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Acqua potabile, nuovi limiti al via per garantire una maggiore sicurezza quando si beve

di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il

Le nuove norme su limiti e controlli dell'acqua potabile puntano a ridurre rischi e contaminanti emergenti, con attenzione a PFAS, sicurezza della filiera, responsabilità degli operatori.

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La tutela della salute pubblica e la protezione della risorsa idrica sono al centro delle modifiche legislative in materia di acque destinate al consumo umano. Dal 12 giugno, sono operative nuove restrizioni su composti perfluoroalchilici (PFAS), sostanze particolarmente temute per la loro capacità di persistere nell'ambiente e nei corpi umani. Per quattro molecole considerate a rischio, PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS, la somma accettata in acqua è scesa a 20 ng/litro.

A queste limitazioni si aggiunge il monitoraggio di altre sei sostanze ADV, presenti nell'ex stabilimento Solvay di Spinetta Marengo, portando il numero totale delle molecole controllate a 30. Le nuove misure rispondono a un modello di prevenzione e trasparenza sempre più stringente. 

Il quadro normativo UE e nazionale: dalle direttive ai decreti

Negli ultimi anni il panorama regolatorio relativo alle acque destinate al consumo umano si è arricchito di norme più restrittive e moderne, finalizzate a rafforzare la qualità e sicurezza dell'acqua erogata. La direttiva europea 2020/2184, in vigore già dal gennaio dello scorso anno, impone per la prima volta limiti precisi su un ampio spettro di PFAS: il massimo consentito per la somma di 20 molecole è fissato a 100 ng/litro. Tuttavia, l'Italia ha scelto di tutelare i cittadini con limiti ancora più avanzati rispetto al livello minimo imposto dall'Unione Europea. Due decreti legislativi, n. 18/2023 e n. 102/2025, hanno introdotto soglie severe anche per altre quattro sostanze (GenX, Adona, C6O4, 6:2 FTS) all'interno della stessa soglia dei 100 ng/litro. Oltre a questi interventi, con la nuova normativa nazionale si prevede:

  • maggiore trasparenza nella pubblicazione dei dati sulla qualità dell'acqua;
  • rafforzamento dei controlli e dei Piani di Sicurezza dell'Acqua (PSA);
  • nuovi sistemi informatici per la tracciabilità (piattaforma AnTeA);
  • estensione delle responsabilità a produttori di materiali e a gestori idrici pubblici e privati;
  • un iter graduale per l'adeguamento degli impianti e dei materiali a contatto con l'acqua lungo l'intera filiera.
L'inclusione di nuovi obblighi e tutele colloca la legislazione nazionale tra le più avanzate in Europa, distinguendosi per attenzione sia alle sostanze emergenti sia agli aggiornamenti previsionali, come l'introduzione di limiti per il TFA (acido trifluoroacetico) a partire dal 2027.

PFAS e contaminanti emergenti: limiti, restrizioni e casi

I PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) rappresentano il gruppo di contaminanti più strettamente monitorato dalle normative sull'acqua destinata al consumo umano. Da anni oggetto di attenzione scientifica e istituzionale, queste sostanze sono utilizzate per realizzare prodotti antiaderenti, impermeabili e resistenti, ma sono estremamente stabili e persistenti nell'ambiente. A partire dal 12 giugno, la somma di PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS non può superare i 20 ng/litro. La platea delle PFAS sotto controllo è stata ampliata: sei ulteriori molecole di categoria ADV, in passato rilevate in siti industriali, vanno ad aggiungersi alle 24 precedenti, portando a 30 i composti monitorati nella rete idrica nazionale. Un colpo d'occhio ai parametri aggiornati:

Composto o categoria

Limite

Decorrenza limite

Somma PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS

20 ng/l

Giugno 2026

Somma 30 PFAS (inclusi ADV)

100 ng/l

Gennaio 2026

TFA (acido trifluoroacetico)

10.000 ng/l

Gennaio 2027

Tra le contaminazioni più rilevanti in ambito nazionale si contano molteplici episodi legati a scarichi industriali. La persistenza dei PFAS, la loro notevole mobilità nelle falde e la difficoltà di rimozione con i sistemi di filtrazione tradizionale rendono prioritario un approccio integrato fatto di limiti stringenti, monitoraggi frequenti e piani di gestione del rischio. Il panorama normativo si distingue così per la sua capacità di anticipare e mitigare i rischi sanitari legati ai contaminanti emergenti, in risposta sia all'esperienza italiana sia agli avanzamenti tecnici in campo ambientale e sanitario.

Il caso Veneto: le conseguenze dell'inquinamento da PFAS

Il Veneto ha vissuto uno degli episodi più gravi di contaminazione idrica da PFAS mai registrati in Europa. Per anni, lo scarico dei reflui industriali da parte dell'azienda chimica Miteni di Trissino, in provincia di Vicenza, ha determinato la diffusione di questi composti nelle falde idriche di una vasta area tra Vicenza, Verona e Padova. Gli studi epidemiologici e le indagini ambientali hanno attestato livelli elevati di PFAS nell'acqua potabile e, in conseguenza, anche nel sangue degli abitanti esposti. Le ricerche condotte nei comuni coinvolti hanno evidenziato:

  • aumenti significativi delle malattie cardiovascolari e di alcune patologie endocrino-metaboliche;
  • accumulo cronico di sostanze perfluoroalchiliche nei tessuti anche a distanza di anni dall'esposizione;
  • impatti sociali gravi, con instabilità nella percezione della sicurezza e richieste di bonifica e risanamento delle falde.
Questa situazione ha spinto le istituzioni locali e nazionali a un'accelerazione normativa, con la definizione di limiti più rigorosi rispetto agli standard europei e l'attivazione di piani di sorveglianza sanitaria permanente. L'esperienza veneta ha costituito un banco di prova sia per la capacità di risposta del sistema sanitario pubblico che per l'adeguatezza delle precedenti normative ambientali, ora profondamente rafforzate.

Nuovi requisiti per i materiali e i controlli sulla filiera idrica

L'aggiornamento normativo ha interessato anche l'intera filiera idrica, dalla produzione e approvvigionamento fino alla distribuzione. Tra le innovazioni più rilevanti introdotte dal D.Lgs. 102/2025 figurano requisiti più stringenti per i materiali, definiti ReMaF, destinati a entrare in contatto con l'acqua destinata al consumo umano. Dal 31 dicembre 2026 sarà obbligatorio:

  • utilizzare esclusivamente materiali certificati e dichiarati conformi ai parametri UE;
  • apporre la marcatura CE obbligatoria su componenti come tubazioni, valvole, pompe e raccordi;
  • ottenere la dichiarazione di conformità UE per tutti i materiali immessi nella rete idrica;
  • adeguare dispositivi già installati, con una finestra transitoria fino al 2032 per i prodotti a norma secondo il DM 174/2004.
Il Centro Nazionale Sicurezza Acque (CeNSiA), in sinergia con organismi di certificazione accreditati, sovrintende alle autorizzazioni e alle ispezioni periodiche sugli impianti produttivi. Questi controlli hanno lo scopo di prevenire la cessione nell'acqua di metalli pesanti, microplastiche e residui di materiali sintetici, migliorando la sicurezza del consumatore finale. L'obbligo di compatibilità e tracciabilità dei materiali interessa non solo i nuovi impianti ma anche i reagenti, i filtri e i dispositivi destinati agli edifici esistenti.

Piani di Sicurezza dell'Acqua e piattaforma AnTeA

Nell'ottica di una gestione preventiva e trasparente del rischio idrico, la nuova disciplina pone l'accento sull'aggiornamento e sulla gestione dinamica dei Piani di Sicurezza dell'Acqua, strumenti che rappresentano la sintesi del cambiamento culturale nella valutazione dei rischi. Tutti i gestori, a prescindere dalle dimensioni della rete, sono ora tenuti a:

  • aggiornare periodicamente i propri PSA sulla base delle nuove conoscenze e dei dati di monitoraggio;
  • trasmettere le informazioni e gli esiti delle verifiche attraverso la piattaforma digitale AnTeA;
  • presentare ogni tre anni un rapporto di verifica interna per valutare l'efficacia delle misure adottate.
La piattaforma nazionale AnTeA consente la centralizzazione delle informazioni e l'accesso da parte degli enti di controllo, favorendo interventi tempestivi e garantendo una reale trasparenza verso l'utenza. Il CeNSiA esamina i PSA e ne valuta costantemente l'idoneità rispetto ai rischi emergenti. Non si tratta di attività meramente burocratiche, ma di vere e proprie leve per la tutela attiva della salute pubblica.

Sanzioni e obblighi per operatori e produttori: cosa si rischia

La nuova disciplina introduce un sistema sanzionatorio articolato, mirato a responsabilizzare ogni segmento della filiera idrica. Gli operatori e i produttori che violano le prescrizioni su materiali, autocontrollo e trasparenza incorreranno in:

  • sanzioni amministrative da 2.000 fino a 20.000 euro per la mancata conformità dei materiali o per l'omissione della dichiarazione di conformità UE;
  • sanzioni penali, con possibilità di arresto fino a tre anni, per casi di danno o rischio grave per la salute pubblica dovuti a contaminazioni Intensive;
  • punizioni incrementali fino a 150.000 euro nei casi più gravi;
  • controlli stringenti da parte di CeNSiA e Accredia, enti preposti alla certificazione e al monitoraggio.
L'obiettivo delle sanzioni è garantire rigore e responsabilità lungo tutta la catena di distribuzione dell'acqua, promuovendo la convergenza tempestiva verso i nuovi standard e disincentivando ogni forma di trascuratezza o inadempienza nella gestione della risorsa idrica.




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Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...