Sempre più professionisti e imprenditori scelgono di svolgere attività lavorative differenti, anche contemporaneamente. Questa tendenza nasce dalla volontà di diversificare le fonti di reddito, accrescere la flessibilità professionale e adattarsi alle richieste di settori sempre più dinamici. Tuttavia, la possibilità di esercitare più attività con identità fiscale separata o su una medesima posizione solleva domande rilevanti: quali sono i vantaggi reali, quali i rischi fiscali, contributivi e giuridici? Il panorama normativo italiano ammette varianti e soluzioni, ma richiede una profonda comprensione delle regole e dei limiti per evitare errori e sanzioni. La valutazione delle diverse forme di lavoro autonomo, dalla gestione di più Partite IVA alle seconde attività occasionali, comporta la necessità di strumenti di pianificazione contabile e strategie personalizzate. Questo scenario, pur ricco di opportunità, implica attenzione nella scelta della forma giuridica, nella gestione delle incompatibilità e nella corretta applicazione fiscale.
La normativa italiana consente di esercitare più attività con una sola Partita IVA individuale. Il soggetto, sia esso professionista, artigiano o titolare di ditta individuale, può svolgere più mansioni dichiarando gli appositi Codici ATECO associati alle diverse attività. L'introduzione di una nuova attività prevede la comunicazione all'Agenzia delle Entrate mediante il Modello AA9, specificando ogni codice ATECO collegato. In alcune circostanze, è richiesta anche l'iscrizione al Registro delle Imprese e la presentazione della SCIA al Comune. In aggiunta, chi detiene una partecipazione in una società di capitale può conservare una propria posizione di lavoratore autonomo. È possibile anche vedersi riconosciuta la doppia posizione tra lavoro autonomo e ditta individuale. Al contrario, non è permesso possedere due Partite IVA individuali contemporaneamente per la stessa persona fisica. Le società, invece, possono essere partecipate in parallelo, mantenendo identità fiscale distinta.
Non mancano situazioni specifiche che richiedono attenzione: la normativa differenzia i casi tra attività dello stesso settore (un solo rigo in dichiarazione, somma compensi dello stesso gruppo) e attività di settori diversi (un rigo per ogni gruppo settoriale). Ogni attività deve essere identificata dal proprio codice, rispettando i requisiti di legge per quanto riguarda la tracciabilità delle operazioni e il rispetto della regolamentazione fiscale in vigore.
La gestione fiscale di una multi-attività richiede metodicità e competenza. Tutte le attività svolte con la stessa posizione devono essere dichiarate collegando al proprio profilo i codici ATECO specifici. È necessario, in fase di dichiarazione dei redditi (Quadro LM del modello Redditi PF), indicare dettagliatamente la tipologia di attività svolta, individuando il codice prevalente e riportando compensi e corrispettivi. Se più attività appartengono allo stesso gruppo, si fa riferimento al codice della mansione principale. Nel caso, invece, di ambiti diversi, occorrerà dividerli in sezioni distinte.
La normativa (art. 36 DPR 633/1972) prevede che, di norma, l'imposta si applichi in modo unitario sul volume d'affari totale. Tuttavia, in particolare per attività caratterizzate da regime forfettario e differenti metodi di determinazione del reddito, possono sorgere esigenze di separazione contabile. Esistono obblighi di contabilità separata in situazioni dove coesistono attività imprenditoriali e professionali o quando si utilizza la "ventilazione" dei corrispettivi nel commercio al dettaglio. In questi casi:
È indispensabile il supporto di un commercialista per impostare correttamente la contabilità e l'analisi dei flussi economici al fine di minimizzare i rischi e ottimizzare il carico fiscale.
L'abbinamento tra attività autonoma e lavoro subordinato è previsto dalle norme italiane, ma occorrono distinzioni essenziali tra settore privato e pubblico. Nel settore privato, la combinazione è generalmente possibile salvo restrizioni contrattuali (clausole di esclusiva o non concorrenza). Il dipendente può intraprendere un'attività personale solo se questa non lede l'obbligo di riservatezza, la fedeltà aziendale e non entra in concorrenza con le attività del datore di lavoro. Eventuali violazioni comportano sanzioni, anche il licenziamento. La comunicazione preventiva al datore, pur non sempre obbligatoria, è consigliata per trasparenza e per evitare conflitti futuri.
Per il settore pubblico le restrizioni sono più rigorose: la regola generale vieta di esercitare incarichi extra, salvo autorizzazioni specifiche dell’Amministrazione di appartenenza. Alcune casistiche consentono attività autonoma a chi ha contratto part-time non superiore al 50%. Le eccezioni riguardano anche particolari figure come i docenti. L’attività svolta con Partita IVA non deve creare conflitti d’interesse né sovrapporsi all’orario di servizio.
La regolarità nella dichiarazione di redditi impone di includere entrambe le fonti (autonoma e subordinata), gestendo distintamente la tassazione (IRPEF e imposta sostitutiva per il forfettario). Un’organizzazione contabile precisa
Quando si esercita una prestazione autonoma affiancandola al rapporto di dipendenza, la gestione dei contributi previdenziali INPS varia in base alla tipologia di attività. Solitamente, il lavoratore dipendente versa i tributi alla gestione ordinaria, mentre la posizione autonoma prevede:
La doppia contribuzione non è sempre automatica: dipende dalla prevalenza reddituale e dalla natura dei rapporti. Un consulto preventivo con un esperto è consigliabile per ottimizzare la posizione previdenziale.
L’accesso al regime forfettario resta un’opzione interessante per chi intende gestire in parallelo lavoro dipendente e autonomia. Dal 2024, il limite di reddito da lavoro dipendente sale a 35.000 euro annui: se si supera questa soglia, si perde il diritto al regime agevolato nell’anno solare successivo. Per chi mantiene i requisiti, il forfettario prevede:
La scelta tra regime forfettario e ordinario va valutata in relazione ai costi, alle prospettive di reddito e alla presenza o meno di altre fonti lavorative.
Oltre alla gestione di più attività con la stessa posizione fiscale, una valida alternativa può essere la prestazione occasionale. Questa modalità si distingue perché:
Chi ha già una posizione fiscale attiva può svolgere prestazioni occasionali solo per attività differenti e senza sovrapposizione settoriale. Le somme percepite tramite queste attività vanno tassate separatamente tramite IRPEF. È richiesto un attento controllo fiscale affinché queste prestazioni non risultino, di fatto, continuative e professionali: in tal caso sorgerebbe l’obbligo di apertura di specifica posizione fiscale. Per alcune professioni (iscritti ad Albi), anche un solo incarico comporta l’obbligo di aprire una posizione individuale, a prescindere dalla soglia di compensi annui.
I lavori paralleli o la gestione di differenti attività autonome espongono a considerevoli vantaggi ma anche a specifici rischi. Tra i punti di forza si rilevano:
Ciò non esclude criticità e insidie: la complessità gestionale cresce, serve pianificare accuratamente le scadenze fiscali, evitare la disorganizzazione e prevenire conflitti normativi tra attività. Un rischio consistente è l’incompatibilità tra attività, soprattutto in caso di ruoli in conflitto o non consentiti (ad es. pubblico impiego senza autorizzazione). Inoltre, un errato inquadramento può comportare carichi contributivi elevati e perdita di benefici fiscali (come il forfettario). Le migliori strategie prevedono la pianificazione a lungo termine, la consulenza di professionisti esperti e l’uso di strumenti contabili digitali per monitorare ogni voce economica. Un’organizzazione rigorosa e trasparente assicura il rispetto delle regole e la tutela della posizione fiscale e previdenziale.