Il biennio 2024-2025 si è rivelato estremamente impegnativo per STMicroelectronics, storica multinazionale italo-francese considerata tra i principali attori nell’industria europea dei semiconduttori. Il contesto globale, segnato da fluttuazioni della domanda, rallentamenti nei mercati automotive e industriale, ha innescato un ciclo negativo. L’azienda, da sempre elemento chiave dell’ecosistema manifatturiero italiano e protagonista di investimenti pubblici e privati, ha lamentato un drastico calo di fatturato e utili: il 2024 si è chiuso con un fatturato in contrazione del 23,2% e un risultato netto in picchiata del 63%. I dati pubblicati nel corso del 2025 hanno ulteriormente rafforzato la percezione di una crisi strutturale, sollevando serie preoccupazioni sul futuro dei siti produttivi localizzati in Italia e sull’impatto occupazionale su migliaia di lavoratori.
Cause e conseguenze dei risultati negativi di STM
I motivi alla base della crisi in corso appaiono molteplici e interconnessi:
- Il settore dei semiconduttori ha vissuto nel triennio precedente un accumulo eccezionale di scorte presso OEM, distributori e clienti diretti, alimentato dal timore di interruzioni partite con la crisi Covid. Questa sovrapproduzione si è poi tradotta in un rapido e drammatico crollo degli ordini.
- Il rallentamento dei mercati industriali e dell’automotive ha inciso in modo decisivo sulle entrate, con i segmenti legati all’elettronica di potenza maggiormente colpiti.
- Cambiamenti strutturali del mercato, tra cui la sempre maggiore capacità produttiva cinese e la competizione dei cosiddetti chip "legacy" a basso costo, hanno eroso quote di mercato e margini.
L’effetto sugli indicatori economico-finanziari è stato netto e allarmante: il primo trimestre 2025 ha visto i ricavi ridursi del 27,3% a 2,52 miliardi di dollari, mentre la perdita netta registrata nel secondo trimestre ha marcato la debolezza reddituale dell’azienda. Oltre ai fenomeni di mercato, sulle casse di STM hanno pesato costi straordinari per
svalutazioni e ristrutturazioni, con impatti tangibili anche sulla guidance e sulle aspettative degli investitori.
L’onda lunga della crisi ha colpito l’immagine della società in Borsa: il titolo STM ha subito una perdita di oltre il 12% dopo la pubblicazione dei dati, e il consensus di analisti e broker appare ora cauto, prospettando un breve termine caratterizzato da volatilità e incertezza. Gli analisti sottolineano come la mancanza di un outlook annuale preciso e l’aumento delle giacenze di magazzino siano ulteriori fattori di tensione, segno di un percorso di ripresa che sarà lento e costellato da elementi di rischio.
In sintesi, il ciclo negativo non riguarda solo dinamiche congiunturali, ma evidenzia problemi di posizionamento industriale, di flessibilità produttiva e di reazione ai mutamenti globali. L’assenza di una crescita nei segmenti trainati dall’intelligenza artificiale, a differenza di altri competitor, e la necessità di aggiornare la struttura degli impianti rappresentano ulteriori sfide strategiche.
L’impatto sui siti produttivi italiani: focus su Agrate Brianza, Catania e altri poli
L’onda d’urto dei risultati negativi si è abbattuta sui principali siti produttivi italiani, da sempre al centro delle strategie del gruppo e del settore nazionale della microelettronica:
- Agrate Brianza: Polo storico della produzione di wafer in silicio, sta vivendo una fase di profonda riorganizzazione. Il nuovo impianto da 300 mm dovrebbe portare capacità e tecnologica d’avanguardia, ma la pesante automazione e il rallentamento dei mercati si traducono nell’annuncio di fino a 1.200 riduzioni di personale su circa 5.000 lavoratori. Lo spostamento verso linee automatizzate e la cessione di parte della camera bianca a partner stranieri pongono interrogativi sulle prospettive occupazionali locali.
- Catania: Oggetto di massicci investimenti (5 miliardi di euro) e polo di eccellenza per dispositivi in carburo di silicio (SiC) e tecnologie di potenza, è stato colpito da una temporanea cassa integrazione e resta esposto a rischi commerciali derivanti dalla pressione competitiva cinese. Le strategie di integrazione verticale e la realizzazione di nuove fabbriche sono valutate come essenziali, ma non esenti da incertezze.
- Altri siti: La presenza di STM in diverse aree italiane coinvolge strutture a Cornaredo, Castelletto, Napoli e Palermo, tutte interessate dal piano di riconfigurazione e dal rischio di una progressiva contrazione del personale, soprattutto nelle funzioni meno strategiche.
L’impatto territoriale e sociale è notevole: la pressione derivante dalla concorrenza internazionale, l’impiego crescente di soluzioni di automazione e la delocalizzazione di alcune linee in mercati esteri agiscono come fattori di compressione sull’occupazione locale e complicano la programmazione degli investimenti futuri. Il mantenimento dei poli di eccellenza italiani rappresenta la grande sfida per la sostenibilità industriale nazionale.
Preoccupazioni per i dipendenti: licenziamenti, cassa integrazione e futuro occupazionale
Il ridimensionamento degli organici e la gestione degli esuberi sono diventati temi centrali nella discussione pubblica e sindacale. I piani annunciati dalla società prevedono, infatti, la uscita volontaria fino a 2.800 persone a livello globale entro tre anni, con una quota significativa che riguarda i siti italiani.
Il sito di Agrate Brianza è quello più esposto, con previsioni di forte riduzione della forza lavoro. L’azienda punta a minimizzare l’impatto tramite pensionamenti anticipati e attriti naturali, ma resta la paura diffusa di licenziamenti e contrazione delle attività. "Temiamo che il taglio in Italia sia particolarmente violento, in particolare al nord…" è una frase ricorrente tra le rappresentanze sindacali.
Nel polo catanese, le recenti settimane di cassa integrazione hanno acceso l’attenzione sulla tenuta sociale dell’area, nonostante la conferma dei progetti di investimento a lungo termine.
Il nuovo assetto organizzativo prevede una profonda trasformazione delle competenze richieste:
- Aumento delle attività ad alto valore tecnologico e riduzione delle mansioni ripetitive con conseguente richiesta di nuove professionalità.
- Trasferimento di ruoli dalla produzione tradizionale verso funzioni di sviluppo, automazione e controllo di processo.
Questo scenario accentua l’urgenza di politiche attive per la ricollocazione, la formazione mirata e sistemi di supporto al reddito, nel rispetto delle normative vigenti. I timori per il futuro occupazionale persistono, soprattutto in vista di cambiamenti che interessano comparti produttivi strategici e l’insieme dell’indotto locale.
Le strategie aziendali tra ridimensionamento e investimenti: il nodo Cina e gli effetti sul tessuto industriale italiano
Nel complicato scenario internazionale, STM ha scelto un doppio binario strategico: da un lato contenimento dei costi, dall’altro investimenti mirati in tecnologie avanzate e localizzazione delle produzioni nei mercati emergenti e maturi.
Il lancio della cosiddetta “China-for-China strategy”, ovvero la produzione localizzata per il mercato cinese attraverso joint venture con partner locali come Sanan e Hua Hong, risponde all’esigenza di mantenere la competitività nelle principali aree di sbocco ma risulta oggetto di contestazione. Lo spostamento di fette di produzione in Asia rischia di depotenziare ulteriormente i siti italiani ed europei, anche in considerazione di recenti e consistenti contributi pubblici ricevuti da STM per rafforzare la filiera continentale dei semiconduttori.
Il piano industriale presentato prevede:
- Il potenziamento selettivo dei siti europei (come Agrate e Catania) focalizzando le attività sulle tecnologie mainstream e ad alta efficienza.
- L’implementazione di nuove tecnologie nell’ambito della smart power e delle componenti in carburo di silicio.
- Una spinta verso automazione e intelligenza artificiale per innalzare la produttività e la sostenibilità delle operazioni.
L’industria italiana sconta la pressione della concorrenza asiatica sia in termini di costo del lavoro che su know-how, con il rischio di una progressiva marginalizzazione delle produzioni domestiche, oggi tra le più colpite dal ciclo negativo dei semiconduttori.
Reazioni di sindacati, politica e stakeholders ai piani STM
L’annuncio dei piani di riorganizzazione ha suscitato proteste e richieste di chiarimento da parte di sindacati, esponenti delle regioni Lombardia e Sicilia e membri del governo.
- I sindacati nazionali e le RSU delle principali sedi, tra cui FIM, FIOM, FISMIC e USB, hanno valutato la proposta aziendale come “confusa e priva di garanzie”, sottolineando il rischio di tagli occupazionali e il depotenziamento del polo di Agrate.
- Le istituzioni territoriali chiedono grande trasparenza nell’indicazione sull’impatto locale e coinvolgimento effettivo nella definizione degli investimenti futuri.
- Il Ministero delle Imprese, d’intesa con il MEF, ha aperto un confronto permanente, con la prospettiva di definire un protocollo d’intesa che salvaguardi il comparto e i livelli occupazionali e produttivi sul modello delle migliori esperienze nazionali.
Tra le principali richieste espresse troviamo:
- Garanzie sulle missioni produttive, in particolare per i siti strategici del nord e del sud Italia
- Chiarezza sulle prospettive legate al nuovo assetto industriale
- Maggior coinvolgimento degli enti locali e dei sindacati nelle scelte aziendali di lungo periodo
Persistono infine tensioni sulla governance, legate ai rapporti tra azionisti pubblici italiani e francesi, in un periodo segnato da importanti cambiamenti organizzativi ai vertici aziendali.