Le norme in vigore prevedono regole ben specifiche sulla successione ereditaria di una casa alla scomparsa del proprietario e ben regolano i casi in cui qualcuno ci viva, che si tratti di un figlio, che per legge ha diritto a rimanerci, o di un altro parente, per cui invece si pongono diversi scenari.
Cosa si deve fare se un figlio o un altro parente vive in casa di un defunto che rientra nell’eredità? Le norme vigenti sulla successione ereditaria in Italia sono molto chiare e ben regolano la divisione dell’eredità tra tutti gli eredi legittimi. Vediamo cosa accade quando in una casa che deve essere trasmessa per eredità ci vive qualcuno.
Se nella casa che rientra nell’eredità di un defunto ci vive un figlio, e si tratta di un figlio unico, la questione non è complessa da affrontare: il figlio unico, soprattutto in mancanza dell’altro genitore superstite, può continuare a vivere nella casa di famiglia, pur se si tratta di un bene che rientra nell’eredità del defunto.
La legge in materia parla chiaro. Secondo quanto stabilito dalle cosiddette quote legittime ereditare, se il defunto lascia solo l’altro coniuge, spetta a lui la metà dei beni del de cuius e la casa coniugale e l’altra metà è la quota del testamento liberamente disponibile.
Se, invece, il defunto lascia il coniuge e un figlio unico, un terzo dell’eredità e il diritto di abitazione sulla casa vanno al coniuge, un terzo dell’eredità va al figlio unico e un terzo dell’eredità è la quota del testamento liberamente disponibile.
Se, però, manca il coniuge superstite e in presenza di un figlio unico, a quest’ultimo spetta metà dell’eredità e la casa e l’altra metà dell’eredità è la quota disponibile.
Quando, poi, il defunto lascia il coniuge e due o più figli, un quarto dell’eredità spetta al coniuge più il diritto della casa coniugale, metà dell’eredità deve essere divisa tra i figli in parti uguali e un quarto dell’eredità è la quota del testamento liberamente disponibile.
Semplice è, dunque, anche il caso in cui nella casa di un defunto che rientra in una eredità vive l’ex coniuge superstite.
A quest’ultimo spetta, infatti, sempre di diritto continuare a vivere nella casa che è stata quella coniugale di una vita insieme, anche perché, come dimostrato, per legge, nella successione ereditaria, il primo erede a cui spetta il patrimonio del defunto, secondo le quote previste, è proprio il coniuge superstite.
La situazione cambia del tutto quando a vivere in una casa che rientra in una eredità è un altro parente del de cuius che non è né un figlio né un ex coniuge.
Se sono, infatti, ancora in vita o l’ex coniuge o un figlio o più figli del de cuius, per legge, l’altro parente deve lasciare la casa dove vive ai primi eredi legittimi, soprattutto se si tratta di una abitazione che potrebbe essere la prima casa del figlio erede.
In mancanza dell’ex coniuge e di figli, per stabilire cosa accade nel caso di eredità in cui vive un altro parente bisogna innanzitutto capire qual è l’altro parente che vi abita e regolarsi secondo quanto disposto dalla successione ereditaria.
Secondo le quote legittime, infatti, se il defunto non lascia l’ex coniuge o figli, è ai genitori che spetta un terzo dei suoi beni, per cui se sono loro che vivono nella casa potrebbero rimanerci, e i restanti due terzi sono di quota disponibile.
Tuttavia, se gli altri eredi chiedono di lasciare la casa e inserirla nel valore complessivo dell’eredità da dividere tra tutti, deve essere liberata e solo dopo la successione si può prendere una decisione su chi può abitarla, nel caso in cui chiaramente si possa, perché gli eredi tutti insieme potrebbero anche decidere di venderla e dividere tra tutti il ricavato della vendita.
In assenza di figli e coniuge superstite del defunto e altri eredi, tutto il patrimonio spetta a fratelli e sorelle in parti uguali, mentre in assenza di figli e coniuge e di ascendenti e collaterali, i beni del de cuius spettano ai parenti indiretti fino al sesto grado in base ai legami di parentela più prossimi, partendo cioè dagli zii, per arrivare ai parenti in terzo grado, cugini, parenti di quarto grado, ecc.
Stando poi a quanto previsto dalla legge vigente, in mancanza di eredi, tutta l’eredità spetta interamente allo Stato.