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Un vaso di fiori sul marciapiede può costare fino a 19,50 euro al mq: quando e perchè il Comune presenta il conto

di Dott. Giovanni Matano pubblicato il

Perché in Italia alcuni Comuni applicano la TOSAP o la COSAP anche per un vaso di fiori sul marciapiede, chi è tenuto a pagare e come funziona la normativa sull'occupazione del suolo pubblico

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Immaginate di sistemare un vaso di gerani sul davanzale esterno di casa o di mettere qualche pianta davanti all'ingresso del vostro negozio, sul marciapiede. Sembra un gesto innocuo, quasi decorativo, che si fa senza pensarci. Eppure, in diversi Comuni italiani, questo è sufficiente per far scattare l'obbligo di pagare una tassa per l'occupazione del suolo pubblico. Una situazione che ogni anno sorprende migliaia di cittadini e commercianti, spesso ignari delle regole in vigore nel proprio territorio e che talvolta si ritrovano a fare i conti con sanzioni amministrative per un'infrazione che non sapevano nemmeno di star commettendo.

Cos'è la tassa per l'occupazione del suolo pubblico

In Italia esistono due principali strumenti fiscali che i Comuni possono adottare per disciplinare e monetizzare l'uso degli spazi pubblici da parte di privati:

  • TOSAP (Tassa per l'Occupazione di Spazi e Aree Pubbliche): disciplinata dal D.Lgs. n. 507/1993, è una vera e propria tassa applicata da molti Comuni, soprattutto di piccole e medie dimensioni. Ha natura tributaria e il suo presupposto è l'occupazione, anche solo potenziale, di un'area pubblica.
  • COSAP (Canone per l'Occupazione di Spazi e Aree Pubbliche): introdotta dall'art. 63 del D.Lgs. n. 446/1997, è un canone di natura patrimoniale che i Comuni più grandi possono scegliere in alternativa alla TOSAP. Non è tecnicamente una tassa ma un corrispettivo per l'uso di un bene del demanio comunale.
Il principio alla base di entrambi è lo stesso: chi occupa uno spazio pubblico, anche temporaneamente e anche con un oggetto di piccole dimensioni, utilizza un bene collettivo per fini privati, e deve quindi corrispondere un corrispettivo all'ente locale. Lo spazio sul marciapiede davanti a un negozio, per fare un esempio concreto, appartiene alla collettività: se un commerciante lo "sottrae" all'uso comune posizionandovi una fioriera o un espositore, il Comune ha titolo a chiedere un compenso.

Dal 2021, con l'introduzione del Canone Unico Patrimoniale (CUP) previsto dalla Legge di Bilancio 2020 (commi 816-847 della L. n. 160/2019), il quadro normativo si è ulteriormente evoluto, unificando in un unico canone diverse forme di prelievo legate all'uso del suolo pubblico e all'installazione di impianti pubblicitari. Il CUP ha sostituito, tra gli altri, la TOSAP e la COSAP, ma l'applicazione concreta varia ancora sensibilmente da Comune a Comune, in base ai regolamenti locali e ai tempi di adeguamento dei singoli enti.

Il vaso di fiori che diventa un problema fiscale

La questione dei vasi di fiori non è una leggenda metropolitana né una provocazione fiscale fine a sé stessa: è una realtà normativa che trova fondamento nella definizione stessa di "occupazione di suolo pubblico". Qualsiasi oggetto posizionato stabilmente su un'area pubblica, marciapiede, portico, piazza, strada, può configurare un'occupazione soggetta a tassazione, indipendentemente dalle sue dimensioni o dalla sua natura estetica.

Questo significa che un vaso decorativo, se collocato su un marciapiede di proprietà comunale, occupa de facto una porzione di spazio pubblico. Non importa che si tratti di un centimetro quadrato o di dieci: il principio è lo stesso. Ed è proprio questa estensione molto ampia del concetto di "occupazione" a generare le situazioni più paradossali, spesso amplificate dai media, in cui i cittadini ricevono richieste di pagamento per oggetti apparentemente insignificanti.

In pratica, possono essere soggetti a tassa o canone:

  • Vasi di fiori, fioriere e piante ornamentali poste su marciapiedi o spazi condominiali prospicienti aree pubbliche
  • Sedie, tavoli e dehors di bar e ristoranti
  • Espositori di negozi e merci in vendita all'esterno
  • Insegne sporgenti, tende parasole e pensiline aggettanti
  • Ponteggi e impalcature per lavori edili temporanei
  • Distributori automatici, colonnine di ricarica e attrezzature tecnologiche
  • Panchine private, fioriere condominiali e arredi urbani non istituzionali
La soglia tra ciò che è tassato e ciò che non lo è dipende in larga misura dal regolamento comunale vigente. Alcuni Comuni applicano la normativa in modo rigoroso anche per occupazioni minime; altri prevedono soglie di esenzione o non hanno aggiornato i propri regolamenti da anni, creando di fatto situazioni di forte disomogeneità sul territorio nazionale.

Perché alcuni Comuni sono più severi di altri

L'autonomia regolamentare riconosciuta agli enti locali è la principale ragione per cui la stessa situazione, un vaso sul marciapiede può essere completamente legale e gratuito in un Comune e soggetto a canone nel Comune confinante. Non si tratta di arbitrio, ma di una prerogativa riconosciuta dalla legge agli enti locali nell'ambito del proprio potere impositivo e regolamentare.

I Comuni hanno facoltà di:

  • Stabilire tariffe differenziate per zona (centro storico, periferia, zone commerciali, aree a traffico limitato)
  • Prevedere esenzioni per determinate categorie (residenti anziani, attività no-profit, manifestazioni culturali o sportive)
  • Fissare un importo minimo al di sotto del quale l'occupazione non viene tassata o non richiede autorizzazione formale
  • Applicare maggiorazioni per occupazioni permanenti rispetto a quelle temporanee o stagionali
  • Distinguere tra occupazioni "di superficie" (tavoli, fioriere, espositori) e occupazioni "in elevazione" (insegne, tende, ponteggi)
In linea generale, i Comuni con maggiore pressione sugli spazi pubblici quali centri storici di città d'arte, zone a forte vocazione turistica o commerciale, capoluoghi di provincia, tendono ad applicare la normativa in modo più puntuale e sistematico. Lo fanno anche per ragioni di equità nei confronti degli operatori commerciali che già pagano regolarmente per l'uso del suolo: sarebbe ingiusto permettere ad alcuni di usufruire gratuitamente di uno spazio pubblico mentre altri versano regolarmente il canone.

Va detto che negli ultimi anni diversi Comuni hanno intensificato i controlli, anche grazie all'utilizzo di strumenti digitali e alla collaborazione con la polizia locale. Il risultato è che molte situazioni "tollerate" per anni stanno ora emergendo in tutta la loro irregolarità.

Occupazione permanente e temporanea: due regimi diversi

È importante distinguere tra due tipologie di occupazione, perché il trattamento fiscale e burocratico è diverso.

L'occupazione permanente è quella che si protrae per tutto l'anno o per un periodo continuativo superiore a quello previsto dalla normativa locale. In questo caso è generalmente necessario richiedere una concessione all'ente locale, pagare il canone annuale e rinnovarla periodicamente. È il caso tipico dei dehors dei locali pubblici o delle fioriere installate in modo stabile da un esercente.

L'occupazione temporanea riguarda invece utilizzi occasionali e di breve durata: un mercato, un cantiere, un evento. Anche in questo caso è richiesta un'autorizzazione, ma le tariffe sono di norma più basse e proporzionali alla durata effettiva dell'occupazione.

Per un semplice cittadino che mette un vaso di fiori davanti alla porta di casa, il confine tra le due tipologie può essere sottile. Eppure, anche in questo caso, la permanenza continuativa dell'oggetto nello spazio pubblico può configurare un'occupazione permanente soggetta a concessione.

Ciò che cambia  e che spesso genera confusione e un senso di ingiustizia, è l'interpretazione e l'applicazione locale della norma, frutto dell'ampia autonomia regolamentare degli enti locali e di anni di aggiornamenti legislativi non sempre coordinati. Il consiglio, tanto per i privati cittadini quanto per i commercianti, è sempre lo stesso: informarsi preventivamente, consultare il regolamento comunale e, se necessario, richiedere la dovuta autorizzazione. 




Dott. Giovanni Matano

Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...