Referendum trivelle perchè votare no o s

Referendum trivelle perchè votare no o sì? Spiegazioni e motivi in modo chiaro e semplice

Quali sono i motivi per votare sì o no al referendum sulle trivelle di domenica prossima: italiani divisi e orari di voto



Manca solo qualche giorno al referendum sulle trivelle che chiamerà milioni di italiani al voto: dalle 7 alle 23 saranno aperti i seggi e possono votare tutti i maggiorenni cittadini italiani, i residenti all’estero, anche in via temporanea per motivi di studi o lavoro, presentandosi al seggio con documento di identità valido e tessera elettorale. Si tratta di un referendum per molti importante ma che lascia aperte alcune questioni e sono proprio queste questioni che stanno suscitando dubbi. Se, infatti, ambientalisti, comitati no tav e associazioni spingono per il sì, che porterebbe all’abrogazione delle norme oggi in vigore che permettono le trivellazioni a mare entro le 12 miglia marine per l’estrazione di petrolio e gas, con conseguente stop a tali operazioni e dismissione delle piattaforme, ci sarebbero anche diversi motivi per cui votare no, nonostante la volontà di tutti di tutela dell’ambiente.

Difendere, infatti, il patrimonio ambientale, la fauna marina e le acque dei nostri mari è obiettivo comune di tutti gli italiani, ma nel momento in cui ci si trova di fronte all’obbligo di esprimere un voto è chiaro che si valuta la situazione con tutte le contingenze e i pro e i contro del voto da esprimere. E questo referendum crea controversie, tra cittadini, forze politiche, ma anche tecnici. Nonostante infatti il quesito referendario sia a piena difesa dell’ambiente e del paesaggi, alcuni stesso geologi e scienziati sono pronti a dire no, perché essi stessi escludono qualsiasi rischio di inquinamento, timore su cui invece battono gli ambientalisti ma anche altri studiosi.

Il problema inquinamento delle piattaforme a mare e delle trivellazioni, che secondo alcuni sarebbe inevitabile, per altri non esiste perché qualsiasi operazione condotta dalle piattaforme, da quelle di estrazione di idrocarburi, a quelle di pulizia e manutenzione delle pompe, è condotta, spiegano, in totale sicurezza, per cui non vi sarebbero rischi per i fondali, contrariamente a quanti urlano addirittura al rischio terremoti, e per le acque, pur sapendo però che la fauna marina in piccola parte ne risente. E se alcuni scienziati si preparano a dire sì per spingere l’esecutivo a cambiare strada e sostenere sviluppo e diffusione di tecnologie e fonti energetiche pulite e rinnovabili che liberino dalla dipendenza di fonti fossili, c’è anche un fronte del no, tra cui lo stesso premier.

E dovendo considerare i pro e i contro del voto di domenica prossima, è bene sapere che se votando sì e raggiungendo il quorum le trivelle a mare verrebbero stoppate, d’altro canto provocherebbero problemi comunque gravi e da risolvere, da quelli occupazionali, lasciando migliaia di persone senza lavoro, a quelli di costi, e anche ingenti, che dovrebbero essere sostenuti innanzitutto per dismettere le piattaforme e quindi per acquistare petrolio e gas dall’estero, cosa che comporterebbe anche una dipendenza energetica del nostro Paese da altri, il che si ripercuoterebbe anche sui prezzi di carburante, gas e tasse degli italiani.

Secondo gli scienziati uniti sul fronte del sì, il problema occupazionale, non solo per coloro che oggi sono impiegati sulle piattaforme, ma in generale, potrebbe essere risolto proprio dalla spinta al passaggio alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Secondo le previsioni, infatti, il settore delle rinnovabili sarebbe in espansione e nel nostro Paese potrebbe generare almeno 100mila posti di lavoro fino al 2030, senza considerare che aprirebbe le porte del nostro Paese sempre più a quella green economy su cui tanti cercano di puntare, nonostante ben si conoscano limiti e difficoltà della sua espansione.



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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il

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