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Alimenti in confezioni di plastica riciclata: i rischi e le conseguenze denunciati dalla FAO

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di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il

L'uso crescente di plastica riciclata negli imballaggi alimentari solleva interrogativi su sicurezza, contaminanti e salute. La FAO evidenzia rischi, incertezze e la necessità di nuove regole.

Ridurre la produzione di rifiuti plastici, senza compromettere la sicurezza degli alimenti, rappresenta uno dei dilemmi più complessi affrontati dalle moderne filiere agroalimentari. Secondo il rapporto della FAO Food safety implications of recycled plastics and alternative food contact materials, il mercato globale degli imballaggi per alimenti è da anni in forte espansione. Tuttavia, la necessità di transizione verso pratiche più sostenibili impone un'attenta valutazione dei rischi, soprattutto quando si introduce la plastica riciclata per il confezionamento dei prodotti destinati al consumo umano.

Il documento sottolinea la tensione tra tutela ambientale e protezione della salute pubblica: se da un lato l'incremento dell'uso di materiali riciclati contribuisce a contenere l'accumulo di rifiuti, dall'altro emergono nuove criticità legate a potenziali contaminazioni chimiche e biologiche. La FAO richiama la necessità di sviluppare approcci regolatori condivisi e processi produttivi più sicuri, proprio in virtù dell'importanza degli imballaggi alimentari nel preservare la qualità dei cibi e nell'evitare sprechi.

Crescita food packaging e aumento delle plastiche riciclate

L'intensa evoluzione delle abitudini alimentari, tra snack confezionati, piatti pronti e bevande on-the-go, ha accelerato una richiesta senza precedenti di materiali idonei al contatto alimentare (Food Contact Materials, FCM). Secondo il report FAO, il valore del mercato globale del packaging alimentare ha già superato i 505 miliardi di dollari nel 2024 e potrebbe arrivare a oltre 815 miliardi entro il 2030:

  • Meno del 10% dei rifiuti plastici viene attualmente riciclato su scala globale
  • Le politiche ambientali e l'economia circolare stanno progressivamente aumentando la percentuale di riciclo
Questa transizione costituisce però una sfida tecnologica e normativa per produttori, regolatori e consumatori. In assenza di standard armonizzati, aumentano i rischi di contaminazione durante i processi di riciclo, nonché quelli derivanti da una gestione non ottimale della selezione dei rifiuti plastici. La FAO spiega che la coesistenza di materiali destinati e non destinati al contatto con gli alimenti nei flussi di recupero può introdurre impurità, sostanze chimiche aggiunte o contaminanti difficili da eliminare con i normali processi di decontaminazione.

Il rapido sviluppo del settore impone, quindi, una riflessione approfondita sull'efficacia delle attuali tecnologie di selezione e riciclo e sulla loro capacità di garantire standard di sicurezza tali da non vanificare i benefici ambientali perseguiti.

I rischi chimici delle plastiche riciclate a contatto con alimenti

L'introduzione di materiali riciclati per il confezionamento comporta criticità legate alla possibile migrazione di sostanze chimiche nei prodotti alimentari. Durante il riciclo, infatti, possono residuare o svilupparsi:

  • Metalli pesanti
  • Ftalati e PFAS
  • Ritardanti di fiamma e inquinanti organici persistenti
  • Residui e prodotti di decomposizione di additivi industriali
  • Sostanze aggiunte in modo non intenzionale (NIAS)
L'effettivo rischio dipende in larga parte dalla qualità della raccolta e dal controllo dei flussi in ingresso nei processi di riciclo. Se materiali che originariamente non erano destinati al contatto con gli alimenti vengono co-riciclati con quelli idonei, aumenta il rischio che sostanze tossiche o pericolose rimangano nella massa riciclata e migrino negli alimenti.

Studi tossicologici hanno riportato il rilascio di sostanze come metalli pesanti, residui industriali e composti organici indesiderati in concentrazioni maggiori rispetto agli imballaggi realizzati con plastica vergine. Anche la presenza di prodotti di decomposizione di additivi, quali rivestimenti, lubrificanti, antiossidanti e stabilizzanti termici, può comportare il trasferimento di sostanze non completamente caratterizzate agli alimenti. Per ridurre questi rischi, la FAO raccomanda:

  • Processi di pulizia e decontaminazione specifici per i materiali destinati al contatto alimentare
  • Monitoraggio sistematico e utilizzo di metodi analitici avanzati
  • Standard di riciclo e tracciabilità per assicurare la sicurezza lungo tutta la filiera
Il ruolo degli operatori, delle autorità di controllo e delle normative nazionali ed europee (quali il Regolamento (UE) n. 282/2008 sui materiali e oggetti di materia plastica riciclata) resta quindi essenziale per proteggere la salute del consumatore nella prospettiva della crescente diffusione degli imballaggi riciclati.

Microplastiche e nanoplastiche: impatti, limiti e incertezze

La crescente attenzione rispetto alla presenza di particelle di dimensione microscopica o inferiore negli alimenti e nelle bevande genera nuove domande sulla sicurezza alimentare. Oggi, la presenza di queste particelle nei tessuti umani (sangue, polmoni, placenta) è stata confermata ma mancano ancora metodi analitici standardizzati e condivisi per misurarle accuratamente.

  • Le microplastiche possono essere rilasciate sia attraverso la degradazione degli imballaggi che durante il loro utilizzo (abrasione, esposizione termica o meccanica)
  • Le nanoplastiche, di dimensioni ancora più ridotte, destano particolare preoccupazione data la loro potenziale reattività a livello biologico
Le agenzie regolatorie sono attualmente impossibilitate a valutare in modo definitivo i rischi per la salute umana dovuti a queste particelle, sia per l'assenza di metodologie di rilevazione convalidate sia per la scarsità di dati sulla tossicocinetica e sull'effettivo assorbimento da parte dell'organismo.

Nonostante ciò, le evidenze raccolte impongono un approccio precauzionale: la FAO insiste sulla necessità di investimenti in ricerca e sviluppo di strumenti analitici efficaci e di sistemi di sorveglianza a livello globale, così da assicurare valutazioni più affidabili e trasparenti per i consumatori e le istituzioni.

Bioplastiche e materiali alternativi: nuove soluzioni e rischi

Parallelamente all'incremento delle plastiche riciclate, cresce l'attenzione sui materiali di origine biologica e sulle bioplastiche come possibili soluzioni eco-sostenibili. Mais, canna da zucchero e manioca sono tra le materie prime utilizzate per produrre packaging alimentare più green. Tuttavia, queste innovazioni introducono potenziali nuovi pericoli, tra cui:

  • Residui di pesticidi, allergeni e tossine naturali legati alle materie prime vegetali
  • Presenza di additivi specifici come nanoparticelle e nanomateriali utilizzati per il packaging attivo o intelligente
L'integrazione di tecnologie intelligenti nei materiali alternativi, come sensori, indicatori di freschezza e antimicrobici, richiede specifiche valutazioni tossicologiche sui rischi connessi alla possibile migrazione di queste componenti nei cibi. Anche se bioplastiche e derivati bio-based rappresentano una proposta interessante nella riduzione dei rifiuti, la FAO avverte che vanno considerate comunque tutte le implicazioni per la salute dovute sia ai contaminanti delle colture sia agli additivi tecnologici di nuova generazione.

Necessità di regolamentazione internazionale

Uno degli aspetti più delicati, affrontato dal rapporto FAO, è la mancanza di uniformità normativa a livello internazionale. Oggi, ogni Paese applica criteri differenti nella valutazione della sicurezza dei materiali da imballaggio destinati agli alimenti, creando ostacoli tanto alla protezione della salute quanto agli scambi commerciali. La FAO sottolinea che l'assenza di standard basati sulle evidenze scientifiche e condivisi tra Stati rende difficile sia la gestione dei rischi, sia il conseguimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale. La proposta consiste nel rafforzamento di organismi sovranazionali come la Commissione del Codex Alimentarius (istituita da FAO e OMS) affinché:

  • Si sviluppino regole armonizzate e processi di valutazione omogenei per i materiali riciclati e bio-based
  • Si incentivino la ricerca condivisa, la validazione di metodi analitici e il controllo trasparente sui flussi globali di packaging alimentare
Il rafforzamento della base normativo-scientifica è considerato strategico per superare la frammentazione e sostenere un'agenda globale di salute pubblica e tutela ambientale:

Obiettivi regolatori chiave

Benefici attesi

Standard internazionali Codex

Sicurezza alimentare uniforme ed elevata

Sistemi di tracciabilità globali

Rintracciabilità dei materiali e interventi rapidi in caso di allerta

Sinergia fra enti pubblici e settore privato

Innovazione responsabile e trasparente


 






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Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...