Le nuove norme su limiti e controlli dell'acqua potabile puntano a ridurre rischi e contaminanti emergenti, con attenzione a PFAS, sicurezza della filiera, responsabilità degli operatori.
La tutela della salute pubblica e la protezione della risorsa idrica sono al centro delle modifiche legislative in materia di acque destinate al consumo umano. Dal 12 giugno, sono operative nuove restrizioni su composti perfluoroalchilici (PFAS), sostanze particolarmente temute per la loro capacità di persistere nell'ambiente e nei corpi umani. Per quattro molecole considerate a rischio, PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS, la somma accettata in acqua è scesa a 20 ng/litro.
A queste limitazioni si aggiunge il monitoraggio di altre sei sostanze ADV, presenti nell'ex stabilimento Solvay di Spinetta Marengo, portando il numero totale delle molecole controllate a 30. Le nuove misure rispondono a un modello di prevenzione e trasparenza sempre più stringente.
Negli ultimi anni il panorama regolatorio relativo alle acque destinate al consumo umano si è arricchito di norme più restrittive e moderne, finalizzate a rafforzare la qualità e sicurezza dell'acqua erogata. La direttiva europea 2020/2184, in vigore già dal gennaio dello scorso anno, impone per la prima volta limiti precisi su un ampio spettro di PFAS: il massimo consentito per la somma di 20 molecole è fissato a 100 ng/litro. Tuttavia, l'Italia ha scelto di tutelare i cittadini con limiti ancora più avanzati rispetto al livello minimo imposto dall'Unione Europea. Due decreti legislativi, n. 18/2023 e n. 102/2025, hanno introdotto soglie severe anche per altre quattro sostanze (GenX, Adona, C6O4, 6:2 FTS) all'interno della stessa soglia dei 100 ng/litro. Oltre a questi interventi, con la nuova normativa nazionale si prevede:
I PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) rappresentano il gruppo di contaminanti più strettamente monitorato dalle normative sull'acqua destinata al consumo umano. Da anni oggetto di attenzione scientifica e istituzionale, queste sostanze sono utilizzate per realizzare prodotti antiaderenti, impermeabili e resistenti, ma sono estremamente stabili e persistenti nell'ambiente. A partire dal 12 giugno, la somma di PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS non può superare i 20 ng/litro. La platea delle PFAS sotto controllo è stata ampliata: sei ulteriori molecole di categoria ADV, in passato rilevate in siti industriali, vanno ad aggiungersi alle 24 precedenti, portando a 30 i composti monitorati nella rete idrica nazionale. Un colpo d'occhio ai parametri aggiornati:
|
Composto o categoria |
Limite |
Decorrenza limite |
|
Somma PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS |
20 ng/l |
Giugno 2026 |
|
Somma 30 PFAS (inclusi ADV) |
100 ng/l |
Gennaio 2026 |
|
TFA (acido trifluoroacetico) |
10.000 ng/l |
Gennaio 2027 |
Tra le contaminazioni più rilevanti in ambito nazionale si contano molteplici episodi legati a scarichi industriali. La persistenza dei PFAS, la loro notevole mobilità nelle falde e la difficoltà di rimozione con i sistemi di filtrazione tradizionale rendono prioritario un approccio integrato fatto di limiti stringenti, monitoraggi frequenti e piani di gestione del rischio. Il panorama normativo si distingue così per la sua capacità di anticipare e mitigare i rischi sanitari legati ai contaminanti emergenti, in risposta sia all'esperienza italiana sia agli avanzamenti tecnici in campo ambientale e sanitario.
Il Veneto ha vissuto uno degli episodi più gravi di contaminazione idrica da PFAS mai registrati in Europa. Per anni, lo scarico dei reflui industriali da parte dell'azienda chimica Miteni di Trissino, in provincia di Vicenza, ha determinato la diffusione di questi composti nelle falde idriche di una vasta area tra Vicenza, Verona e Padova. Gli studi epidemiologici e le indagini ambientali hanno attestato livelli elevati di PFAS nell'acqua potabile e, in conseguenza, anche nel sangue degli abitanti esposti. Le ricerche condotte nei comuni coinvolti hanno evidenziato:
L'aggiornamento normativo ha interessato anche l'intera filiera idrica, dalla produzione e approvvigionamento fino alla distribuzione. Tra le innovazioni più rilevanti introdotte dal D.Lgs. 102/2025 figurano requisiti più stringenti per i materiali, definiti ReMaF, destinati a entrare in contatto con l'acqua destinata al consumo umano. Dal 31 dicembre 2026 sarà obbligatorio:
Nell'ottica di una gestione preventiva e trasparente del rischio idrico, la nuova disciplina pone l'accento sull'aggiornamento e sulla gestione dinamica dei Piani di Sicurezza dell'Acqua, strumenti che rappresentano la sintesi del cambiamento culturale nella valutazione dei rischi. Tutti i gestori, a prescindere dalle dimensioni della rete, sono ora tenuti a:
La nuova disciplina introduce un sistema sanzionatorio articolato, mirato a responsabilizzare ogni segmento della filiera idrica. Gli operatori e i produttori che violano le prescrizioni su materiali, autocontrollo e trasparenza incorreranno in:
La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...