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Un grande cambio di vita: la svolta decisa da Lisa non per stress o stanchezza come di solito accade

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Lisa Eder ha lasciato una carriera di successo nell’hôtellerie di lusso senza essere in burnout: dall’Austria all’Australia, ha scelto più autonomia, un lavoro part-time e lo studio del Pilates per ritrovare se stessa.

Lasciare un lavoro stimolante non significa sempre fuggire da un esaurimento. Lisa Eder non era in burnout e non aveva smesso di amare l’hôtellerie: sentiva, piuttosto, che la sua vita non poteva più coincidere soltanto con la carriera. Dopo anni alla guida di una struttura alberghiera di lusso, ha scelto di dimettersi e ricominciare a Sydney, accettando un impiego part-time in un caffè. Il cambio di vita deciso da Lisa nasce da una domanda personale: come ritrovare autonomia, tempo e un lavoro che le somigli davvero?

Una carriera di successo nell’hôtellerie di lusso, ma con poco spazio per la vita privata

Per circa dieci anni Eder ha costruito una carriera nell’ospitalità di fascia alta, avanzando fino a una posizione dirigenziale in un gruppo alberghiero. Non si trattava di un impiego subito e subito abbandonato: era la meta per cui aveva lavorato a lungo, un incarico impegnativo che le offriva responsabilità, ritmi serrati e occasioni di misurarsi con situazioni complesse.

La sua giornata professionale era fatta di gestione operativa, coordinamento delle persone e standard elevati. Guidava un team di circa cento persone, con sei responsabili di reparto, e seguiva anche ospiti di rilievo ed eventi importanti. Lisa racconta di aver apprezzato proprio gli aspetti che spesso rendono gravoso un ruolo di questo tipo: il ritmo intenso, la necessità di essere presente e pronta a rispondere, la responsabilità delle decisioni. Non dipinge quindi il passato come un’esperienza da cui liberarsi a ogni costo.

Il prezzo, però, era una disponibilità quasi totale. Eder ha descritto settimane in cui lavorava dodici ore al giorno per gran parte dei giorni, con una presenza mentale che non terminava quando lasciava l’hotel. «Amavo il ritmo e il dover essere sempre “on”», ha raccontato, ma fuori dal lavoro restava poco spazio per coltivare interessi, relazioni e abitudini personali.

Il trasferimento dall’Austria all’Australia e il desiderio di ritrovare autonomia

Il trasferimento ha dato a Eder una nuova prospettiva sul modo in cui organizzava il proprio tempo. Nel gennaio 2024 si è spostata dall’Austria all’Australia insieme al marito, che aveva ricevuto un’opportunità di lavoro nel Paese. Non fu la decisione professionale di Lisa a provocare il cambiamento, ma la nuova vita lontano dal contesto abituale le offrì l’occasione di osservare le proprie priorità con maggiore distanza.

In Australia, racconta, notò un atteggiamento generalmente più disteso nei confronti del lavoro e vide persone che riuscivano a godersi con più continuità le ore fuori dall’ufficio. Quel confronto non la portò a svalutare il proprio percorso, ma rese più visibile ciò che le mancava: cene senza pensieri di lavoro, tempo per gli interessi personali e la possibilità di scegliere come distribuire le giornate.

La differenza non va letta come una regola generale sulle culture nazionali. Si tratta del modo in cui Lisa ha vissuto il cambiamento e delle persone che ha incontrato nel nuovo ambiente. Per lei, però, quella quotidianità rappresentò un termine di paragone concreto: le mostrò che un’identità professionale intensa non era l’unica forma possibile di vita adulta.

La capitale del Nuovo Galles del Sud divenne così il luogo in cui sperimentare una diversa relazione con il lavoro. Eder non stava cercando semplicemente un orario più comodo o una pausa temporanea: desiderava riprendere il controllo del proprio tempo e fare spazio a interessi rimasti ai margini. Non parlava di stanchezza estrema né di avversione per il settore alberghiero. Dice di aver continuato ad apprezzarne molti aspetti, pur non volendo più restare entro i confini del mondo aziendale.

Perché Lisa ha lasciato il lavoro che amava: dubbi, valori e sostegno del marito

Tra riconoscere un desiderio e lasciare un incarico costruito in dieci anni c’è una distanza che Lisa non nasconde. Prima di dimettersi si è confrontata con domande pratiche e con il giudizio che temeva dagli altri: dopo aver investito tanto nella carriera, abbandonarla poteva sembrare un arretramento o uno spreco di opportunità. «Stavo buttando via tutto quello per cui avevo lottato?», si è chiesta.

Il dubbio non riguardava soltanto il titolo professionale o il reddito. Lasciare una posizione di prestigio significava affrontare una domanda più intima: chi sono fuori dal mio incarico? Per anni, la leadership e la routine dell’hotel avevano dato struttura alle sue giornate e un’identità riconoscibile. Mettere in discussione quel quadro richiedeva di chiarire che cosa contasse davvero per lei, senza assumere che una promozione o una posizione elevata fossero necessariamente la misura del successo.

Il suo racconto, condiviso con Business Insider, non presenta la decisione come un gesto impulsivo o una formula universale. Eder parla di mesi di riflessione e di un passaggio graduale: tra gennaio e marzo 2026 il proposito è diventato una scelta concreta, prima maturata in privato e poi comunicata all’azienda. «Vorrei dire che è stato facile, ma non lo è stato», ha ammesso. La difficoltà non smentisce la convinzione: mostra quanto possa essere complesso lasciare qualcosa che si è amato e nel quale si è investito tanto.

Nel percorso ha avuto anche il sostegno del marito. Lisa riferisce che lui le ha lasciato la libertà di scegliere e l’ha appoggiata quando ha capito che non si trattava di un’idea passeggera. Questo supporto non sostituisce la decisione personale, ma può averle consentito di affrontarla senza trasformare il cambiamento in una prova da superare da sola.

Da direttrice a cameriera part-time in un caffè di Sydney: la nuova quotidianità

Il passaggio successivo è stato netto: dalla direzione di un hotel di lusso a un impiego part-time come cameriera in un caffè di Sydney. Sul piano del curriculum, il cambiamento poteva sembrare una discesa gerarchica. Nella vita quotidiana, invece, ha aperto una fase in cui il lavoro non assorbiva ogni ora e ogni pensiero.

Il nuovo incarico non ha cancellato i dubbi sull’identità. Lisa ha dovuto abituarsi a non presentarsi più come una leader aziendale e a convivere con l’assenza di un piano professionale già definito. Il futuro non era più tracciato dalla progressione interna a un gruppo alberghiero: proprio questa indeterminatezza poteva essere scomoda, anche quando la decisione di lasciare era convinta.

Il caffè, tuttavia, le ha riservato una sorpresa. Eder ha trovato soddisfazione nel rapporto diretto con colleghi e clienti e nel ritmo concreto del servizio. Non era soltanto un modo per ricevere uno stipendio: il lavoro le restituiva piacere e una dimensione diversa di partecipazione. La sua esperienza suggerisce che il valore di un impiego non dipende sempre dal livello gerarchico o dal prestigio, ma anche da come si inserisce nella vita di chi lo svolge.

Il part-time ha inoltre lasciato margine per tornare ad attività fisiche che aveva trascurato. Lisa ha ripreso a giocare a pallavolo e a dedicarsi alla corsa e al tennis. Il tempo liberato non è diventato una pausa vuota: ha iniziato a riempirlo con relazioni, movimento e interessi capaci di alimentare una nuova direzione. Un cambiamento professionale può ridisegnare anche le giornate, non soltanto la voce riportata sul profilo lavorativo.

Studiare Pilates per trasformare una nuova passione in un lavoro significativo

Tra gli interessi emersi dopo le dimissioni, il Pilates ha assunto un significato particolare. Non è rimasto soltanto un’attività da praticare nel tempo libero: Lisa ha iniziato a studiarlo con l’idea di poter trasformare quella passione in un lavoro. Per ora il percorso formativo rappresenta una direzione in costruzione, non la certezza di una nuova carriera già avviata.

La distinzione è importante. Eder non racconta di aver lasciato l’hôtellerie con un piano economico e professionale completamente definito, né di avere già convertito lo studio in un’attività stabile. Sta invece esplorando una possibilità che unisce interesse personale e desiderio di un lavoro percepito come più vicino ai propri valori. Il Pilates diventa un progetto da verificare, attraverso lo studio e l’esperienza, non una soluzione istantanea a ogni dubbio.

Questo passaggio mostra anche un modo concreto di dare forma al tempo recuperato. Dopo anni in cui la disponibilità verso l’hotel dominava la settimana, Lisa ha potuto sperimentare attività diverse e riconoscere quali le restituissero energia. La pallavolo, la corsa e il tennis hanno riportato il movimento nella sua routine; lo studio del Pilates, invece, le offre la prospettiva di una competenza da sviluppare e, eventualmente, condividere con altre persone.




Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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