Aeffe affronta il rischio di oltre 200 licenziamenti tra Milano e Rimini: il gruppo alle prese con crisi economica, reazioni dei lavoratori e dei sindacati, ruolo delle istituzioni e possibili soluzioni per il futuro.
Le ultime notizie confermano una fase molto delicata per il Gruppo Aeffe, storico protagonista del settore moda in Italia. Attualmente, la società si trova ad affrontare una procedura che potrebbe comportare l’uscita di oltre 200 dipendenti tra le sedi di Milano e Rimini. Dopo mesi di trattative e numerosi incontri senza un esito condiviso, l’azienda ha annunciato l’intenzione di procedere con i licenziamenti collettivi, coinvolgendo figure professionali sia dell’area produttiva che amministrativa. Tale decisione, arrivata in concomitanza con importanti appuntamenti istituzionali e sindacali, ha avuto un impatto notevole sulla comunità lavorativa e sul territorio. Le relazioni sindacali sono tese e il confronto resta aperto tra tutte le parti interessate per individuare possibili soluzioni e attenuare gli effetti sociali ed economici.
L’attuale scenario aziendale è il risultato di una crisi che affonda le radici negli ultimi due anni, in linea con le difficoltà più ampie che attraversano il settore della moda e del lusso in Italia. La società, proprietaria di marchi noti come Moschino, Alberta Ferretti e Pollini, ha registrato nel primo semestre 2025 una perdita di oltre il 27% del fatturato, dopo un 2024 già chiuso con -21%.
Le motivazioni di questa debacle sono molteplici:
Il piano di esuberi predisposto dal Gruppo Aeffe interessa circa 221 dipendenti su un totale di 540, portando a una riduzione di quasi un terzo della forza lavoro complessiva. L’area più colpita è lo stabilimento di San Giovanni in Marignano (provincia di Rimini), dove sarebbero coinvolti più di 170 lavoratori, soprattutto nel comparto produttivo e logistico del gruppo. A Milano, invece, sono esposti 48 addetti, in prevalenza impiegati negli showroom, negli uffici creativi e nelle funzioni commerciali.
| Sede | Lavoratori coinvolti |
| San Giovanni in Marignano (RN) | oltre 170 |
| Milano | 48 |
| TOTALE | 221 |
La procedura di licenziamento collettivo è stata comunicata ai lavoratori all’inizio di gennaio, a seguito di assemblee organizzate dalle rappresentanze sindacali. Le lettere di licenziamento potrebbero arrivare già nel corso di gennaio, dato che la cassa integrazione straordinaria attualmente in vigore scade il 12 gennaio.
Nelle testimonianze raccolte tra le maestranze, emerge un clima diffuso di preoccupazione e insicurezza. Diversi dipendenti raccontano di una tensione crescente nei reparti, tra chi lavora ai lanci delle nuove collezioni e chi teme la perdita di una posizione conquistata dopo anni di servizio. La fragilità percepita non riguarda solo chi rischia il posto, ma anche chi rimarrà, testimoniando come la situazione abbia già inciso in maniera pesante su morale e fiducia nel futuro.
La risposta delle lavoratrici e dei lavoratori non si è fatta attendere. Le rappresentanze sindacali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil hanno proclamato una giornata di sciopero di 8 ore per il 12 gennaio, in concomitanza con l’incontro istituzionale presso il Ministero del Lavoro.
I principali presidi sono stati organizzati:
L’obiettivo delle mobilitazioni viene individuato nella tutela di tutte le possibilità di mantenere i posti di lavoro e nell’apertura a trattative per sfruttare appieno gli strumenti conservativi offerti dall’ordinamento, come ammortizzatori sociali e accordi aziendali previsti dalla normativa vigente.
Alle iniziative sindacali ha fatto fronte un importante coinvolgimento delle istituzioni, chiamate già da diversi mesi in causa su pressione dei rappresentanti dei lavoratori. Il Ministero del Lavoro ha convocato le parti per esaminare le possibilità di ricorso agli strumenti di tutela previsti per le crisi aziendali di questa portata (d.lgs. 148/2015 sul riordino degli ammortizzatori sociali, nonché la legge 223/1991 sulla regolamentazione dei licenziamenti collettivi).
I rappresentanti regionali dell’Emilia-Romagna, insieme al Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy), sono attivamente impegnati nella promozione di accordi che prevedano il massimo utilizzo degli ammortizzatori sociali prima di qualsiasi interruzione dei rapporti di lavoro. In questo contesto, si è giunti alla sottoscrizione di intese che vincolano le imprese operanti in regione a individuare tutte le alternative possibili ai licenziamenti, incluse cassa integrazione in deroga e misure di accompagnamento alla pensione.
Sul fronte parlamentare, si è mobilitata anche la deputata Beatriz Colombo, che ha garantito attenzione costante alle trattative con i ministeri e la presenza ai tavoli di crisi, ribadendo l’urgenza di individuare soluzioni strutturali e innovative per evitare una perdita occupazionale significativa e salvaguardare il tessuto produttivo locale.
Alla luce dell’attuale quadro, restano ancora aperti diversi percorsi di tutela e di rilancio su cui istituzioni, organizzazioni sindacali e azienda sono chiamate a confrontarsi. Alcuni strumenti già messi al centro dei dibattiti sono:
Infine, le prospettive di rilancio sono legate alla conclusione positiva della procedura di composizione negoziata della crisi, ora affidata a un esperto indipendente con l’obiettivo di confermare la concretezza dei percorsi di risanamento aziendale e garantire la stabilità necessaria a investimenti futuri e nuova occupazione.