La tassa di 2 euro sui pacchi extra UE sotto i 150 euro, attiva dal 1 gennaio ma con pagamento posticipato al 15 marzo, implica novità, impatti su consumatori e operatori, regole transitorie
Dal 1° gennaio 2026 è entrata in vigore una nuova misura che interessa in modo diretto chi effettua acquisti dall’estero. Si tratta di un contributo di 2 euro per ogni pacco spedito verso l’Italia con provenienza da Paesi esterni all’Unione Europea, purché il valore del pacco non superi i 150 euro. Questa iniziativa nasce con l’obiettivo dichiarato di coprire i costi amministrativi legati alle operazioni doganali e afferma il nuovo orientamento verso una maggiore attenzione alla correttezza delle importazioni. L’introduzione di nuovi tributi sulle spedizioni mira anche a responsabilizzare gli acquirenti digitali, in risposta al crescente flusso di merci provenienti soprattutto dalle piattaforme di e-commerce asiatiche. Si tratta di un cambiamento che potrebbe avere una ricaduta concreta sulle abitudini di acquisto online dei consumatori italiani.
La misura stabilisce che ogni spedizione extra UE con valore dichiarato inferiore a 150 euro sia soggetta a un contributo fisso di 2 euro, indipendentemente dal peso o dal tipo di merce. Il provvedimento colpisce tanto i privati quanto i commercianti che importano merce per uso personale o vendita, secondo quanto chiarito dall’ultima circolare dell’Agenzia delle Dogane. L’imposta viene richiesta in fase di sdoganamento, prima che il pacco venga consegnato al destinatario. All’atto pratico, sono gli operatori logistici (corrieri espressi e spedizionieri), in virtù del loro ruolo di intermediari tra chi ordina e l’autorità doganale, a occuparsi della riscossione presso i clienti finali. La soglia dei 150 euro fa riferimento al valore complessivo della merce contenuta all’interno della singola spedizione e tiene conto dell’importo pagato, escluse eventuali spese di spedizione. Il tributo si applica anche quando le spedizioni siano esenti da ulteriori oneri doganali grazie alle normative UE, garantendo in questo modo copertura dei costi di accertamento documentale delle importazioni minori. Tra i destinatari ci sono non solo i privati cittadini che acquistano online, ma anche le piccole aziende che lavorano con fornitori extraeuropei.
Sebbene le nuove norme siano formalmente efficaci dal 1° gennaio 2026, il pagamento effettivo viene posticipato per ragioni tecniche. La circolare 1/2026 dell’Agenzia delle Dogane specifica che, a causa della necessità di adeguamenti informatici tanto in ambito pubblico quanto tra gli operatori del settore, si ricorre a un periodo transitorio fino al 28 febbraio 2026. Durante tale finestra, i contributi maturati sulle spedizioni non saranno riscossi immediatamente, ma verranno contabilizzati cumulativamente. Sarà quindi possibile adempiere al pagamento delle somme dovute a partire dal 15 marzo 2026.
Per quanto riguarda le spedizioni concluse fra gennaio e febbraio, la dichiarazione doganale andrà presentata entro questa ulteriore scadenza, garantendo così il rispetto dell’obbligo anche in assenza di sistemi informatici definitivi. L’approccio adottato consente di non interrompere i flussi commerciali e di evitare disservizi, affidando alle aziende la responsabilità di una dichiarazione periodica piuttosto che di una procedura caso per caso.
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...