Perché in Italia alcuni Comuni applicano la TOSAP o la COSAP anche per un vaso di fiori sul marciapiede, chi è tenuto a pagare e come funziona la normativa sull'occupazione del suolo pubblico
Immaginate di sistemare un vaso di gerani sul davanzale esterno di casa o di mettere qualche pianta davanti all'ingresso del vostro negozio, sul marciapiede. Sembra un gesto innocuo, quasi decorativo, che si fa senza pensarci. Eppure, in diversi Comuni italiani, questo è sufficiente per far scattare l'obbligo di pagare una tassa per l'occupazione del suolo pubblico. Una situazione che ogni anno sorprende migliaia di cittadini e commercianti, spesso ignari delle regole in vigore nel proprio territorio e che talvolta si ritrovano a fare i conti con sanzioni amministrative per un'infrazione che non sapevano nemmeno di star commettendo.
In Italia esistono due principali strumenti fiscali che i Comuni possono adottare per disciplinare e monetizzare l'uso degli spazi pubblici da parte di privati:
Dal 2021, con l'introduzione del Canone Unico Patrimoniale (CUP) previsto dalla Legge di Bilancio 2020 (commi 816-847 della L. n. 160/2019), il quadro normativo si è ulteriormente evoluto, unificando in un unico canone diverse forme di prelievo legate all'uso del suolo pubblico e all'installazione di impianti pubblicitari. Il CUP ha sostituito, tra gli altri, la TOSAP e la COSAP, ma l'applicazione concreta varia ancora sensibilmente da Comune a Comune, in base ai regolamenti locali e ai tempi di adeguamento dei singoli enti.
La questione dei vasi di fiori non è una leggenda metropolitana né una provocazione fiscale fine a sé stessa: è una realtà normativa che trova fondamento nella definizione stessa di "occupazione di suolo pubblico". Qualsiasi oggetto posizionato stabilmente su un'area pubblica, marciapiede, portico, piazza, strada, può configurare un'occupazione soggetta a tassazione, indipendentemente dalle sue dimensioni o dalla sua natura estetica.
Questo significa che un vaso decorativo, se collocato su un marciapiede di proprietà comunale, occupa de facto una porzione di spazio pubblico. Non importa che si tratti di un centimetro quadrato o di dieci: il principio è lo stesso. Ed è proprio questa estensione molto ampia del concetto di "occupazione" a generare le situazioni più paradossali, spesso amplificate dai media, in cui i cittadini ricevono richieste di pagamento per oggetti apparentemente insignificanti.
In pratica, possono essere soggetti a tassa o canone:
L'autonomia regolamentare riconosciuta agli enti locali è la principale ragione per cui la stessa situazione, un vaso sul marciapiede può essere completamente legale e gratuito in un Comune e soggetto a canone nel Comune confinante. Non si tratta di arbitrio, ma di una prerogativa riconosciuta dalla legge agli enti locali nell'ambito del proprio potere impositivo e regolamentare.
I Comuni hanno facoltà di:
Va detto che negli ultimi anni diversi Comuni hanno intensificato i controlli, anche grazie all'utilizzo di strumenti digitali e alla collaborazione con la polizia locale. Il risultato è che molte situazioni "tollerate" per anni stanno ora emergendo in tutta la loro irregolarità.
È importante distinguere tra due tipologie di occupazione, perché il trattamento fiscale e burocratico è diverso.
L'occupazione permanente è quella che si protrae per tutto l'anno o per un periodo continuativo superiore a quello previsto dalla normativa locale. In questo caso è generalmente necessario richiedere una concessione all'ente locale, pagare il canone annuale e rinnovarla periodicamente. È il caso tipico dei dehors dei locali pubblici o delle fioriere installate in modo stabile da un esercente.
L'occupazione temporanea riguarda invece utilizzi occasionali e di breve durata: un mercato, un cantiere, un evento. Anche in questo caso è richiesta un'autorizzazione, ma le tariffe sono di norma più basse e proporzionali alla durata effettiva dell'occupazione.
Per un semplice cittadino che mette un vaso di fiori davanti alla porta di casa, il confine tra le due tipologie può essere sottile. Eppure, anche in questo caso, la permanenza continuativa dell'oggetto nello spazio pubblico può configurare un'occupazione permanente soggetta a concessione.
Ciò che cambia e che spesso genera confusione e un senso di ingiustizia, è l'interpretazione e l'applicazione locale della norma, frutto dell'ampia autonomia regolamentare degli enti locali e di anni di aggiornamenti legislativi non sempre coordinati. Il consiglio, tanto per i privati cittadini quanto per i commercianti, è sempre lo stesso: informarsi preventivamente, consultare il regolamento comunale e, se necessario, richiedere la dovuta autorizzazione.
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...