure cautelari e ampliando la possibilità di utilizzo di dispositivi di monitoraggio. Tuttavia, criticità permangono nella valutazione delle prove digitali e nell’attivazione tempestiva delle misure protettive, come dimostrano casi di cronaca dove i sistemi anti-stalking non sempre riescono a prevenire recidive.

Conseguenze psicologiche sulle vittime di stalking digitale

Le vittime di comportamenti persecutori in ambito digitale sperimentano conseguenze psicologiche spesso equiparabili, per intensità e durata, a quelle dello stalking tradizionale. L’esposizione continua a notifiche, visualizzazioni e contatti non desiderati genera un senso di insicurezza e disagio, compromettendo la qualità della vita quotidiana.

Studi recenti hanno dimostrato come questi comportamenti possano produrre:

  • Disturbo d’ansia generalizzata
  • Stati depressivi e calo dell’autostima
  • Difficoltà relazionali e tendenza all’isolamento sociale
  • Paura di utilizzo dei social media o della tecnologia
La percezione di essere costantemente osservati o seguiti, anche attraverso gesti apparentemente innocui, porta a una progressiva perdita della libertà personale, con ricadute importanti su adolescenti e persone in fase di crescita personale.
La solitudine vissuta da chi subisce tali comportamenti, nonostante la vicinanza formale di istituzioni e associazioni di supporto, rappresenta un rischio ulteriore, come dimostrato anche dalle testimonianze dirette di giovani vittime. L’assenza di risposte immediate da parte del sistema, insieme alla minimizzazione sociale del fenomeno, contribuisce ad alimentare vissuti di impotenza e paura.

Prevenzione, supporto e ruolo delle istituzioni scolastiche e forze dell’ordine

Affrontare il disagio legato alle molestie digitali richiede uno sforzo integrato, basato sulla cooperazione tra istituzioni scolastiche, forze dell’ordine, professionisti della salute mentale e associazioni. In ambito preventivo, le scuole hanno attivato numerosi progetti di educazione alla legalità e alla cittadinanza digitale. Le strategie di contrasto e prevenzione includono:

  • Promozione dell’alfabetizzazione digitale per il riconoscimento di comportamenti a rischio
  • Attivazione di sportelli di ascolto e programmi di supporto psicologico
  • Collaborazione con le autorità per favorire le denunce e la tutela effettiva delle vittime
  • Diffusione di cultura del rispetto e della responsabilità nelle interazioni online
Particolare attenzione è rivolta dai recenti dispositivi di tutela introdotti dal Codice Rosso e dai sistemi di monitoraggio elettronico, anche se persistono margini di miglioramento in termini di tempestività di intervento e quantità di strumenti disponibili. Rimane determinante il coinvolgimento delle famiglie e la creazione di reti di sostegno locali, affinché la persona coinvolta non resti isolata e possa trovare strumenti di difesa efficaci.


Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...