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Vedevo quella terra incolta e non ho resistito: ha lasciato la carpenteria per diventare Il Principe

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di Dott. Marco Castagna pubblicato il
Diventare Il Principe

Dalla scelta di abbandonare la carpenteria per dedicarsi alla viticoltura, Giuliano Menel trasforma la terra incolta di Mel in un modello di qualità, innovazione e sostenibilità.

Tra le morbide colline di Mel, nell'area di Borgo Valbelluna, si respira oggi una storia di cambiamento e coraggio. È la vicenda di Giuliano Menel, una persona che, osservando la terra della famiglia lasciata incolta, ha sentito irrefrenabile il richiamo verso la campagna. Dopo un percorso professionale negli ambienti della carpenteria, Giuliano ha deciso di abbracciare la tradizione agricola delle proprie radici, dando così inizio a una nuova e appassionata fase di vita tra i filari. Nel tessuto agricolo locale, la tenuta che porta il nome distintivo Il Principe di Mel rappresenta oggi un simbolo di riscoperta e innovazione, capace di ispirare chi sogna di lasciare la carpenteria per lavorare la terra. La sua esperienza mette in luce opportunità sostenibili, evidenziando come la dedizione personale si possa trasformare in un progetto imprenditoriale di successo e valore sociale, arricchendo non solo il panorama produttivo, ma anche quello culturale di un intero territorio.

Dalla carpenteria alla vigna: la scelta di Giuliano Menel

Dopo aver viaggiato e lavorato in tutto il mondo, Giuliano Menel ha trascorso oltre trent'anni a capo di una carpenteria. Il passaggio dal metallo alla vite non è stato casuale: Quando ho chiuso la carpenteria, l'ho fatto senza troppo dispiacere. Chiudere qui, invece, sarebbe diverso perché la terra è viva…, racconta con sincerità al quotidiano Il Dolomiti, restituendo il senso profondo di una mutazione che va oltre il lavoro. Il mondo artigianale delle strutture metalliche, tanto meticoloso quanto privo di legame con il ciclo naturale, lasciava insoddisfatta quella parte di Giuliano cresciuta nell'ambiente rurale, custode di antiche pratiche e affezionata ai ritmi della natura. La decisione di lasciare la carpenteria per dedicarsi alla terra nasce dalla volontà di non vedere disperdersi il patrimonio di famiglia e di cultura contadina:

  • L'influenza delle origini: essere figlio di agricoltori ha alimentato una sensibilità speciale verso il territorio.
  • La ricerca di qualcosa di diverso: l'osservazione delle terre abbandonate ha stimolato l'incontro con nuove soluzioni, come le viti resistenti.
  • L'incontro decisivo con l'enologo Emanuele Serafin: figura di riferimento nella sperimentazione di varietà non convenzionali, innovatrici e rispettose dell'ambiente.
L'avvio del vigneto è avvenuto dodici anni fa, quando Giuliano, spinto dal desiderio di riscatto paesaggistico e imprenditoriale, ha iniziato con un appezzamento di 5mila metri quadrati. Il passaggio dall'officina alla vigna non è stato semplice e privo di rischi, ma la pazienza, la curiosità e il supporto della rete hanno permesso di superare incertezze iniziali, ponendo le basi per una piccola impresa agricola votata alla qualità. La sua vicenda dimostra come lasciare la carpenteria per il lavoro agricolo non sia una fuga, bensì una scelta consapevole di riconversione e rinnovamento delle competenze.

Innovazione e tradizione: il successo delle viti resistenti

L'adozione delle viti resistenti rappresenta l'elemento distintivo della produzione di Menel, segnando il punto d'incontro tra tradizione e innovazione. Queste varietà, sviluppate per resistere alle più diffuse malattie fungine (peronospora e oidio), hanno permesso di ovviare alle difficoltà climatiche tipiche del Bellunese, caratterizzato da forte piovosità e minacce costanti per la vite.

La collaborazione con l'Istituto superiore Cerletti di Conegliano e l'esperienza portata dall'enologo Serafin hanno aperto a tecniche di sperimentazione avanzate e a un'esplorazione consapevole di nuovi modelli di coltivazione. Sebbene definito dallo stesso Menel come un azzardo, il percorso si è rivelato produttivo grazie a un preciso mix di sperimentazione agronomica e attenzione alla qualità del prodotto finale. I vantaggi delle viti resistenti sono:

  • Resilienza alle malattie: minore utilizzo di fitofarmaci e trattamenti, contribuendo a una viticoltura più eco-compatibile.
  • Incremento della qualità: la limitazione degli interventi chimici esalta le caratteristiche organolettiche dei vini.
  • Sostenibilità economica: pur a fronte di costi gestionali più alti rispetto ad altre zone, il risparmio sui trattamenti rappresenta un vantaggio competitivo.
Mentre il settore vitivinicolo affronta cambiamenti e difficoltà, la realtà di Mel punta tutto sulla nicchia e l'eccellenza. Con una superficie dei vigneti oggi raddoppiata, ma non totalmente a regime, la scelta rimane quella di fermarsi qui per mantenere il controllo personale su ogni passaggio, preservando l'artigianalità della produzione. L'esperienza conferma che lasciare un'attività industriale come la carpenteria per lavorare la terra favorisce percorsi di ritorno alle radici, con un impatto positivo sulla comunità e sul paesaggio locale.

Il principe di Mel: qualità, nicchia e unicità del prodotto

Il marchio Il Principe di Mel, nato quasi per caso, è oggi una bandiera identitaria dell'innovazione agricola dell'area. Le bottiglie portano non solo un nome distintivo, ma soprattutto una storia di passione e autonomia. La produzione, volutamente limitata per garantire cura e attenzione a ogni dettaglio, si concentra su varietà come il bianco Solaris e alcuni passiti che hanno rapidamente incontrato l'apprezzamento del pubblico. Le caratteristiche che rendono unici questi vini possono essere sintetizzate così:

  • Quantità limitate: la scelta di piccole produzioni consente di puntare esclusivamente sull'eccellenza.
  • Processi manuali e selezionati: ogni passaggio viene curato senza delega ad altri produttori, dal campo alla bottiglia.
  • Ridotto impatto ambientale: negli anni migliori non si rende necessario alcun trattamento fitosanitario, in risposta diretta alle istanze ambientali e sociali locali.
  • Credibilità nella filiera: la trasparenza sulle tecniche usate rafforza l'affidabilità del prodotto.
Questa filosofia si è rivelata vincente soprattutto in una fase di difficoltà per il mondo vinicolo, stretto tra margini ridotti e crisi del settore. Il successo, in questo caso, nasce dall'investimento nelle competenze personali e nel rispetto del territorio, rendendo il lavoro agricolo un modello alternativo e attrattivo per nuove generazioni e investitori.

Arte e territorio: le etichette d'autore e la valorizzazione

Il valore aggiunto della produzione di Giuliano Menel sta anche nell'attenzione per la cultura locale e per le arti figurative. Le sue bottiglie più particolari vengono abbellite con etichette d'autore ispirate alle opere di artisti locali come Marta Farina, Noemi Durighello e Arcadio Lobato. Questo progetto artistico-verace si distingue per:

  • Edizioni limitate numerate: ogni etichetta è un piccolo pezzo d'arte, scelto spesso dalla stessa comunità di clienti.
  • Valorizzazione dell'identità locale: il coinvolgimento diretto degli artisti offre una vetrina significativa ai talenti del territorio, promuovendo il dialogo fra produzione agricola e patrimonio culturale.
  • Costruzione di una relazione con i consumatori: sono i clienti affezionati a votare la preferenza per le opere, sviluppando così una vera e propria community attorno al marchio.
Questa sinergia tra imprenditorialità e arte diventa elemento strategico di posizionamento, distinguendo Il Principe di Mel sia sul mercato locale che in una prospettiva ampia, capace di attrarre appassionati del buon vino, collezionisti e turisti interessati alle eccellenze regionali.

Giovani e futuro: opportunità e sfide del ritorno alla terra

Guardando avanti, il futuro dell'agricoltura a Mel dipende sempre più dall'interesse e dall'impegno delle nuove generazioni. Giuliano Menel è testimone di un cambiamento positivo: sebbene solo pochi giovani siano rimasti nell'area, cresce la presenza di chi si avvicina all'agricoltura portando con sé esperienze e visioni differenti. Non mancano però le difficoltà legate a:

  • Accesso alle risorse e alla terra: la necessità di investimenti iniziali può scoraggiare chi non abbia alle spalle una famiglia agricola.
  • Resistenza al cambiamento: innovare e distinguersi rispetto ai metodi del passato rappresenta una sfida, soprattutto per chi proviene dal territorio.
  • Multifunzionalità come risorsa: Menel sottolinea l'importanza di integrare attività differenti, come l'ospitalità rurale (ad esempio bed & breakfast) per costruire una stabilità economica.
Le prospettive di crescita passano quindi dalla capacità di investire tempo, passione e competenze, scegliendo consapevolmente di valorizzare la terra abbandonata o meno produttiva. A ciò si aggiunge la rilevanza delle nuove reti associative regionali, nate proprio per sostenere chi desideri tornare a coltivare e innovare.


Dott. Marco Castagna

Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...