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Legge di stabilità: novità e misure approvate ufficiali Governo Letta

Via libera alla nuova Legge di Stabilità: cosa prevede



Il Consiglio dei ministri ha varato ieri sera la nuova Legge di Stabilità 2013-2014: l’intervento complessivo per il 2014 è di 11 miliardi  e mezzo per favorire la crescita e promuovere l’occupazione.

Con le misure disposte nel provvedimento si avvia un percorso di riduzione del carico fiscale sulle famiglie e sulle imprese. La Legge di Stabilità prevede, in particolare, interventi per 27,3 miliardi di euro nel triennio 2014-2016, di cui 11,6 nel solo 2014, così suddivisi: 14,6 miliardi nel triennio per sgravi fiscali (rispettivamente 9 per le famiglie e 5,6 per le imprese); i 3,7 miliardi del 2014 sono destinati per 2,5 miliardi alle famiglie (1,5 riguardano l’Irpef) e per 1,2 miliardi alle imprese; 11,2 miliardi nel triennio per azioni sociali, progetti di investimento, impegni internazionali, di cui 6,2 in conto capitale; per il 2014 si prevedono 6,4 miliardi; 1,5 miliardi per investimenti a livello locale e la restituzione di debiti commerciali di parte capitale.

Nella conferenza stampa il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha spiegato le misure previste, precisando che “La pressione fiscale nel triennio va dal 44% al 43,3% e riduce di 5 miliardi le tasse sui lavoratori e di 5,6 miliardi le tasse sulle imprese”.

Per le aziende previsti anche il rifinanziamento di 1,6 miliardi per il fondo di garanzia per le piccole imprese; il blocco dell'aumento dell'Iva per le cooperative sociali (doveva scattare a gennaio).

Ci saranno inoltre incentivi per il passaggio dai contratti a tempo determinato a quelli a tempo indeterminato. Nel 2014 lo sgravio sulle buste paga, concentrato sui redditi più bassi, sarà di un miliardo e mezzo di euro e la sua articolazione sarà decisa dal governo con il Parlamento e le parte sociali.

Via libera al taglio del cuneo fiscale che produrrà aumenti in busta paga dei lavoratori nel 2014. Previste per lavoratori e famiglie, riduzione dell’Irpef per i lavoratori; disposizioni in favore degli esodati; rifinanziamento della Cassa Integrazione Guadagni; e nuove misure contro la povertà.

Per le imprese una riduzione dell’Irap sulla componente relativa al costo del lavoro (400 milioni di sgravio nel 2014) e un taglio (da un miliardo) dei contributi sociali. Confermato il potenziamento dell’Ace, l’aiuto alla capitalizzazione delle imprese, la cui aliquota salirà dal 3 al 4,5%, e al 6% nel 2015.

Letta mette in evidenza che il provvedimento agevola, per quanto riguarda i contratti di lavoro, “il passaggio dal tempo determinato al tempo indeterminato” e sottolinea che “Per la prima volta non ci saranno tagli e aumenti tasse”.

Non ci saranno i tagli alla sanità di cui si vociferava ieri, nessun aumento delle aliquote sulle rendite finanziarie, ma è previsto un aumento del bollo sulla gestione dei titoli. Previste anche la rivalutazione delle partecipazioni delle banche al capitale di Bankitalia e una misura strutturale per favorire il rientro dei capitali illecitamente detenuti all’estero.

Per quanto riguarda le pensioni, le uniche novità riguardano la rivalutazione ed è stato stabilito che le pensioni oltre sei volte il trattamento minimo Inps, cioè 3.000 euro lordi al mese, non verranno rivalutate nei prossimi tre anni, mentre quelle inferiori, a partire dai 1.500 euro lordi, avranno una rivalutazione solo parziale e più bassa di quella odierna.

Saranno rivalutate del 100% quelle fino a 1.500 euro; del 90% quelle fino a 2.000 euro; del 75% quelle fino a 2.500. Per quelle tra i 2.500 e i 3.000 euro la rivalutazione sarà del 50%, oltre tale soglia verranno bloccate. Confermato l’allentamento per un miliardo di euro del patto di stabilità, il sacrificio chiesto a Comuni e Province per aiutare lo Stato a rispettare il limite del deficit.

Altri 500 milioni di euro vengono scorporati dal patto per pagare i debiti della pubblica amministrazione. La Legge di Stabilità contiene anche l’introduzione del Trise, tributo che prenderà il posto della Service Tax, comprendendo Imu e Tares, e ricadrà sia su proprietari che su inquilini.

Con la Trise, nel caso di abitazioni in affitto l’onere sarà diviso tra proprietari e inquilini, con una quota a carico di questi ultimi che i Comuni potranno fissare tra il 10 e il 30%. I

l tributo sui servizi comunali si articolerà in due componenti: la prima destinata a coprire l’onere dello smaltimento dei rifiuti si chiamerà Tari, mentre la seconda, Tasi, sarà relativa ai servizi indivisibili erogati dai Comuni. La Tari sarà dovuta da chi occupa a qualsiasi titolo l’immobile e sarà calcolata sulla base della superficie calpestabile.

Anche la Tasi sarà dovuta da chi possiede o detiene a qualsiasi titolo il fabbricato. La base imponibile sarà scelta dalle amministrazioni comunali: potrà essere quella dell’Imu (dunque rendita catastale moltiplicata per 160) oppure la superficie, come per la Tari.

Nel primo caso l’aliquota di base sarà pari all’1 per mille, nel secondo sarà dovuto 1 euro a metro quadrato. I Comuni avranno la possibilità in entrambi i casi di ridurre il prelievo fino ad azzerarlo o aumentarlo.

Nonostante la soddisfazione del governo per le misure varate, sindacati e Confindustria ritengono che la nuova Legge di Stabilità non convinca, definendola “Una manovra che allontana la ripresa, che non convince e che non centra l’obiettivo dell’equità”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il