I casi sul ritrovamento di 9 milioni di lingotti d'oro murati in cantina e delle due donne che trovano più di 80mila per caso in un mobile abbandonato riaccendono il dibattito su cosa fare quando si trova un tesoro, tra fortuna e rischi anche penali
Due storie recenti hanno riacceso l'attenzione su un tema che in pochi conoscono davvero: cosa dice la legge italiana quando si trova del denaro o un tesoro nascosto? Da un lato, un tesoro da 9 milioni di euro in lingotti e monete d'oro murati nella cantina di una ex birreria in Belgio, scoperto il 14 agosto 2026 da un giovane operaio diciottenne durante lavori di ristrutturazione. Dall'altro, un caso tutto italiano: due donne che nel maggio 2025 trovano 86.000 euro in contanti dentro un mobile abbandonato per strada a Bologna e decidono di consegnarli ai Carabinieri. Due vicende, due sistemi giuridici diversi, ma un denominatore comune: la scelta di consegnare o tenere ciò che si trova ha conseguenze legali enormi, che possono fare la differenza tra ricevere una ricompensa legittima ed essere denunciati penalmente.
In Italia, le norme che regolano questi casi sono precise e ben codificate. Conoscerle può davvero cambiare tutto.
La scoperta risale all'aprile del 2025, quando due donne trovano una somma di 86.000 euro in contanti nascosta all'interno di un mobile abbandonato lungo una strada di Bologna. La loro prima mossa è stata quella di recarsi all'ufficio oggetti smarriti del Comune per capire come comportarsi. Il 10 aprile, una denuncia ufficiale viene presentata ai Carabinieri della stazione Bologna Mazzini e il denaro viene affidato a Palazzo d'Accursio, che pubblica l'avviso del ritrovamento sull'albo pretorio.
Il Comune può custodire la somma per un massimo di 12 mesi. Nel frattempo, si fanno avanti tre soggetti: le due donne che hanno trovato il denaro e l'erede del proprietario del mobile. Si apre un'istruttoria. La vicenda si chiude il 30 luglio con un accordo tra le parti: a una delle due ritrovatrici vanno 33.000 euro come ricompensa.
Questo caso, che non è certo l'unico di tal genere, è un esempio virtuoso di rispetto della procedura di legge, che ha premiato le protagoniste con una quota significativa della somma ritrovata.
La disciplina italiana in materia di ritrovamento di beni altrui si articola principalmente intorno a due istituti del Codice Civile e a una norma del Codice Penale, che definiscono obblighi, diritti e conseguenze in modo molto dettagliato.
La norma base è l'art. 927 c.c., che recita: chi trova una cosa mobile deve restituirla al proprietario e, se non lo conosce, deve consegnarla senza ritardo al sindaco del luogo in cui l'ha trovata, indicando le circostanze del ritrovamento. In pratica, chi trova un portafoglio, un mazzo di chiavi, del denaro contante o qualsiasi oggetto di valore smarrito non può semplicemente tenerlo. L'obbligo di consegna è immediato e non lascia margini di discrezionalità.
Alcuni Comuni delegano la ricezione degli oggetti smarriti alla Polizia Municipale o ai Carabinieri, ma il principio resta identico: il ritrovamento va segnalato all'autorità competente indicando tutte le circostanze del caso.
Chi rispetta la procedura di legge ha diritto a una ricompensa. L'art. 930 c.c. stabilisce il cosiddetto "premio dovuto al ritrovatore": il proprietario non può scegliere liberamente se riconoscere o meno questa somma, né può fissarla al di sotto della soglia minima prevista dalla norma. Può, al contrario, decidere di corrispondere una somma superiore.
Il proprietario ha un anno di tempo per rivendicare il bene smarrito e dimostrarne la proprietà. Trascorso questo termine senza che nessuno si faccia avanti con titolo valido, il bene smarrito diventa automaticamente di proprietà di chi lo ha ritrovato. È il caso perfetto in cui si può, legalmente, tenerlo.
Ben diversa è la situazione quando si trova non una cosa smarrita, ma un vero e proprio tesoro. La legge definisce il tesoro come "qualunque cosa mobile di pregio, nascosta o sotterrata, di cui nessuno può provare di essere proprietario". Lingotti d'oro, monete antiche, gioielli murati in una cantina: questi sono tesori nel senso tecnico-giuridico del termine.
Le regole in questo caso sono:
La legge italiana riconosce situazioni precise in cui il ritrovatore può diventare legittimo proprietario di quanto trovato:
L'art. 647 del Codice Penale disciplina l'"appropriazione di cose smarrite, del tesoro o di cose avute per errore o caso fortuito". Il decreto legislativo n. 7 del 2016 ha depenalizzato la semplice appropriazione di cosa smarrita (rendendola un illecito civile sanzionato pecuniariamente), ma ha mantenuto la rilevanza penale per le ipotesi più gravi, tra cui l'appropriazione della quota di tesoro spettante al proprietario del fondo.
In sintesi, i rischi concreti sono:
Secondo la normativa belga, i potenziali proprietari hanno cinque anni per farsi avanti e rivendicare il tesoro. Tra i soggetti che potrebbero avanzare pretese vi sono l'organizzazione proprietaria dell'immobile, l'impresa di costruzioni e gli eventuali discendenti della famiglia Van Assche, originari proprietari della birreria. In Italia, il meccanismo sarebbe simile: prima indagini penali sulla provenienza, poi applicazione dell'art. 932 c.c. sulla divisione tra proprietario del fondo e ritrovatore, con il vincolo che il ritrovamento sia stato casuale.
La procedura corretta, in Italia, è semplice ma va seguita con attenzione:
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...