il recente rinnovo della campagna di richiamo degli airbag Takata evidenzia rischi ancora attuali: difetti di fabbricazione mettono in pericolo gli automobilisti. Analisi delle cause, delle procedure di verifica e sostituzione obbligatoria.
Il mondo automobilistico si trova ancora oggi ad affrontare le conseguenze di una delle più estese campagne di richiamo della storia recente, con milioni di veicoli coinvolti a causa di dispositivi di sicurezza non affidabili. La minaccia legata alla presenza di airbag difettosi prodotti dall’azienda giapponese Takata ha portato le autorità e i costruttori a promuovere nuove misure di sensibilizzazione e sostituzione gratuita.
L’attenzione delle istituzioni è massima: il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e i marchi automobilistici, in collaborazione con tutti i centri di revisione auto, si sono schierati per dare priorità assoluta al completamento del richiamo. I report più recenti evidenziano che, nonostante le numerose campagne degli ultimi sedici anni, oltre un milione e mezzo di vetture in Italia sono ancora equipaggiate con componenti potenzialmente pericolosi.
La nuova campagna ha due obiettivi principali: informare i cittadini sui rischi effettivi dei modelli coinvolti e facilitare la sostituzione tempestiva degli airbag a rischio, puntando anche su chi, per diverse ragioni, non ha mai preso parte agli interventi precedenti. L’accento viene posto sull’urgenza dell’intervento: «Un piccolo gesto può davvero salvare vite», sottolinea una nota ministeriale. Tali campagne, ripetute e rafforzate nel tempo, dimostrano il valore della collaborazione tra soggetti pubblici e privati, a difesa della sicurezza stradale.
La vicenda degli airbag Takata si distingue per la sua lunga durata, la complessità tecnica e la portata internazionale. L’elemento centrale riguarda il tipo di tecnologia adottata da Takata tra gli anni Novanta e il 2018: l’utilizzo del nitrato di ammonio stabilizzato come gas propellente per i generatori degli airbag, in sostituzione del più stabile tetrazolo.
Questa scelta, dettata da ragioni di costo e di impatto ambientale, si è rivelata fortemente problematica: il nitrato di ammonio, se esposto per anni ad elevata umidità, temperature molto alte o a forti sbalzi termici, tende a degradare. Il fenomeno può compromettere la stabilità del propellente e, in caso di attivazione dell’airbag, generare una reazione di combustione anomala. Ciò causa la rottura dell’involucro metallico dell’inflatore, con la possibile proiezione di frammenti metallici nell’abitacolo, rappresentando rischi gravissimi sia per il guidatore che per i passeggeri.
Le conseguenze documentate da incidenti e inchieste, in particolare negli Stati Uniti, hanno lasciato segni indelebili nella storia della sicurezza automobilistica: nei primi casi, risalenti a più di quindici anni fa, sono stati accertati eventi fatali direttamente riconducibili all’esplosione incontrollata degli airbag Takata. Autorità come la National Highway Traffic Safety Administration americana hanno raccolto centinaia di segnalazioni e avviato indagini su scala globale.
Tendenza e sviluppo della situazione: dalla scoperta iniziale del difetto a fini anni Novanta, fino al collasso finanziario della stessa Takata nel 2017 (oltre 8 miliardi di debiti accumulati), sono stati prodotti una ventina di inflatori/airbag differenti tutti basati su una tecnologia di base simile. Questi sono stati installati su un vasto insieme di modelli di marchi noti, quali Audi, Bmw, Citroën, Ferrari, Ford, Honda, Jaguar, Jeep, Peugeot e Volkswagen, per citarne alcuni. Tuttora, il pericolo sussiste soprattutto per chi utilizza veicoli non più giovanissimi o in aree soggette a condizioni climatiche difficili.
Le autorità, a livello europeo e nazionale, hanno quindi intensificato le campagne di verifica, sottolineando l’importanza per i proprietari di non sottovalutare il rischio. Dal punto di vista normativo, il Codice della Strada prevede obblighi di intervento dopo l’avvio delle campagne di richiamo su prodotti a rischio grave. A distanza di due anni dall’inizio del richiamo, chi non adegua il proprio veicolo può essere soggetto a sanzioni secondo l’Art. 80 bis del CdS.
Le azioni da intraprendere per la verifica e la rimozione dei dispositivi difettosi sono dettagliate e accessibili a tutti i cittadini interessati. Dal punto di vista procedurale, il primo passo fondamentale per l’automobilista consiste nell’accertare la presenza di airbag Takata sul proprio veicolo.
Ecco le modalità più efficaci per procedere:
Nel caso di misure "Stop Drive" – attivate se vi è un rischio immediato e grave – è fatto obbligo di sospendere immediatamente la guida del veicolo e avvisare il centro assistenza, che provvederà, secondo le politiche della casa, ad offrire servizio di traino e/o veicolo sostitutivo a titolo gratuito. Questa soluzione si applica quando le analisi del costruttore evidenziano condizioni tali da rendere l’uso dell’auto non sicuro fino all’intervento tecnico.
Si segnala che, secondo le ultime disposizioni normative, la mancata sostituzione di airbag difettosi espone a sanzioni amministrative. La legge tutela l’interesse pubblico a mantenere una elevata sicurezza sulle strade e garantisce che nessuna casa costruttrice possa sottrarsi all’obbligo di sostituzione in tempi brevi. Al termine degli interventi, tutto viene registrato nei sistemi informatici ufficiali ed è rilasciata la documentazione necessaria al proprietario.
Riassumendo le azioni pratiche consigliate: