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Alternativa a Hormuz ritorna realtà dopo la riapertura: di quanto e quando i prezzi diesel e benzina potrebbero calare

di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

La riapertura della rotta East-West potrebbe alleggerire la pressione su petrolio, diesel e benzina: tra reazioni di WTI e Brent, ritardi alla pompa, accise e margini, ecco tempi e limiti del calo.

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L’oleodotto saudita East-West è stato riavviato dopo una chiusura precauzionale legata alla crisi di Hormuz, aprendo una via alternativa per il greggio verso il Mar Rosso. Il movimento ha contribuito a spingere al ribasso le quotazioni internazionali: la stima di scenario indica una perdita di 13-15 dollari al barile. Per gli automobilisti italiani il beneficio, però, non si manifesta subito e non arriva con la stessa intensità ovunque. Tra il calo del petrolio e il prezzo esposto alla pompa trascorrono normalmente diversi giorni.

Lo stop era stato deciso per motivi di sicurezza. Per il riavvio dell’infrastruttura è stata indicata una finestra di pochi giorni e Chris Wright, segretario all’Energia degli Stati Uniti, aveva parlato di tempi brevi per il ripristino operativo. La rotta terrestre riduce la pressione sulle navi cisterna e può togliere parte del premio di rischio incorporato nei contratti petroliferi. Non rimette però in ordine, dall’oggi al domani, scorte, carichi e distribuzione.

East-West, perché la riapertura pesa sul petrolio

L’East-West, chiamato anche Petroline, attraversa l’Arabia Saudita e collega i giacimenti e gli impianti della costa orientale con Yanbu, sul Mar Rosso. La capacità è stata portata a 7 milioni di barili al giorno. È una quantità rilevante, ma resta inferiore ai flussi complessivi che normalmente passano da Hormuz.

Il condotto, quindi, non rimpiazza lo stretto. Funziona piuttosto come una valvola di sicurezza per i produttori quando la navigazione diventa rischiosa e una parte dei carichi può essere trasferita su terra.

Il vantaggio economico dipende da più fattori. Con una rotta attiva, tutti i volumi non devono essere concentrati sulle petroliere in attesa di transitare da Hormuz. In parte diminuiscono anche i costi assicurativi e il premio richiesto dai mercati per coprire il rischio geopolitico. La prima reazione riguarda soprattutto il greggio fisico e i contratti con scadenza ravvicinata; benzina e gasolio, invece, incorporano anche raffinazione, trasporto, margini commerciali e imposte.

La rete alternativa resta comunque parziale. L’oleodotto saudita può essere ampliato, ma la sua effettiva disponibilità dipende dalla sicurezza degli impianti, dalla capacità dei terminali di Yanbu e dalla navigazione successiva nel Mar Rosso. Anche l’ADCOP degli Emirati Arabi Uniti, che trasporta il petrolio da Habshan a Fujairah evitando Hormuz, rappresenta un sostegno importante, sebbene limitato rispetto alla produzione regionale. Nessuna rotta terrestre assorbe tutti i volumi dello stretto.

Quanto potrebbe scendere il prezzo alla pompa

Considerando che il calo del Brent dal picco di 108 dollari del 14 settembre agli attuali 98-100 dollari equivale a una discesa di circa 8-10 dollari al barile, e applicando la proporzione con cui un barile da 159 litri trasferisce le proprie oscillazioni sul prezzo dei carburanti raffinati, il margine di calo teorico sulla componente industriale di benzina e diesel si aggira tra i 5 e i 7 centesimi al litro, un ordine di grandezza compatibile con le stime che le associazioni dei consumatori applicano solitamente a movimenti di questa entità sul greggio. È una cifra teorica, che riguarda la sola quotazione internazionale e non tiene conto della fiscalità italiana, un aspetto che in questo momento pesa più del solito.

Proprio mentre il petrolio offre un primo, timido segnale di distensione, il gasolio in Italia sta subendo l'effetto opposto per una ragione che non ha nulla a che fare con Hormuz. Il taglio delle accise introdotto mesi fa per calmierare i prezzi sta rientrando per gradi: dal 18 settembre lo sconto è sceso da 17,1 a 12,2 centesimi al litro, IVA compresa, e dal 26 settembre scenderà ulteriormente a soli 6,1 centesimi fino al 5 ottobre, quando la misura straordinaria terminerà del tutto e subentrerà il meccanismo delle accise mobili. Secondo i calcoli del Codacons, questo passaggio comporta da solo un aggravio di 2,4 euro su un pieno di diesel nella prima fase e di 5,45 euro nella seconda, un incremento che rischia di assorbire, e superare, l'eventuale sconto generato dal calo del Brent. Per la benzina il discorso è diverso, perché la misura sulle accise riguarda solo il gasolio: chi fa rifornimento di benzina potrebbe quindi vedere riflesso più chiaramente, e prima, l'effetto della riapertura dell'oleodotto.

Il ritardo di 5-10 giorni alla pompa

Quando la riapertura resta operativa e le quotazioni all’ingrosso confermano la prima reazione, il trasferimento del calo dal petrolio ai carburanti richiede in genere 5-10 giorni. Un primo movimento può comparire sulle medie dei listini, ma per vedere l’effetto completo servono il ricambio delle partite già acquistate, il completamento dei trasporti e un eventuale adeguamento dei margini.

È anche per questo che gli aumenti, nelle fasi di emergenza, sembrano arrivare più rapidamente dei ribassi. La scarsità attesa viene prezzata subito. La normalizzazione, invece, deve passare dalla merce fisica, dai contratti e dalle consegne. Applicare direttamente la variazione del barile al prezzo di un litro sarebbe quindi una semplificazione.

I prezzi medi nazionali self-service rilevati dal sistema Osservaprezzi carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, insieme alle elaborazioni disponibili per il mercato energetico, vanno letti tenendo distinti benzina e gasolio. L'ultimo confronto segnala un picco medio di 2,149 euro al litro per la benzina e di 2,294 euro al litro per il diesel.

Il dato richiede una distinzione netta tra ciò che è stato osservato e ciò che viene stimato. Le rilevazioni MIMIT sono il dato ufficiale disponibile; l’intervallo di 7-10 centesimi, invece, è una proiezione subordinata alla tenuta del riavvio. Nel materiale di partenza non sono riportati valori puntuali verificabili per ciascun prodotto alla data del 22 settembre, né i livelli medi di inizio mese. Non sarebbe quindi corretto presentare una stima come se fosse una rilevazione ufficiale.

Il confronto certo resta quello con il massimo. Se si applica soltanto lo scenario indicato, senza trasformarlo in un dato già registrato, i possibili livelli sono questi:

  • Benzina: dal picco di 2,149 euro al litro a circa 2,039-2,079 euro. Arrotondando, l’area è quella di 2,03-2,07 euro;
  • Diesel: da 2,294 euro al litro a circa 2,184-2,224 euro, un intervallo compatibile con 2,17-2,22 euro;
  • Tempi: l’eventuale avvicinamento a questi livelli sarebbe collocato tra la fine di settembre e i primi giorni di ottobre 2026.
Le differenze tra i calcoli dipendono dall’arrotondamento e dal punto di partenza scelto. Gli intervalli non descrivono, dunque, un listino nazionale già applicato. Indicano la direzione possibile dei prezzi nel caso in cui il petrolio perda 13-15 dollari e la distribuzione trasferisca al consumatore 7-10 centesimi al litro.

Quando la previsione può saltare

La finestra tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre dipende anzitutto dalla durata effettiva della riapertura. Se il passaggio tornasse a essere minacciato, oppure se un attacco colpisse un terminale o un oleodotto, la discesa potrebbe interrompersi prima di raggiungere i distributori. Un aumento dei premi assicurativi o un rallentamento delle navi cisterna avrebbe un effetto analogo.

Il riavvio tecnico dell’oleodotto può completarsi in pochi giorni, ma la normalizzazione dei flussi richiede più tempo: le compagnie devono ricostituire le scorte, riprogrammare i carichi e verificare la sicurezza dei terminali. Anche la domanda asiatica e le decisioni sulle riserve strategiche possono sostenere il barile nonostante l’East-West operativo.

Per valutare se lo scenario resta valido conviene osservare tre elementi: la continuità dei flussi sull’oleodotto, l’andamento del Brent e del WTI e la variazione delle medie self-service nei giorni successivi. Se la rotta rimane aperta e le quotazioni all’ingrosso confermano il calo, benzina e diesel possono avvicinarsi gradualmente agli intervalli stimati; nuove tensioni su Hormuz possono invece modificare rapidamente le previsioni.






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Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...