In un contesto di crescente povertà alimentare, i supermercati per i poveri si affiancano a soluzioni come social card, banche alimentari ed empori solidali, promuovendo solidarietà e lotta allo spreco.
La crescita della povertà alimentare ha portato alla nascita di nuovi strumenti di contrasto, fra cui spiccano i cosiddetti supermercati solidali. Queste strutture, disseminate in molte città italiane, sono pensate per offrire beni alimentari di prima necessità a chi si trova in difficoltà economica. Ben lontani dall'essere semplici punti di distribuzione assistenziale, questi supermercati si configurano come veri mercati, ma con criteri di accesso regolamentati e prezzi o gratuità pensati per chi davvero necessita di sostegno.
La loro presenza assume un significato particolare nel contesto sociale attuale, caratterizzato da una profonda disuguaglianza di accesso al cibo e da fenomeni come lo spreco alimentare. L'obiettivo è duplice: offrire un aiuto materiale e restituire dignità e autonomia alle persone fragili, consentendo loro di scegliere cosa acquistare.
Nell'ambito del sostegno alla popolazione in difficoltà, in Italia si è sviluppata una rete articolata di interventi, che include strumenti economici, recupero delle eccedenze e punti vendita solidali. Ecco le principali forme di aiuto erogate:
La social card Dedicata a Te, attiva anche nel 2026, rappresenta uno strumento di pagamento elettronico destinato a famiglie con ISEE fino a 15.000 euro. Non è richiesta dai cittadini, ma viene assegnata tramite graduatorie stilate dai Comuni su base delle liste INPS. Fra i criteri prioritari rientrano la presenza di almeno tre componenti nel nucleo e l'assenza di altre forme di sostegno economico.
La carta viene caricata con un contributo una tantum di 500 euro, spendibile nei negozi convenzionati esclusivamente per prodotti alimentari di prima necessità, con esclusione di alcolici e tabacco. Tra i beni acquistabili figurano:
Le banche alimentari sono organizzazioni non profit, coordinate da Banco Alimentare, che gestiscono la raccolta e lo stoccaggio di cibo destinato a enti caritatevoli, senza distribuzione diretta agli individui. Sono attori chiave nel recupero di eccedenze dai supermercati e dall'industria alimentare, con una rete che raggiunge più di 1,7 milioni di persone ogni anno attraverso organizzazioni partner come mense, centri di accoglienza e case-famiglia. La loro forza sta nella capacità di gestire grandi volumi di alimenti, garantendone sicurezza e adeguata distribuzione.
Diversamente, gli empori solidali si propongono come veri e propri supermercati sociali, dove le persone in difficoltà possono scegliere tra un assortimento di prodotti alimentari simile a quello della GDO, pagando prezzi simbolici o nulla a seconda delle condizioni economiche. Questi spazi sono spesso gestiti da associazioni locali, parrocchie o enti pubblici e prevedono una valutazione individuale tramite servizi sociali per la concessione della tessera spesa o punti equivalenti. A differenza delle banche, che sono intermediari logistici, gli empori mettono al centro la relazione e la personalizzazione dell'aiuto, rafforzando il senso di autonomia degli utenti.
La Legge n. 166/2016, nota come Legge Gadda, ha segnato una svolta nella gestione dello spreco alimentare, semplificando e incentivando la donazione di beni alimentari invenduti. Ristoranti, supermercati e produttori possono ora donare prodotti ancora idonei al consumo ma non più commercializzabili per scadenza imminente o difetti di confezionamento, con tutele e incentivi fiscali dedicati.
I punti salienti di questa normativa includono:
In Italia, la diffusione di supermercati a sostegno di chi vive in povertà è cresciuta grazie all'attivazione di enti pubblici, associazioni e reti solidali. A Milano ne esistono tre: in viale Bodio, in via Capri e in via Sammartini, mentre poco fuori città è attivo quello di Rozzano. Si possono distinguere: