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Che cosa sono i dividendi? A chi e quando vengono pagati, tassazione e regole

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Ogni persona fisica che possieda azioni quotate o non quotate può riceverli, a patto che rientri tra gli aventi diritto.
Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
Che cosa sono i dividendi? A chi e quando vengono pagati, tassazione e regole

I dividendi sono la quota di utile che una società decide di distribuire ai suoi azionisti, in base a quanto deliberato dall'assemblea. Non tutte le aziende li erogano: spesso quelle in fase di crescita preferiscono reinvestire i profitti per espandersi, mentre società mature con una redditività stabile tendono ad adottare una politica di distribuzione costante e generosa.

Ricevere un dividendo è una fonte di reddito passivo, ma anche una conferma della solidità del proprio investimento. Il pagamento avviene generalmente una o due volte l'anno ma alcune multinazionali praticano una distribuzione trimestrale. La data di stacco della cedola (detta ex-dividend date) è importante: solo chi possiede l'azione in quel momento avrà diritto alla somma spettante, mentre poi il titolo tende a perdere valore per riflettere l'importo distribuito. Vogliamo approfondire:

  • A chi spettano i dividendi e come vengono tassati in Italia

  • Come funzionano i dividendi, regole, documenti e rischi da evitare

A chi spettano i dividendi e come vengono tassati in Italia

I dividendi non sono riservati solo ai grandi investitori istituzionali: ogni persona fisica che possieda azioni quotate o non quotate può riceverli, a patto che rientri tra gli aventi diritto. Anche se sono un guadagno, non sono esenti da imposte. In Italia, la tassazione dei dividendi percepiti da persone fisiche non titolari di partita Iva è fissata a un'aliquota secca del 26%, prelevata alla fonte. L'investitore non dovrà fare nulla poiché sarà l'intermediario o la banca a occuparsi della trattenuta.

Le cose cambiano se i dividendi vengono ricevuti nell'ambito di un'attività d'impresa. In questo caso, solo una parte del dividendo - dal 40% al 58,14% a seconda dell'anno di produzione degli utili - viene considerata imponibile, rientrando nel reddito complessivo e tassata secondo le aliquote Irpef.

Le società di capitali godono di un regime di esenzione: tassano solo il 5% del totale ricevuto, beneficiando così di efficienza fiscale. Per chi riceve dividendi da società estere, bisogna tenere conto della possibilità di una doppia imposizione, che può essere mitigata tramite il riconoscimento di un credito d'imposta in dichiarazione.

Come funzionano i dividendi, regole, documenti e rischi da evitare

Dal punto di vista procedurale, ogni anno le società che distribuiscono utili rilasciano una Certificazione Unica dei Proventi, documento per chi deve compilare il proprio modello 730 o Redditi PF. Anche se l'imposta è già stata trattenuta, conoscere l'importo ricevuto e conservare la certificazione è utile, soprattutto in caso di verifica fiscale. Nonostante la semplicità apparente del meccanismo non bisogna sottovalutare alcuni aspetti: ad esempio, un dividendo elevato non sempre è sinonimo di buona salute aziendale. In certi casi, aziende con margini in contrazione scelgono comunque di distribuire utili per mantenere alta l'attrattiva del titolo, rischiando però di indebolire la propria posizione patrimoniale.

Un altro tema rilevante riguarda l'effetto del dividendo sul prezzo del titolo.

Alla data di stacco il valore dell'azione cala di un ammontare equivalente alla cedola distribuita. Se il dividendo è di 1 euro, il prezzo teorico d'apertura del titolo sarà di 1 euro in meno rispetto alla chiusura del giorno precedente. Questo meccanismo è normale e fisiologico, ma chi non è esperto può essere tratto in inganno osservando un improvviso calo di prezzo senza conoscerne il motivo reale. In molti casi le società offrono la possibilità di ricevere il dividendo in azioni invece che in denaro, secondo modalità di dividend reinvestment plan, che possono comportare vantaggi fiscali e di lungo periodo.

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