Trova 15 milioni di lire in un cassettone comprato su eBay e la banca dice no. Come è riuscita a cambiarle grazie alla Corte Costituzionale e perché quella decisione conta per chi trova le lire
Nel 2015 una cinquantenne di Vercelli che viveva a Venezia compra su eBay, per pochi euro, un cassettone di seconda mano. Sotto un cassetto trova un doppio fondo e dentro 15 milioni di lire in banconote da 100.000, circa 7.746 euro (calcolo nostro, al cambio di 1.936,27). La Banca d’Italia dice no, ma lei, con l’associazione Agitalia, riesce a farsele cambiare grazie a una decisione della Corte costituzionale. Questa decisione è la base da cui partono le cause sulle ultime lire ritrovate recentemente: i frati cappuccini di Foggia con 160 milioni, Alfio con 135 milioni nei barattoli, i fratelli di Parma.
E con un'altra sentenza della Cassazione e quelle sui buoni postali prescritti appena arrivate, oltre ad altre singole iniziative, per esempio, alla Corte Europea, cerchiamo cosa può cambiare ora.
La protagonista, Viola Colombo, 50 anni, nata a Vercelli, compra il cassettone a settembre 2015. Scopre un doppio fondo con 15 milioni di lire in banconote da 100.000, nascosti con ogni probabilità prima dell’arrivo dell’euro nel 2002. Il proprietario non è noto. Colombo si rivolge alla Banca d’Italia, che rifiuta il cambio perché il termine di dieci anni, nella versione allora applicata, era scaduto il 6 dicembre 2011.
La donna non si arrende e chiede aiuto ad Agitalia, un’associazione che difende i consumatori. La Corte costituzionale, chiamata a decidere da un altro giudizio, quello del Tribunale di Milano, con la sentenzaha cancellato la norma che aveva accorciato il termine. Ne è seguita, una riapertura temporanea del cambio, con scadenza trimestale. È una storia che mostra come un ritrovamento, una banca che dice no e una sentenza possano portare al risultato opposto.
La Corte ha deciso il 7 ottobre 2015, ha depositato la sentenza il 5 novembre 2015 e l’ha pubblicata in Gazzetta Ufficiale l’11 novembre. La questione è arrivata dal Tribunale di Milano, sezione imprese, con ordinanza del 28 aprile 2014, nella causa di alcuni cittadini che avevano chiesto alla Banca d’Italia il controvalore delle lire dopo l’entrata in vigore del decreto «Salva Italia» ma prima del 28 febbraio 2012.
Il decreto 201/2011 aveva anticipato la scadenza dal 28 febbraio 2012 al 6 dicembre 2011. La Corte lo ha dichiarato illegittimo, per violazione dei principi di affidamento e di ragionevolezza garantiti dall’articolo 3 della Costituzione. Il ragionamento è netto: il termine decennale fissato dalla legge creava un’aspettativa legittima nei possessori di lire, il legislatore non ha fatto «alcun bilanciamento» tra l’interesse alla riduzione del debito e il sacrificio dei privati, e la norma «estingue ex abrupto il diritto a cui si riferisce», senza lasciare nemmeno un termine breve per cambiare le banconote.
La sentenza non ha riaperto il cambio per tutti, e non ha fissato un nuovo termine. Per Bankitalia e per il Ministero dell’Economia, dopo la decisione il cambio resta ammesso solo per chi aveva presentato un’istanza o avviato un giudizio entro il 28 febbraio 2012, come ricordava già nel gennaio 2016 la circolare citata dalle associazioni di consumatori.
Il vero ponte tra la storia del 2015 e le cause attuali è una seconda sentenza, la Cassazione civile, sezione III, n. 32961 del 2023. Il caso nasce da un cittadino che aveva chiesto al Ministero dell’Economia e a Bankitalia circa 11.748 euro di lire, basandosi proprio sulla sentenza 216/2015. Il Tribunale aveva respinto la domanda, la Corte d’appello gliel’aveva riconosciuta e il Ministero era ricorso in Cassazione sostenendo che il termine fosse di decadenza.
La Cassazione ha dato ragione al cittadino con un ragionamento in tre passaggi. Il primo: il decreto del 2011 non si era limitato a cancellare il vecchio termine, ma lo aveva sostituito con una scadenza immediata. Il secondo: dopo la pronuncia di incostituzionalità la vecchia norma non è tornata in vita, e si è creato un vuoto normativo. Il terzo: si applica la regola generale dell’articolo 2946 del Codice civile, cioè la prescrizione ordinaria di dieci anni, non una decadenza. La differenza conta, perché la prescrizione può essere interrotta o sospesa, la decadenza no.
Tutte le cause di oggi poggiano su questa catena: la sentenza 216/2015 ha cancellato la norma del 2011, la Cassazione ha stabilito che il termine è una prescrizione ordinaria, e ora i legali chiedono di applicare l’articolo 2935 del Codice civile, secondo cui la prescrizione decorre da quando il diritto può essere esercitato.
I frati cappuccini della provincia di Foggia hanno trovato nel 2024, in una cassapanca di un appartamento ereditato (eredità accettata a novembre 2017), 160.728.000 lire, circa 83.000 euro. Dopo il no di Bankitalia hanno inviato una diffida e depositato un atto di citazione. L’avvocato Alessandro Romano sostiene che i dieci anni partano dal 2024 e scadano nel 2034. Lo stesso legale, secondo quanto riportato, non si appoggia direttamente alla sentenza del 2015, ma al principio dell’articolo 2935.
Alfio, un trentenne siciliano della zona di Messina, ha trovato in sette barattoli di citrosodina, in una casa acquistata a marzo, 1.354 banconote da 100.000 lire, cioè 135,4 milioni, circa 69.900 euro. Il suo avvocato usa la stessa tesi e conta una scadenza al 2036, ma servono prove della data del ritrovamento, come l’atto di acquisto e le testimonianze degli operai. A Parma i fratelli Delpiano hanno 47 milioni nell’armadio del nonno e un’azione con Giustitalia, mentre Fabio Bondi, 51 anni, con 95 milioni di regalo di nozze, guarda alla Corte di giustizia europea.
Il collegamento con primo caso raccontato ad inizio articolo è concreto: allora un’associazione e un tribunale hanno portato davanti ai giudici una norma che chiudeva i termini in modo brusco, e la Corte l’ha corretta. Oggi le associazioni e gli avvocati ripetono la strada sul piano della prescrizione. Anche Adusbef e Federconsumatori, già nel 2016, invitavano chi non aveva agito nei termini a recarsi in filiale Bankitalia, chiedere il cambio e ottenere una ricevuta del diniego, per documentare il rifiuto.
La storia della donna del cassettone non garantisce l’esito delle cause di oggi. Nel 2016 il Ministero ha limitato il cambio a chi poteva documentare una richiesta nel periodo 6 dicembre 2011-28 febbraio 2012, e per tutti gli altri la strada resta il tribunale. I frati non hanno ancora una decisione né una data di udienza, e il loro stesso avvocato riconosce che manca un precedente specifico per la tesi del ritrovamento. Il punto di forza è che la Cassazione ha già detto che il termine è una prescrizione, non una decadenza: se un giudice accoglie la lettura dell’articolo 2935, la partita si riapre per tutti gli eredi che trovano lire. Se la respinge, resta quella di Bankitalia.
Il dott. Luca Rossoni è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogl...