Stufette e termoventilatori assorbono molta corrente: collegarli a prolunghe o multiprese può surriscaldare cavi e contatti, soprattutto con più apparecchi o cavi avvolti. Ecco i controlli utili e la scelta più prudente.
Una stufetta elettrica da 2.000 W collegata a una rete domestica da 230 V assorbe circa 8,7 ampere quando funziona alla massima potenza. È un carico elevato per una prolunga o una multipresa, soprattutto se sono collegati anche altri apparecchi. Il passaggio di corrente può surriscaldare i contatti tra spina e presa o lungo il cavo. Quando il manuale lo consente, la scelta più prudente è collegare il termoventilatore direttamente a una presa a muro idonea.
Per riscaldare rapidamente una stanza, un apparecchio elettrico può richiedere una potenza considerevole. Il dato, espresso in watt (W), si trova sull’etichetta del prodotto o nella scheda tecnica. Se il modello dispone di più livelli di funzionamento, per valutare il collegamento occorre considerare quello alla potenza massima.
La corrente assorbita si stima dividendo la potenza per la tensione. A 230 V, un riscaldatore da 1.000 W richiede circa 4,35 A; uno da 1.500 W, circa 6,5 A; uno da 2.000 W, circa 8,7 A. Con 2.400 W si arriva a circa 10,4 A. Sono valori indicativi riferiti alla potenza nominale: la corrente effettiva dipende dal funzionamento e dalle caratteristiche dell’apparecchio.
Il calcolo chiarisce perché una presa libera non sia necessariamente adatta a qualsiasi carico. Una stufetta può restare accesa a lungo e assorbire molta corrente; se altri dispositivi sono collegati allo stesso circuito, il loro consumo si aggiunge. Watt e ampere descrivono aspetti diversi dello stesso carico: i watt indicano la potenza, gli ampere la corrente che attraversa cavi e contatti.
In inverno capita che la presa a muro sia lontana dal punto da riscaldare. Si usa allora una prolunga, oppure una multipresa già collocata vicino al divano o alla scrivania. Ogni collegamento aggiunge giunzioni e contatti elettrici. Se la spina aderisce male, la presa è usurata o un contatto è danneggiato, la resistenza elettrica in quel punto può causare un aumento della temperatura.
Il problema può svilupparsi anche senza che scatti subito l’interruttore. L’interruttore automatico protegge l’impianto dalle condizioni di sovracorrente previste dal dispositivo; una connessione difettosa, però, può scaldarsi localmente quando l’assorbimento complessivo resta sotto la soglia d’intervento. Il calore può danneggiare il corpo della presa, la spina o il cavo, deteriorare l’isolante e favorire l’innesco di un incendio. Un contatto allentato o rovinato richiede quindi attenzione.
Una spina o una presa insolitamente calda, l’odore di plastica, annerimenti, deformazioni, crepitii o scintille sono segnali per interrompere l’uso. Spegnere l’apparecchio e staccarlo, evitando di toccare le parti danneggiate o surriscaldate. Se l’operazione non è sicura, è preferibile togliere alimentazione al circuito dal quadro e rivolgersi a un tecnico qualificato. Il fatto che il riscaldatore continui a funzionare non è un motivo per lasciare il collegamento in uso.
Le caratteristiche elettriche di prolunghe e multiprese sono indicate su un’etichetta o direttamente sul prodotto. La portata può essere espressa in ampere (A), in watt (W), oppure in entrambe le unità. Per confrontarla con il riscaldatore, si calcola la corrente richiesta dall’apparecchio e si seguono le indicazioni del fabbricante sia del cavo sia del riscaldatore. La portata riportata va rispettata.
Un termoventilatore da 2.000 W assorbe circa 8,7 A a 230 V. Una prolunga marcata 10 A ha una portata nominale superiore, ma il margine è ridotto. Contano anche le condizioni dei contatti, l’idoneità del cavo, l’eventuale avvolgimento e la presenza di altri carichi. Se l’etichetta indica 2.300 W come limite a 230 V, un riscaldatore da 2.000 W si avvicina alla capacità massima e lascia poco spazio per altri apparecchi. La somma dei carichi va sempre considerata, insieme alla portata della linea.
Il numero stampato non è l’unico controllo da fare. La prolunga deve essere adatta all’uso previsto, avere una tensione nominale compatibile e presentare spina e presa integre. Anche il manuale del riscaldatore fa testo: se prescrive il collegamento diretto alla presa a muro o vieta prolunghe e adattatori, occorre attenersi a quelle indicazioni, senza basarsi soltanto sui watt riportati.
Una multipresa alimenta più dispositivi, ma la sua capacità complessiva è quella indicata sul prodotto e dipende anche dal circuito a monte. Per stimare il carico si sommano le potenze degli apparecchi che possono funzionare nello stesso momento. Un bollitore, un forno elettrico portatile, un ferro da stiro o un secondo riscaldatore collegati insieme al termoventilatore possono portare il totale vicino ai limiti della multipresa, della prolunga o del circuito, oppure superarli.
Per convertire la potenza complessiva in corrente si divide il totale per 230 V. Un riscaldatore da 2.000 W e un altro apparecchio da 1.000 W raggiungono 3.000 W, pari a circa 13 A. Se sono collegati alla stessa multipresa, la corrente passa anche attraverso i suoi contatti e il tratto di alimentazione comune. Ogni apparecchio acceso contribuisce al carico, anche quando occupa un’uscita diversa dello stesso blocco.
Il sovraccarico della linea e il riscaldamento di una singola connessione sono problemi distinti. Il primo può far intervenire la protezione elettrica; il secondo può concentrarsi dove un contatto è imperfetto o un componente non è idoneo. Possono verificarsi contemporaneamente. Una multipresa dotata di interruttore, protezione o indicazione della potenza massima va usata entro i limiti dichiarati dal fabbricante.
Il numero di prese su una ciabatta non indica la sua portata complessiva. Più apparecchi ad alto assorbimento collegati insieme possono superare il limite dichiarato, anche quando tutte le spine entrano correttamente. È preferibile non collegare una multipresa a un’altra e non aggiungere una stufetta, che assorbe diversi ampere per periodi prolungati, a un accessorio già carico. I Vigili del Fuoco raccomandano di limitare l’uso delle prese multiple, scegliere adattatori e spine adeguati al carico e non sovraccaricare le prese.
Una prolunga lasciata avvolta su un rocchetto disperde il calore con più difficoltà rispetto a un cavo disteso. Se le istruzioni consentono di usarla, va srotolata completamente e tenuta lontana da tappeti, tende, mobili e fonti di calore. Il cavo deve restare libero: non va schiacciato o calpestato, né fatto passare sotto oggetti che ne ostacolino la dispersione termica.
Un cavo tagliato, schiacciato o con l’isolamento screpolato va sostituito, senza riparazioni improvvisate e senza collegarvi un apparecchio potente. La stessa cautela vale per spine deformate, prese che non trattengono saldamente la spina e multiprese con segni di fusione. Un collegamento instabile può interrompersi e riprendere il contatto, generando altro calore o scintille.
Collegare un apparecchio di riscaldamento portatile direttamente a una presa a muro idonea riduce il numero di connessioni intermedie. La presa deve essere in buono stato e il circuito deve poter sostenere il carico insieme agli altri utilizzatori collegati. Nel manuale del modello si trovano le indicazioni sulla potenza e sull’alimentazione, comprese eventuali limitazioni sull’uso di prolunghe o multiprese.
Se la presa è lontana, una prolunga qualsiasi non è una soluzione adeguata. È preferibile individuare una presa adatta, evitando adattatori collegati in serie e connessioni multiple. Quando il costruttore ammette l’uso di una prolunga, questa deve avere una portata compatibile con la potenza del riscaldatore e non va caricata con altri apparecchi energivori. Una presa che si muove nella parete, è annerita o non trattiene saldamente la spina deve essere controllata, anziché compensata con un adattatore.
Anche il percorso del cavo conta. Non deve passare sotto tappeti, essere schiacciato da mobili o trovarsi in una posizione in cui possa essere urtato e danneggiato. Va tenuto lontano dalle superfici calde e dai materiali combustibili, nel rispetto delle distanze e delle modalità d’uso indicate dal produttore. Tenere il riscaldatore su una presa senza altri carichi elevati collegati alla stessa multipresa semplifica il controllo del collegamento e limita le occasioni di surriscaldamento.
Se il produttore consente di usare una prolunga, vanno controllati la portata nominale e lo stato di ogni componente del collegamento. Durante il funzionamento il cavo deve essere completamente srotolato. Avvolto su una bobina o raccolto in matassa, disperde meno facilmente il calore prodotto dal passaggio della corrente; il riscaldamento è più probabile con un carico elevato e prolungato. Anche in questo caso va rispettato il limite dichiarato.
Prima di collegare l’apparecchio, controllare tutta la lunghezza del cavo: tagli, schiacciamenti, giunzioni improvvisate o guaine lesionate sono segnali di danneggiamento. Spina e prese devono essere asciutte, pulite e integre. Le prolunghe danneggiate non vanno usate. Nemmeno collegare una prolunga a un’altra è una buona soluzione per raggiungere una presa lontana: le giunzioni aggiuntive moltiplicano i punti di contatto e rendono l’impianto più difficile da controllare.
Durante l’uso, la spina deve restare inserita saldamente. Odori anomali o segni di calore richiedono di spegnere il riscaldatore e interrompere l’utilizzo del collegamento. Se cavo o multipresa diventano caldi, non vanno riutilizzati prima di aver individuato e risolto il problema.
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...