L'Italia sta vivendo un'evoluzione significativa nella distribuzione degli incassi generati dalle sanzioni per eccesso di velocità rilevate dagli autovelox. Negli ultimi anni è emerso un netto contrasto: mentre nei piccoli centri le entrate derivanti dalle multe si rafforzano, nelle principali città metropolitane la tendenza appare opposta, con un calo sensibile degli introiti. Questo fenomeno non passa inosservato nelle analisi degli addetti ai lavori e si riflette in ogni nuova rilevazione ufficiale trasmessa dai comuni al Ministero dell'Interno.
I dati evidenziano che nelle città come Firenze, Bologna e Milano la pressione delle sanzioni si sta allentando, anche a causa di una serie di fattori: la crescita dei contenziosi, le nuove regole imposte per l'omologazione dei dispositivi e l'aumentata attenzione da parte degli automobilisti. Al contrario, in alcuni piccoli comuni, addirittura con poche centinaia di abitanti, si registrano entrate annuali da autovelox che sfiorano cifre milionarie. Questa disparità stimola un'ampia discussione sulla reale funzione dei dispositivi di controllo elettronico: si interrogano i cittadini sull'equilibrio tra sicurezza stradale e sostegno economico ai bilanci locali.
L'aumento delle multe emesse con autovelox nei piccoli comuni è ormai una tendenza consolidata, come dimostrano le numerose località in cui i proventi influiscono pesantemente sulla gestione finanziaria locale.
Perché le multe degli autovelox calano nelle grandi città
Gli incassi da sanzioni autovelox nelle principali città italiane mostrano un calo a partire dal 2025. Secondo i dati analizzati, il totale riscosso dalle prime 20 città si attesta a 56,5 milioni di euro, segnando una diminuzione dell'8,9% rispetto all'anno precedente. Il trend negativo coinvolge metropoli come Roma, dove le entrate da multe per eccesso di velocità sono scese del 52%, e Milano, che registra una riduzione del 34,8%. Le cause di questa contrazione sono molteplici.
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In primis, l'introduzione di regole più severe per l'omologazione degli autovelox, scattate nel giugno del 2025, che hanno obbligato molti comuni a sospendere o rivedere l'uso dei dispositivi non aggiornati.
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L'intervento della Corte di Cassazione, con pronunce che hanno dichiarato nulle le sanzioni elevate da apparecchi non correttamente omologati, ha spinto diversi enti locali a privilegiare la disattivazione dei dispositivi non a norma.
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L'aumento della consapevolezza tra gli automobilisti e la conseguente crescita del numero di ricorsi presentati ha rappresentato un ulteriore deterrente nell'utilizzo degli autovelox.
Accanto a queste motivazioni,
le amministrazioni delle grandi città si sono trovate a dover affrontare una crescente pressione sociale e politica: l'obbligo di trasmettere annualmente i dati delle multe al Ministero dell'Interno ha aumentato la trasparenza e reso più difficili eventuali utilizzi distorti degli strumenti di rilevazione. Alcuni sindaci hanno dichiarato di aver preferito spegnere temporaneamente i dispositivi piuttosto che rischiare di ricevere un'ondata di ricorsi per vizi formali nelle delibere o nei requisiti tecnici degli apparati.
Tuttavia, non tutte le aree urbane si muovono nella stessa direzione: accanto al calo registrato nelle principali metropoli, alcune città registrano invece un aumento, come nel caso di Ancona, Genova e Cagliari. Questo suggerisce una relazione diretta tra il quadro normativo locale, la dislocazione degli autovelox e la risposta degli automobilisti.
I piccoli Comuni e il boom di incassi da autovelox
Il vero paradosso italiano emerge osservando i dati dei piccoli comuni: in questi territori, spesso situati lungo arterie particolarmente trafficate, i proventi derivanti dagli autovelox rappresentano una fonte di entrata fondamentale per i rispettivi bilanci. La media degli incassi pro capite raggiunge livelli impensabili nelle grandi città. Ecco alcuni casi emblematici:
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Colle Santa Lucia, borgo dolomitico di appena 350 abitanti, ha registrato un incasso superiore a 2 milioni di euro tra il 2021 e il 2025 da un solo autovelox, con una media di circa 6.000 euro per residente.
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In Salento, il comune di Galatina ha superato i 5 milioni di euro di proventi in un anno solo dai controlli elettronici della velocità. Se si sommano anche i comuni limitrofi di Trepuzzi, Cavallino e la provincia di Lecce, il totale sfiora i 9 milioni.
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La statale Telesina, in Campania e Molise, ha portato nelle casse di cinque piccoli comuni oltre 2,8 milioni di euro in un solo anno.
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Altri esempi si registrano in Veneto, dove centri come Cittadella e Cadoneghe riportano incassi nell'ordine di oltre 1 milione di euro ciascuno.
L'aumento delle multe autovelox nei piccoli comuni non è frutto di comportamenti locali particolarmente indisciplinati.
Spesso questi apparecchi sono posizionati su direttrici di traffico turistico o commerciale, dove il passaggio di veicoli è elevato e dunque la probabilità di infrazione maggiore. In alcuni casi, le sanzioni comminate superano di gran lunga il numero degli stessi abitanti, evidenziando così la natura di passaggio di molte di queste sanzioni.
L'analisi conferma che in territori con ridotta densità di popolazione e alta presenza di strade di attraversamento, l'aumento delle multe autovelox genera un significativo effetto leva sulle entrate.
La diversità tra grandi città e piccoli centri: i motivi
L'ampia disparità tra grandi aree urbane e borghi minori non può essere spiegata soltanto dal numero di residenti o dalle abitudini degli automobilisti. Esistono motivazioni specifiche sia di natura economica sia territoriale che giustificano queste differenze.
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Le grandi città dispongono spesso di più fonti di entrata: zone a traffico limitato, parcheggi a pagamento, sanzioni per la sosta irregolare contribuiscono in modo consistente ai bilanci comunali. Nei piccoli comuni queste opportunità sono molto più limitate, per cui la rilevazione elettronica della velocità acquista un peso maggiore.
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L'estensione territoriale gioca un altro ruolo chiave. Piccoli centri attraversati da arterie regionali o statali vedono transitare quotidianamente migliaia di veicoli, tra cui molti non residenti. Proprio i passaggi su queste tratte giustificano la concentrazione degli autovelox, spesso installati in posizione strategica per massimizzare la rilevazione delle infrazioni.
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Nelle città, inoltre, il traffico congestionato riduce spesso la possibilità stessa di superare i limiti di velocità, mentre nei centri minori le strade libere rappresentano terreno ideale per controlli serrati.
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Da un punto di vista economico, gli introiti possono influire sulla gestione finanziaria degli enti locali, coprendo spese di manutenzione e, in alcuni casi, sostenendo anche investimenti straordinari in servizi e sicurezza urbana.
Questi dati sottolineano come
le scelte di posizionamento degli autovelox siano spesso dettate dal bilanciamento tra esigenze di sicurezza e sostenibilità delle finanze locali.
Regole, omologazione e ricorsi: come cambia sistema multe
Il quadro normativo italiano ha subito numerosi aggiornamenti negli ultimi anni per garantire maggiore trasparenza e affidabilità nell'uso degli strumenti di rilevazione automatica della velocità. L'obbligo di omologazione tecnica degli autovelox, stabilito dal decreto ministeriale 282 del giugno 2017, e successivamente rafforzato da nuove linee guida attese dal Ministero dei Trasporti, punta a eliminare dispositivi non conformi o obsoleti. Diversi avvenimenti hanno contribuito a ridisegnare il sistema:
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Le sentenze della Corte di Cassazione che hanno definito nulle le sanzioni emesse da apparecchi non debitamente omologati
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La pubblicazione della lista nazionale degli autovelox autorizzati da parte del MIT, disponibile e consultabile dai cittadini per contestare eventuali sanzioni irregolari
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L'obbligo di trasparenza, con la rendicontazione annuale dei proventi derivanti dalle multe e la loro destinazione vincolata ad interventi di manutenzione e sicurezza stradale
Questi cambiamenti hanno generato un aumento dei ricorsi da parte degli automobilisti, che oggi possono verificare nel dettaglio la regolarità delle multe ricevute:
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Matricola dell'apparato
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Posizione e data dell'infrazione
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Limite di velocità imposto
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Decreto di approvazione o omologazione dell'apparecchio
La trasparenza e la tracciabilità degli strumenti rappresentano oggi le principali garanzie per evitare pratiche scorrette da parte degli enti e potenziali abusi nello sfruttamento economico degli autovelox.
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...