Pagato appena dieci sterline in un mercatino, un anello indossato ogni giorno per quasi trent’anni si è rivelato un diamante autentico. La pietra, scambiata per falsa, è stata venduta per oltre 656mila sterline: una sorpresa che fa riflettere sui gioielli usati.
Una donna acquistò per 10 sterline un anello a un mercatino nell’Inghilterra occidentale e lo indossò per quasi trent’anni, convinta che fosse bigiotteria. Nel giugno 2017, la gemma montata sul gioiello fu venduta da Sotheby’s a Londra per 656.750 sterline: il diamante pesava più di 26 carati e il ricavato superò ampiamente la stima iniziale.
Il gioiello è noto come Tenner Diamond, dal termine inglese colloquiale per una banconota da dieci sterline. Il soprannome mette in evidenza il divario tra il prezzo pagato al mercatino e quello raggiunto all’asta. La vicenda comincia negli anni Ottanta, con un acquisto che la proprietaria considerava poco più di un accessorio vistoso.
La donna, rimasta anonima, trovò l’anello a un car boot sale, un mercatino britannico dove privati vendono oggetti usati da un bagagliaio o da bancarelle improvvisate. Stava osservando alcuni braccialetti in una scatola di gioielli di poco conto. Tra gli oggetti c’era anche un anello con una grande pietra chiara. Il venditore chiedeva 12 sterline; dopo aver trattato, la donna ne pagò 10.
Per confrontare quella cifra con valori attuali, occorre tenere presente la valuta dell’acquisto. Applicando al prezzo di 10 sterline il cambio di riferimento della Banca centrale europea del 7 giugno 2017, giorno dell’asta, si ottengono circa 11,50 euro. È una conversione utile per il confronto.
All’epoca, la proprietaria non aveva ragione di pensare di trovarsi davanti a un gioiello prezioso. La pietra era insolitamente grande per un anello di bigiotteria, ma non brillava come un diamante moderno; anche la montatura appariva scura e trascurata. L’anello finì nel portagioie e venne trattato come un semplice ornamento.
Per anni la donna portò l’anello nelle sue attività di tutti i giorni. Usciva e faceva acquisti con quello che considerava un comune anello da cocktail, senza preoccuparsi che potesse essere raro o costoso. Sulla montatura, l’uso regolare lasciò i suoi segni.
La convinzione che si trattasse di un oggetto decorativo spiega perché non lo avesse fatto valutare prima. La pietra non attirava l’attenzione per una finitura particolarmente brillante e l’aspetto consumato contribuiva a far sembrare l’anello un accessorio senza valore intrinseco. Anche le dimensioni insolite alimentavano l’idea che la gemma fosse artificiale.
La svolta arrivò nel 2017. La donna chiese un parere a un gioielliere della zona, che sospettò l’autenticità della pietra ma non riuscì a pesarla con precisione. A quel punto la proprietaria si rivolse a Sotheby’s per un esame più approfondito: da semplice curiosità, l’anello passò al vaglio degli specialisti.
Gli esperti identificarono un diamante naturale con taglio a cuscino, caratterizzato da angoli arrotondati e da faccette disposte secondo una lavorazione diversa rispetto ai tagli moderni più brillanti. Nel catalogo Sotheby’s del 2017 erano indicati un peso di 26,29 carati, un colore I e una purezza VVS2. La documentazione gemmologica era stata rilasciata dal Gemological Institute of America (GIA), istituto che analizza e classifica le gemme.
Il carato è un’unità di peso: un carato equivale a 0,2 grammi. Nel Tenner Diamond, la caratura eccezionale si accompagnava a caratteristiche di colore e purezza considerate favorevoli. La forma a cuscino e l’aspetto della pietra suggerivano una lavorazione antica, probabilmente ottocentesca. L’origine storica del gioiello, però, non è stata ricostruita con certezza.
Il rapporto gemmologico descrive le caratteristiche della pietra; il prezzo d’asta risente anche della domanda, della concorrenza tra gli offerenti, della presentazione del lotto e delle condizioni di vendita. Nel caso del Tenner Diamond, la combinazione di questi elementi portò a un risultato ben superiore alla stima iniziale.
Le dimensioni contribuirono a convincere la proprietaria che si trattasse di un’imitazione. Un diamante di oltre 26 carati montato su un anello comprato a un mercatino poteva sembrare poco plausibile, soprattutto in assenza di una certificazione o di una provenienza documentata. Anche il taglio antico produceva una luce diversa da quella dei diamanti contemporanei, spesso lavorati per ottenere la massima brillantezza.
Un altro indizio ingannevole era la montatura, composta da argento e oro. La combinazione, usata in epoche passate, è insolita in molti anelli moderni. Con il tempo l’argento si era annerito e la struttura era diventata opaca, quasi arrugginita. La grande pietra, sopra un supporto scurito, faceva pensare a un gioiello di costume.
La montatura aveva bisogno di un esame e di una pulizia professionali. Nel caso di un diamante, il taglio, lo sporco e le condizioni dell’incastonatura possono modificarne l’aspetto; la brillantezza, da sola, non determina il valore della pietra.
Il 7 giugno 2017 Sotheby’s mise l’anello all’asta a Londra, nella vendita Fine Jewels. La stima preasta era compresa tra 250.000 e 350.000 sterline. Le offerte portarono il lotto a 656.750 sterline, quasi il doppio del limite superiore previsto. L’acquisto degli anni Ottanta si trasformò così in una delle storie più sorprendenti di quella stagione di aste di gioielli.
Al cambio di riferimento della Banca centrale europea del 7 giugno 2017, una sterlina valeva circa 1,15 euro. Il prezzo d’asta corrispondeva quindi a circa 755.700 euro, ben oltre i 600mila. Il ricavato netto della venditrice poteva dipendere dalle condizioni concordate con la casa d’aste e dalle commissioni applicate:
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Dato del 2017 |
Valore |
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Prezzo pagato al mercatino |
10 sterline |
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Peso indicato nel catalogo d’asta |
26,29 carati |
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Stima prima della vendita |
250.000-350.000 sterline |
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Prezzo di aggiudicazione riportato |
656.750 sterline |
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Equivalente in euro al cambio del 7 giugno 2017 |
Circa 755.700 euro |
Il nome Tenner Diamond riprende il prezzo originario: in inglese, «tenner» è un’espressione informale per una banconota da dieci sterline. Il divario tra la spesa al mercatino e la cifra d’asta è il dettaglio che ha reso celebre la storia. A suscitare l’interesse degli offerenti furono il peso, le caratteristiche gemmologiche e la vicenda fuori dal comune del gioiello.
Per conoscere il valore di un gioiello usato servono verifiche adeguate: identificare la pietra, misurarla o pesarla, controllarne le condizioni ed esaminare la montatura. Quando è opportuno, si può richiedere un rapporto gemmologico. Una valutazione commerciale può avere finalità diverse da una stima assicurativa o da quella di una vendita privata.
Diamanti di caratura simile possono avere prezzi molto diversi in base a colore, purezza, taglio, proporzioni, eventuali trattamenti e qualità della lavorazione. Per un gioiello antico entrano in gioco anche l’epoca, la manifattura, la provenienza documentata e l’interesse dei collezionisti. La valutazione di questi elementi richiede competenze specifiche.
Chi acquista un anello usato può rivolgersi a un gemmologo o a un perito qualificato, soprattutto quando la pietra è importante o presenta caratteristiche insolite. L’esame permette di sapere con maggiore precisione che cosa si sta comprando.
Per chi compra gioielli di seconda mano, il passaggio più concreto resta una valutazione professionale: l’aspetto e il prezzo iniziale raccontano solo una parte della storia.
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...