Chi deve aprire una partita iva agricola. Tutti i casi 2021

Se iscritto nella gestione previdenziale e assistenziale, la figura dell'imprenditore agricolo professionale equipara a quella del coltivatore diretto.

Chi deve aprire una partita iva agricola

Partita iva agricola, chi deve aprirla?

La partiva Iva deve essere aperta da imprenditori agricoli e coltivatori diretti che lavorano a partita Iva. In questo modo possono emettere fatture ed effettuare acquisti legati alla propria attività.

Si chiama partita Iva agricola proprio perché è destinata a un segmento di lavoratori privati ben preciso. Da una parte si tratta infatti di autonomi ovvero di lavoratori che non sono stati assunti come dipendenti e allo stesso tempo sono chiamati a fatturare e a dichiarare i propri guadagni.

Dall'altra l'ambito di riferimento è quello dell'agricoltura. Fissati questi due punti fermi possiamo entrare ulteriormente nei dettagli per sapere con maggiore precisione chi deve aprire una partita iva agricola. Esaminiamo quindi:

  • Partita Iva agricola, chi deve aprirla
  • I soggetti equiparati all'imprenditore agricolo professionale

Partita Iva agricola, chi deve aprirla

La partiva Iva agricola deve essere aperta da imprenditori agricoli e coltivatori diretti che lavorano a partita Iva. In questo modo possono emettere fatture ed effettuare acquisti legati alla propria attività. Tuttavia la definizione è ancora piuttosto generica. Chi sono gli imprenditori agricoli? E i coltivatori diretti? Quali sono le caratteristiche richieste per rientrare in questa definizione? Sono tre i parametri da considerare: competenza professionale, reddito e tempo.

Nella definizione di imprenditore agricolo professionale rientra chi è in possesso di conoscenze e competenze professionali specifiche in materia ai sensi di legge. Ma anche se si dedica alle attività agricole previste dall'articolo 2135 del codice civile, direttamente o in qualità di socio di società, almeno il 50% del proprio tempo di lavoro complessivo.

Allo stesso tempo rientra in questa definizione chi ricava dalle attività svolte almeno il 50% del proprio reddito globale da lavoro. Pensiamo ad esempio alle pensioni di ogni genere, gli assegni a esse equiparati, le indennità e le somme percepite per l'espletamento di cariche pubbliche, ovvero in associazioni e altri enti operanti nel settore agricolo, sono escluse dal computo del reddito globale da lavoro.

Da segnalare che per l'imprenditore operante nelle zone svantaggiate, i requisiti elencati sono ridotti al 25%. La qualifica di imprenditore agricolo professionale e la sussistenza dei requisiti sono accertate dagli uffici regionali.

I soggetti equiparati all'imprenditore agricolo professionale

Se iscritto nella gestione previdenziale e assistenziale, la figura dell'imprenditore agricolo professionale equipara a quella del coltivatore diretto. Ed entrambi possono quindi aprire e gestire una partita Iva agricola.

In questo modo l'imprenditore agricolo professionale può usufruire delle agevolazioni tributarie in materia di imposizione indiretta e creditizie previste dalla normativa in vigore a favore delle persone fisiche in possesso della qualifica di coltivatore diretto.

Gli imprenditori agricoli professionali possono così usufruire delle agevolazioni previste dalla legislazione a favore della piccola proprietà contadina o della imprenditoria agricola professionale, per cui l’atto di acquisto di terreni agricoli è soggetto all'imposta catastale nella misura dell'1%, mentre le imposte di registro e ipotecaria si applicano nella misura fissa di 200 euro ciascuna. E possono beneficiare anche dell’esenzione dal contributo di costruzione per i fabbricati rurali.

Per l'apertura di una partita Iva agricola occorre compilare e presentare moduli specifici presenti sia sul sito della Coldiretti ovvero l'associazione dei coltivatori diretti e sia su quello dell'Agenzia delle entrate. I lavoratori dispongono di un ampio margine di manovra poiché possono aprire partita Iva agricola in regime di esonero, regime speciale o ordinario. Il primo riguarda gli imprenditori agricoli che hanno fatturato non più di 7.000 euro nell'anno precedente.

Nel secondo il solo reddito che viene tenuto in considerazione è la cessione dei prodotti agricoli. Il terzo è il regime senza agevolazioni al quale aderiscono i lavoratori del comparto dell'agricoltura con reddito annuale maggiore di 7.000 euro. Al pari di qualunque partita Iva, l'apertura non comporta spese iniziali a carico del lavoratore.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il