Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Aeffe, rischio di oltre 200 licenziamenti tra Milano e Rimini: la situazione e soluzioni possibili

di Marcello Tansini pubblicato il
aeffe crisi sedi milano e provincia rimi

Aeffe affronta il rischio di oltre 200 licenziamenti tra Milano e Rimini: il gruppo alle prese con crisi economica, reazioni dei lavoratori e dei sindacati, ruolo delle istituzioni e possibili soluzioni per il futuro.

Le ultime notizie confermano una fase molto delicata per il Gruppo Aeffe, storico protagonista del settore moda in Italia. Attualmente, la società si trova ad affrontare una procedura che potrebbe comportare l’uscita di oltre 200 dipendenti tra le sedi di Milano e Rimini. Dopo mesi di trattative e numerosi incontri senza un esito condiviso, l’azienda ha annunciato l’intenzione di procedere con i licenziamenti collettivi, coinvolgendo figure professionali sia dell’area produttiva che amministrativa. Tale decisione, arrivata in concomitanza con importanti appuntamenti istituzionali e sindacali, ha avuto un impatto notevole sulla comunità lavorativa e sul territorio. Le relazioni sindacali sono tese e il confronto resta aperto tra tutte le parti interessate per individuare possibili soluzioni e attenuare gli effetti sociali ed economici.

Le cause della crisi nel Gruppo Aeffe e il contesto economico

L’attuale scenario aziendale è il risultato di una crisi che affonda le radici negli ultimi due anni, in linea con le difficoltà più ampie che attraversano il settore della moda e del lusso in Italia. La società, proprietaria di marchi noti come Moschino, Alberta Ferretti e Pollini, ha registrato nel primo semestre 2025 una perdita di oltre il 27% del fatturato, dopo un 2024 già chiuso con -21%.

Le motivazioni di questa debacle sono molteplici:

  • Contrazione delle vendite internazionali a causa delle instabilità economiche e geopolitiche.
  • Maggiore concorrenza dei mercati emergenti e del fast fashion, che impatta i segmenti di lusso più tradizionali.
  • Costi di produzione e gestione in aumento, non compensati da un adeguato incremento dei ricavi.
  • Un piano industriale incerto che non ha ancora saputo traghettare l’azienda verso una sostenibilità di lungo periodo.
A partire da ottobre scorso, Aeffe ha avviato la procedura di "composizione negoziata della crisi" per la capogruppo e la partecipata Pollini. Il tribunale ha accolto, a inizio gennaio, una richiesta di misure cautelari finalizzate a tutelare il patrimonio aziendale e impedire azioni creditorie, fornendo una finestra temporale nella quale si potessero esplorare percorsi di risanamento affidati a un esperto indipendente. Nonostante questi strumenti, la pressione derivante dai risultati negativi e dall’urgenza di ridurre i costi ha portato la società a insistere sulla strada dei tagli occupazionali.

L’impatto dei licenziamenti su Milano e Rimini: numeri, tempistiche e testimonianze

Il piano di esuberi predisposto dal Gruppo Aeffe interessa circa 221 dipendenti su un totale di 540, portando a una riduzione di quasi un terzo della forza lavoro complessiva. L’area più colpita è lo stabilimento di San Giovanni in Marignano (provincia di Rimini), dove sarebbero coinvolti più di 170 lavoratori, soprattutto nel comparto produttivo e logistico del gruppo. A Milano, invece, sono esposti 48 addetti, in prevalenza impiegati negli showroom, negli uffici creativi e nelle funzioni commerciali.

Sede Lavoratori coinvolti
San Giovanni in Marignano (RN) oltre 170
Milano 48
TOTALE 221

La procedura di licenziamento collettivo è stata comunicata ai lavoratori all’inizio di gennaio, a seguito di assemblee organizzate dalle rappresentanze sindacali. Le lettere di licenziamento potrebbero arrivare già nel corso di gennaio, dato che la cassa integrazione straordinaria attualmente in vigore scade il 12 gennaio.

Nelle testimonianze raccolte tra le maestranze, emerge un clima diffuso di preoccupazione e insicurezza. Diversi dipendenti raccontano di una tensione crescente nei reparti, tra chi lavora ai lanci delle nuove collezioni e chi teme la perdita di una posizione conquistata dopo anni di servizio. La fragilità percepita non riguarda solo chi rischia il posto, ma anche chi rimarrà, testimoniando come la situazione abbia già inciso in maniera pesante su morale e fiducia nel futuro.

Le reazioni dei lavoratori, i sindacati e le mobilitazioni: scioperi e presidi

La risposta delle lavoratrici e dei lavoratori non si è fatta attendere. Le rappresentanze sindacali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil hanno proclamato una giornata di sciopero di 8 ore per il 12 gennaio, in concomitanza con l’incontro istituzionale presso il Ministero del Lavoro.

I principali presidi sono stati organizzati:

  • dalle 8:30 davanti allo stabilimento di San Giovanni in Marignano;
  • dalle 9:00 davanti alla sede di via Donizetti a Milano.
Durante le assemblee, la maggioranza dei lavoratori ha espresso un netto dissenso verso la proposta aziendale, giudicando inadeguato sia l’indennizzo prospettato sia la mancanza di misure d’accompagnamento come uscite volontarie o percorsi di ricollocazione. Le sigle sindacali denunciano “una gestione che non tiene conto delle ricadute sociali e organizzative dei tagli”, soprattutto considerando il periodo delicato per il settore moda, già impegnato nella preparazione delle nuove sfilate e campagne commerciali.

L’obiettivo delle mobilitazioni viene individuato nella tutela di tutte le possibilità di mantenere i posti di lavoro e nell’apertura a trattative per sfruttare appieno gli strumenti conservativi offerti dall’ordinamento, come ammortizzatori sociali e accordi aziendali previsti dalla normativa vigente.

Il ruolo delle istituzioni e i tavoli di confronto: Ministero del Lavoro e Regione

Alle iniziative sindacali ha fatto fronte un importante coinvolgimento delle istituzioni, chiamate già da diversi mesi in causa su pressione dei rappresentanti dei lavoratori. Il Ministero del Lavoro ha convocato le parti per esaminare le possibilità di ricorso agli strumenti di tutela previsti per le crisi aziendali di questa portata (d.lgs. 148/2015 sul riordino degli ammortizzatori sociali, nonché la legge 223/1991 sulla regolamentazione dei licenziamenti collettivi).

I rappresentanti regionali dell’Emilia-Romagna, insieme al Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy), sono attivamente impegnati nella promozione di accordi che prevedano il massimo utilizzo degli ammortizzatori sociali prima di qualsiasi interruzione dei rapporti di lavoro. In questo contesto, si è giunti alla sottoscrizione di intese che vincolano le imprese operanti in regione a individuare tutte le alternative possibili ai licenziamenti, incluse cassa integrazione in deroga e misure di accompagnamento alla pensione.

Sul fronte parlamentare, si è mobilitata anche la deputata Beatriz Colombo, che ha garantito attenzione costante alle trattative con i ministeri e la presenza ai tavoli di crisi, ribadendo l’urgenza di individuare soluzioni strutturali e innovative per evitare una perdita occupazionale significativa e salvaguardare il tessuto produttivo locale.

Le soluzioni possibili: ammortizzatori sociali, alternative al licenziamento e prospettive di rilancio

Alla luce dell’attuale quadro, restano ancora aperti diversi percorsi di tutela e di rilancio su cui istituzioni, organizzazioni sindacali e azienda sono chiamate a confrontarsi. Alcuni strumenti già messi al centro dei dibattiti sono:

  • Proroga degli ammortizzatori sociali: possibilità di estendere la cassa integrazione straordinaria per altri sei mesi e, in presenza di condizioni di crisi persistente, valutare forme di supporto in deroga.
  • Incentivi all’uscita volontaria e ricollocazione: attivazione di misure di incentivo all’esodo, accompagnamenti alla pensione e sostegno nell’inserimento in nuovi contesti professionali.
  • Accordi aziendali per riduzioni d’orario o solidarietà espansiva: strumenti previsti dalla normativa che consentono una riduzione collettiva dell’orario di lavoro, salvaguardando il numerico degli occupati.
  • Accompagnamento attraverso percorsi di formazione e re-skilling per favorire la mobilità del personale verso settori affini.
Occorre sottolineare che sul tavolo di crisi si è discusso anche della possibilità di accesso al Fondo di salvaguardia per le imprese in stato di crisi, una misura straordinaria attivabile in presenza di specifiche condizioni, come previsto dalla normativa nazionale. Le istituzioni hanno inoltre raccomandato l’esplorazione di partnership industriali e nuovi investimenti mirati alla salvaguardia dei marchi storici e alla creazione di opportunità lavorative nell’indotto.

Infine, le prospettive di rilancio sono legate alla conclusione positiva della procedura di composizione negoziata della crisi, ora affidata a un esperto indipendente con l’obiettivo di confermare la concretezza dei percorsi di risanamento aziendale e garantire la stabilità necessaria a investimenti futuri e nuova occupazione.